La notizia in sintesi
- Uno studio italiano collega l’accesso precoce ai social a risultati Invalsi più bassi.
- La ricerca ha seguito 5.227 studenti in diverse fasi del percorso scolastico.
- Italiano e matematica mostrano il divario più evidente, non l’inglese.
- Gli esperti indicano distrazione digitale, educazione e regole tra i nodi centrali.
Riassunto generato con AI
Social precoci, rendimento scolastico sotto osservazione
Lo studio guidato da Marco Gui, realizzato da Università di Milano-Bicocca, Università di Brescia, Centro Studi Socialis e associazione Sloworking, rileva un’associazione tra apertura precoce di account social e risultati scolastici inferiori. La ricerca, pubblicata il 3 agosto su Nature Human Behaviour, ha esaminato 5.227 studenti italiani delle scuole secondarie attraverso abitudini digitali e test Invalsi.
Il confronto riguarda soprattutto chi ha creato un profilo già in prima media e chi ha atteso la terza media o oltre. L’ipotesi centrale è che non siano soltanto i contenuti visualizzati a incidere, ma la consultazione continua dello smartphone, capace di frammentare attenzione, studio e riposo.
Il tema è rilevante perché la maggioranza dei ragazzi apre il primo account intorno ai 10 o 11 anni, prima della soglia dei 14 anni indicata dalla normativa italiana per l’accesso autonomo alle piattaforme.
Dati, percorso scolastico e spiegazioni analizzate
Il gruppo di ricerca ha osservato i risultati in italiano, inglese e matematica in quattro fasi della carriera scolastica. Rispetto agli studenti entrati più tardi sui social, quelli con account aperto in prima media hanno ottenuto punteggi medi inferiori in italiano e matematica; il divario è stato stimato come equivalente, in termini simbolici, a circa sei mesi di istruzione.
In seconda superiore, tra i 15 e i 16 anni, la distanza nei test di italiano resta simile, mentre in matematica risulta leggermente più ampia. L’inglese non mostra invece un effetto negativo analogo, un dato che le fonti collegano anche alla natura internazionale dei contenuti online.
Marco Gui indica come spiegazione più plausibile l’iperstimolazione connessa al controllo ripetuto dei social: “tra tutte le possibili spiegazioni testate nel nostro lavoro, quella più plausibile è che a incidere sui voti sia l’impatto nel corso della giornata della continua consultazione dei social”.
La ricerca non riduce il fenomeno a una responsabilità individuale dei ragazzi. L’apertura anticipata è più frequente tra chi dichiara di controllare spesso lo smartphone e, secondo i dati riportati, tra studenti inseriti in famiglie con minore istruzione o contesti domestici meno stabili.
Lo studio è firmato anche da Chiara Respi, Giovanni Abbiati, Cristiana Paladini, Sofia Ercolanoni, Francesca Milzani, Tiziana Pirola e Giovanni Vezzoli.
Questo insieme di elementi rafforza l’interpretazione di un problema educativo e ambientale, non di una semplice scelta tecnologica isolata.
Prevenzione, supervisione e regole delle piattaforme
La supervisione familiare appare importante ma non risolutiva. Tra chi apre un account in prima media, il 39% dichiara forme di controllo parentale, contro il 59% di chi aspetta i 14 anni; tuttavia i controlli spiegano solo una parte limitata dello svantaggio osservato.
Gli autori propongono quindi un approccio più ampio: educazione digitale, rafforzamento delle competenze di base, revisione dei meccanismi di design che favoriscono una fruizione compulsiva e possibile posticipo dell’accesso dei minori. Anche i Patti Digitali, basati su accordi tra genitori, vengono indicati come strumenti per rendere condivisa questa scelta.
La conseguenza pratica è che ritardare l’ingresso sulle piattaforme può diventare una misura preventiva, da valutare insieme a scuola, famiglie e istituzioni.
FAQ
Quanti studenti sono stati analizzati?
Sì, lo studio ha analizzato 5.227 studenti italiani, collegando le abitudini sui social ai risultati Invalsi durante quattro fasi scolastiche.
Quali materie mostrano il divario maggiore?
Sì, italiano e matematica mostrano punteggi medi inferiori per chi apre presto un account; in matematica il divario cresce leggermente in seconda superiore.
L’inglese peggiora con i social?
No, l’inglese non evidenzia un effetto negativo analogo nelle fonti, anche per la presenza di contenuti digitali internazionali.
A che età nasce il primo profilo?
Sì, la maggioranza dei giovani crea il primo account intorno ai 10 o 11 anni, spesso prima dei 14 anni previsti per l’accesso autonomo.
Come sono state verificate queste informazioni?
Sì, il contenuto nasce da un’analisi approfondita e verifica incrociata della nostra Redazione su più fonti: Agenzia ANSA e la Repubblica.



