Svizzera contro WEF: marcia di massa scuote Davos e accende il dibattito sul potere delle élite

Svizzera contro WEF: marcia di massa scuote Davos e accende il dibattito sul potere delle élite

17 Gennaio 2026

Dettagli della marcia verso Davos

Circa 600 manifestanti hanno avviato una marcia di due giorni da Küblis verso Davos, dove la prossima settimana si terrà l’annuale meeting del WEF. Il corteo è partito sabato nel primo pomeriggio, in direzione della località alpina, con un tracciato pianificato per arrivare in tempo all’appuntamento autorizzato di domenica.

Durante il percorso sono stati esposti cartelli con slogan come “Democrazia invece di dittatura WEF” e “Democrazia invece di oligarchia”, segnalando un’impostazione esplicitamente critica verso l’élite economica riunita in Engadina. Secondo gli organizzatori, la partecipazione ha superato l’edizione precedente (circa 400 persone), evidenziando un incremento dell’adesione.

La presenza annunciata dell’ex presidente Donald Trump al vertice ha rappresentato un moltiplicatore della mobilitazione, con performance satiriche e messaggi visivi diffusi lungo il tragitto. Il dispositivo di sicurezza è stato rafforzato sui punti sensibili d’accesso a Davos, mentre il coordinamento del corteo ha confermato l’arrivo per domenica e l’aggregazione alla manifestazione autorizzata promossa dalla gioventù del Partito Socialista.

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La composizione dei partecipanti è mista: circa metà provenienti dalla Svizzera e il resto da Inghilterra, Spagna, Africa occidentale e meridionale, e Germania. Il percorso segue arterie secondarie per garantire sicurezza e continuità della marcia, con punti di sosta concordati e monitoraggio costante dei flussi.

Voci e richieste dei manifestanti

I partecipanti hanno articolato rivendicazioni centrate su fine del capitalismo, stop alle guerre che aggravano la crisi climatica e democratizzazione dell’economia orientata ai bisogni collettivi. Cartelli e cori hanno rilanciato messaggi come “Democrazia, non oligarchia” e “No alla dittatura del WEF”, indicando un dissenso strutturale verso i processi decisionali percepiti come esclusivi.

La voce più dura è stata diretta a Donald Trump, la cui presenza a Davos è ritenuta un catalizzatore della mobilitazione: tra le azioni simboliche, travestimenti satirici con cappellini “MAGA” modificati e riferimenti critici all’uso della forza e alla retorica bellica. Per gli organizzatori, la figura dell’ex presidente statunitense incarna politiche considerate contrarie a giustizia sociale e climatica.

In prima fila anche testimonianze internazionali: l’attivista maliano Massa Koné, alla sua prima visita in Svizzera, ha denunciato l’aumento di povertà e disuguaglianze e chiesto condizioni chiare per gli investimenti che transitano nel sistema elvetico, con obblighi vincolanti sul rispetto dei diritti umani. Per la portavoce del collettivo Strike‑WEF, Maeva Strub, la presenza di voci dall’Africa, oltre che da Inghilterra, Spagna e Germania, conferma l’obiettivo di costruire un fronte globale e partecipativo, critico verso decisioni definite “indemocratiche” perché lontane dagli interessi delle persone.

Reazioni politiche e contesto internazionale

La partecipazione annunciata di Donald Trump al meeting di Davos ha polarizzato il dibattito, spingendo gli organizzatori a definire la marcia “ancora più necessaria” in vista di decisioni percepite come scollegate dall’interesse pubblico. Le critiche si sono concentrate sulla legittimità dei tavoli del WEF, ritenuti non rappresentativi e opachi nei processi decisionali, mentre la sicurezza è stata potenziata sui valichi d’accesso.

La ribalta internazionale è stata rafforzata dalla presenza dell’attivista maliano Massa Koné, che ha richiamato l’attenzione sul divario tra impegni dichiarati e pratiche delle multinazionali con sede in Svizzera. La richiesta: condizionalità stringenti per capitali e investimenti che transitano nel Paese, a tutela dei diritti umani e delle comunità locali.

Sul piano politico interno, i manifestanti convergeranno sull’iniziativa autorizzata promossa dalla gioventù del Partito Socialista, a sottolineare una saldatura tra movimenti sociali e opposizione parlamentare. Secondo i promotori, l’aumento di adesioni rispetto allo scorso anno è un segnale dell’ampliarsi del fronte critico, alimentato da guerre, crisi climatica e disuguaglianze.

FAQ

Quante persone hanno partecipato alla marcia? Circa 600, in crescita rispetto all’edizione precedente.

Da dove è partita la marcia e dove arriva? Da Küblis con arrivo a Davos in due giorni di cammino.

Quali sono le principali richieste dei manifestanti? Fine del capitalismo, stop alle guerre che accelerano la crisi climatica, democratizzazione dell’economia.

Perché la presenza di Donald Trump è centrale? È considerata un catalizzatore della protesta e simbolo di politiche ritenute anti-sociali e anti-clima.

Chi è Massa Koné e cosa chiede? Attivista maliano: invoca condizioni vincolanti per investimenti in Svizzera nel rispetto dei diritti umani.

Qual è il ruolo del Partito Socialista? La gioventù del partito organizza la manifestazione autorizzata a Davos.

Qual è la fonte giornalistica citata? Le dichiarazioni e i dati provengono dall’agenzia Keystone-ATS riportati da SWI swissinfo.ch.


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Direttore Editoriale Assodigitale.it Phd, MBA, CPA

Storico esperto di Digital Journalism e creatore di Immediapress la prima Digital Forwarding Agency italiana poi ceduta al Gruppo ADNkronos, evangelista di Internet dai tempi di Mozilla e poi antesignano (ora pentito) dei social media in italia, Bitcoiner Evangelist, portatore sano di Ethereum e Miner di crypto da tempi non sospetti. Sono a dir poco un entusiasta della vita, e già questo non è poco. Intimamente illuminato dalla Cultura Life-Hacking, nonchè per sempre ed indissolubilmente Geek, giocosamente Runner e olisticamente golfista. #senzatimore è da decenni il mio hashtag e significa il coraggio di affrontare l'ignoto. Senza Timore. Appunto

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