Sofia sopravvissuta al rogo di Crans Montana, fratello racconta unghie segnate, medici stimano lunghissima riabilitazione fisica

Sofia sopravvissuta al rogo di Crans Montana, fratello racconta unghie segnate, medici stimano lunghissima riabilitazione fisica

23 Gennaio 2026

“La guarigione? Non si parla di mesi ma di anni. L’abbiamo riconosciuta dalle unghie”: parla Lorenzo, il fratello di Sofia, sopravvissuta al rogo di Crans Montana

La lunga lotta di Sofia

Nel reparto Grandi Ustionati del **Niguarda** le giornate scorrono tra interventi, monitoraggi e attese silenziose, mentre la famiglia di **Sofia**, sedicenne del **Liceo Virgilio** di Roma, vive sospesa accanto al suo letto di terapia intensiva. Il tempo è scandito dai turni dei medici e dal rumore dei macchinari, non più dal calendario.

Il fratello **Lorenzo** (nel racconto pubblico inizialmente indicato come **Mattia Donadio**) descrive un percorso di cura che sfida ogni fretta: la parola guarigione non si misura in mesi, ma in anni, tra trapianti di pelle, medicazioni dolorose e un rischio di infezioni continuamente in agguato. Ogni miglioramento è minimo, ma prezioso.

Non spaventano solo le ustioni profonde: la giovane e molti altri ragazzi coinvolti nel rogo di **Crans Montana** hanno respirato fuliggine e sostanze tossiche dei pannelli fonoassorbenti, con possibili danni permanenti a polmoni e vie respiratorie. I sanitari del **Niguarda** lavorano su un binario doppio: salvare gli organi interni e preservare, per quanto possibile, la futura qualità di vita.

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La notte del rogo e la ricerca disperata

La notte di Capodanno a **Crans Montana** si trasforma in trappola di fuoco mentre i ragazzi festeggiano in un locale sotterraneo. **Sofia** è ospite di una compagna di classe, i fratelli arrivano all’ultimo in **Svizzera** e si ritrovano catapultati dentro l’emergenza, tra sirene e telefoni che squillano a vuoto.

Nelle ore successive all’incendio, il caos dei trasferimenti rende tutto ancora più drammatico: la ragazza viene soccorsa, ma per tre ore nessuno sa dove sia stata ricoverata. La famiglia chiama uno per uno tutti gli ospedali, finché il nome risulta in una rianimazione di **Losanna**. Nel racconto, un dettaglio resta impresso: viene identificata solo grazie alle unghie, l’unico segno riconoscibile su un corpo devastato dalle ustioni.

Due ragazzi francesi la assistono nei primi momenti, mentre intorno altri coetanei, inizialmente vigili e in grado di camminare, peggiorano all’improvviso. Quei quadri clinici in apparente equilibrio crollano nel giro di poche ore, segno di quanto il fuoco e il fumo abbiano lavorato in profondità, oltre ciò che è visibile.

Ferite psicologiche e richiesta di giustizia

Il trauma del rogo non colpisce solo chi è finito tra le fiamme: i familiari di **Sofia** parlano esplicitamente di sindrome post-traumatica. Molti sviluppano una paura improvvisa e irrazionale per gli spazi chiusi e sotterranei: parcheggi, palestre, corridoi senza finestre. La prima reazione, appena varcata una porta, è cercare l’uscita di sicurezza più vicina.

L’ospedale **Niguarda** garantisce un supporto psicologico continuativo anche ai parenti, per reggere una quotidianità fatta di sveglie all’alba, qualche ora di lavoro o commissioni e poi l’intera giornata in reparto. Le parole rivolte a **Sofia** durante i brevi risvegli hanno una doppia funzione: stimolarla e mantenere a galla chi le sta attorno, costretto a confrontarsi con tubi e schermi che sostengono ogni suo respiro.

Sul fronte delle responsabilità, la famiglia chiede con fermezza giustizia, non vendetta, riponendo fiducia nella magistratura svizzera e italiana. Intanto si consolida una rete di solidarietà che supera i confini: centinaia di famiglie in **Svizzera** offrono gratuitamente un alloggio a **Losanna**, ristoratori e privati in Italia si attivano con raccolte fondi e aiuti concreti, mentre medici, infermieri e OSS del **Niguarda** vengono ormai considerati “parte della famiglia”.

FAQ

D: Chi è Sofia e cosa le è accaduto?
R: È una studentessa sedicenne del Liceo Virgilio di Roma, gravemente ustionata nel rogo di Crans Montana la notte di Capodanno.

D: Dove è ricoverata attualmente?
R: Si trova nel Centro Grandi Ustionati dell’ospedale Niguarda di Milano, in terapia intensiva.

D: Quanto durerà il suo percorso di cura?
R: I familiari riferiscono che non si parla di mesi, ma di anni di interventi, riabilitazione e monitoraggi continui.

D: Quali sono i rischi principali per la sua salute?
R: Oltre alle ustioni estese, preoccupano il rischio altissimo di infezioni e i danni respiratori dovuti all’inalazione di fumo e sostanze tossiche.

D: Come è stata riconosciuta dopo l’incendio?
R: Secondo il racconto del fratello, è stata identificata in ospedale grazie alle unghie, unico tratto rimasto riconoscibile.

D: Che tipo di supporto psicologico riceve la famiglia?
R: L’ospedale Niguarda ha attivato un sostegno costante per i parenti, che soffrono di sintomi post-traumatici e forte ansia negli spazi chiusi.

D: Come si è mobilitata la solidarietà tra Italia e Svizzera?
R: Cittadini, ristoratori e famiglie tra Milano, Roma, Crans Montana e Losanna hanno offerto alloggi, raccolte fondi e assistenza quotidiana.

D: Qual è la fonte giornalistica principale di questa vicenda?
R: Le informazioni derivano da un’intervista familiare pubblicata dal Corriere della Sera e da successivi approfondimenti su Niguarda, rogo di Crans Montana e condizioni cliniche di Sofia.


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