La notizia in sintesi
- Il mercato pubblicitario italiano è stimato a 12,6 miliardi di euro nel 2026, in crescita del 2,7%.
- Il video raccoglie il 52,7% degli investimenti, con un valore di 6,65 miliardi di euro.
- Il digitale puro vale 6,4 miliardi di euro: circa l’88,6% è riconducibile alle piattaforme.
- Per il 2027, l’analisi indica tra i comparti da monitorare Retail Media, tecnologia, intelligenza artificiale, consumi, farmaceutica e finanza.
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
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La pubblicità italiana dovrebbe chiudere il 2026 a 12,6 miliardi di euro net net, con un aumento del 2,7% sull’anno precedente. È la stima presentata il 28 ottobre a Milano dal Media Hub di UNA, Aziende della Comunicazione Unite, durante Intersections 2026. Il video assorbe oltre metà degli investimenti, mentre nel digitale puro quasi nove decimi della spesa sono riconducibili alle piattaforme.
Le previsioni indicano un’espansione degli investimenti pubblicitari superiore a quella dell’economia: il PIL è atteso in crescita dello 0,9%. I numeri sono stati illustrati nell’appuntamento dedicato a comunicazione, marketing, dati e creatività, in programma il 28 e 29 ottobre, insieme a una lettura delle prospettive per il 2027.
Aprendo i lavori, Davide Arduini, presidente di UNA, ha richiamato il confronto tra le diverse componenti del settore:
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“In una fase in cui il contesto economico e tecnologico evolve rapidamente, il nostro settore è chiamato a leggere i cambiamenti con consapevolezza e a trasformarli in opportunità di crescita”
Lo stesso Arduini ha collegato questo confronto alla disponibilità di analisi per le decisioni delle imprese:
“Iniziative come Intersections rappresentano un’occasione fondamentale per mettere a confronto competenze, esperienze e visioni, rafforzando il dialogo tra tutti gli attori della filiera. I dati presentati dal Media Hub di UNA contribuiscono a questo percorso, offrendo strumenti concreti per comprendere le dinamiche del mercato e orientare le scelte future”.
Il video supera metà degli investimenti
Nella ripartizione per linguaggio pubblicitario, il video raggiunge 6,65 miliardi di euro, il 52,7% del mercato, e registra un incremento del 6,5%. È la componente con il peso maggiore e con la crescita più sostenuta tra quelle considerate nell’analisi.
Al testo vanno 5,44 miliardi di euro, equivalenti al 43,1% degli investimenti, con un aumento del 2,3%. L’audio rimane invece pressoché fermo: vale 527 milioni di euro, rappresenta il 4,2% del totale e segna una variazione negativa dello 0,1%. La crescita complessiva si accompagna dunque ad andamenti differenti tra le tre componenti.
Digitale puro e allargato: due perimetri diversi
Una parte dell’analisi riguarda il modo in cui viene misurata la pubblicità digitale. Considerando anche le componenti digitali degli altri mezzi, il valore arriva a 7,8 miliardi di euro. Di questi, circa 1,4 miliardi appartengono però a canali che il Media Hub distingue dal digitale puro.
La voce più consistente è l’Advanced TV, con 777 milioni di euro. Seguono il Digital OOH, a 297 milioni, il Digital Print, a 291 milioni, e il Digital Audio, a 74 milioni. Escludendo queste componenti, il digitale puro si ferma a 6,4 miliardi di euro. In questo perimetro, circa l’88,6% degli investimenti è attribuito alle piattaforme.
La distinzione serve a separare la diffusione delle tecnologie digitali nei diversi mezzi dalla distribuzione della spesa tra gli operatori. Federica Setti, portavoce di Media Hub UNA, ha descritto così il contesto nel quale si collocano le stime:
“Non stiamo vivendo una crisi passeggera, ma un clima che va compreso e gestito. Il mercato pubblicitario dimostra che si può crescere anche dentro questo contesto, a patto di leggerlo con precisione”

Investitori cinesi, Retail Media e prospettive per il 2027
Tra le dinamiche segnalate dal Media Hub figura l’aumento del 40% della spesa pubblicitaria degli investitori cinesi. L’analisi richiama inoltre due mercati legati all’evoluzione delle strategie aziendali: l’intelligenza artificiale in Italia, valutata in 1,8 miliardi di euro dalle recenti stime del Politecnico di Milano, e il Retail Media, che secondo i dati UPA raggiunge 640 milioni di euro.
Per il 2027 lo scenario delineato è quello di un’economia in crescita moderata. In assenza di grandi eventi sportivi, il Media Hub attribuisce maggiore rilievo alla competizione tra i settori per conquistare i consumatori. Tra quelli da seguire indica Retail Media, Tech e AI, FMCG, Pharma/Personal Care e Finance.
Setti lega le prospettive degli investimenti alla lettura dei diversi segmenti del mercato:
“Distinguere tra digitale puro e digitale allargato non è un esercizio tecnico: significa comprendere meglio gli equilibri del mercato e disporre di una base più solida per interpretarne le evoluzioni. Il 2027 sarà un anno di economia lenta ma di budget dinamici. In uno scenario che richiede capacità di adattamento e visione, sarà fondamentale individuare i comparti in evoluzione e comprendere come cambiano le opportunità di investimento. La qualità delle analisi e la capacità di leggere correttamente il mercato saranno leve decisive per accompagnare le imprese nelle loro scelte”
Per il prossimo anno, l’analisi non indica un tasso complessivo di crescita della pubblicità. L’attenzione si concentra invece sulla composizione dei budget: quali comparti investiranno e attraverso quali mezzi cercheranno di raggiungere il pubblico.
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