La notizia in sintesi
- Commissione Europea propone un ETS più flessibile dopo il 2030.
- Il tetto alle emissioni continuerà a scendere, ma più lentamente.
- Quote gratuite vincolate a investimenti verificabili nella decarbonizzazione industriale.
- Il testo dovrà essere negoziato da Parlamento e Consiglio dell’Unione Europea.
Riassunto generato con AI
ETS UE, stretta sulle emissioni rallenta dal 2031
La Commissione Europea ha presentato a Bruxelles la revisione dell’ETS, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, proponendo di rallentare la riduzione del tetto alla CO2 dal 2031. L’intervento, illustrato il 17 luglio, riguarda il principale mercato mondiale delle emissioni climalteranti e punta ad allineare la politica climatica dell’Unione Europea agli obiettivi al 2040, senza trascurare autonomia e competitività industriale. La proposta dovrà ora essere esaminata e approvata da Parlamento europeo e Consiglio.
Il cap annuale continuerà a diminuire, ma il fattore lineare di riduzione passerebbe dall’attuale 4,4% al 3,7% tra il 2031 e il 2035, per poi scendere all’1,7% dal 2036. Per la Commissione, una minore contrazione dell’offerta di quote può attenuare l’aumento dei loro prezzi, offrendo all’industria un percorso di transizione più gestibile. Wopke Hoekstra, commissario al Clima, ha definito l’ETS “un asset fenomenale nella cassetta degli attrezzi per il clima”.
La revisione introduce inoltre un riesame al 1° gennaio 2033, con attenzione alla disponibilità e alla qualità dei crediti internazionali utilizzabili dal 2036. Il punto centrale resta l’equilibrio tra riduzione delle emissioni e capacità delle imprese europee di investire nella trasformazione produttiva.
Quote gratuite legate agli investimenti industriali
La proposta non elimina le quote gratuite, ma ne cambia la funzione: diventerebbero uno strumento per sostenere investimenti nella decarbonizzazione. L’80% delle quote sarebbe assegnato dopo la pubblicazione di piani aziendali approvati dai consigli di amministrazione, mentre il restante 20% arriverebbe dopo l’attuazione degli investimenti e la pubblicazione delle riduzioni emissive ottenute. Le verifiche sarebbero svolte soprattutto dagli Stati membri, con controlli a campione a livello UE.
Le imprese più efficienti, i progetti del Fondo per l’innovazione e gli impianti a basse o zero emissioni di carbonio potrebbero beneficiare di esenzioni. I parametri aggiornati includerebbero, per 14 prodotti soprattutto chimici e raffinerie, anche le emissioni indirette legate all’elettricità: una misura mirata a favorire l’elettrificazione industriale. Per il periodo 2026-2030 è indicato un beneficio finanziario aggiuntivo di circa 4 miliardi di euro per l’industria.
Dal 2036 al 2040 potrebbero entrare nel sistema fino al 2% di crediti internazionali di alta qualità. È prevista anche l’integrazione di 250 milioni di tonnellate di rimozioni permanenti di carbonio provenienti da fonti nazionali, con l’obiettivo di sviluppare il mercato della cattura del carbonio. La revisione coinvolge infine la Market Stability Reserve, il meccanismo che assorbe o rilascia quote per contribuire alla stabilità del mercato.
Ricavi ETS, rifiuti e trasporti nel nuovo schema
Un cambiamento rilevante riguarda la destinazione dei ricavi: gli Stati membri dovrebbero riservare almeno il 50% delle entrate ETS agli investimenti di decarbonizzazione dei settori che sostengono il costo del sistema. Energia, reti, rinnovabili, stoccaggio, industria, aviazione e trasporto marittimo sono tra gli ambiti individuati. La proposta vieta inoltre l’uso di questi proventi per finanziare investimenti nei combustibili fossili.
L’incenerimento dei rifiuti urbani entrerebbe gradualmente nell’ETS tra il 2031 e il 2034, con possibili deroghe nazionali fino al 2035 in presenza di specifiche condizioni. Per aviazione e navigazione, la Commissione sceglie misure mirate: dal 2029 l’ambito ETS potrebbe includere alcuni voli verso Paesi entro 5mila chilometri, mentre per il marittimo sono previste 110 milioni di quote tra 2028 e 2040 a sostegno delle tecnologie pulite.
L’obiettivo dichiarato è raggiungere un accordo finale entro il primo trimestre del 2027. La partita negoziale determinerà quindi quanto la flessibilità proposta resterà compatibile con il ritmo necessario alla riduzione delle emissioni europee.
FAQ
Che cosa cambia nell’ETS dal 2031?
Sì, il tetto alle emissioni diminuirebbe del 3,7% annuo dal 2031 al 2035, anziché dell’attuale 4,4%.
Quando scenderà all’1,7% la riduzione annuale?
Sì, il fattore lineare di riduzione proposto passerebbe all’1,7% annuo dal 2036.
Le imprese manterranno quote gratuite?
Sì, l’80% sarebbe assegnato con piani di investimento pubblicati e il 20% dopo attuazione e rendicontazione delle riduzioni.
Come dovranno usare gli Stati i ricavi ETS?
Sì, almeno il 50% delle entrate dovrebbe finanziare la decarbonizzazione dei settori ETS, escludendo investimenti nei combustibili fossili.
Su quali fonti si basa questa analisi?
Sì, il contenuto nasce da analisi approfondita e verifica incrociata della nostra Redazione su più fonti: Adnkronos, Agenzia ANSA e Key4biz.




