Parlamento europeo riattiva Chat Control 1.0, scansione volontaria delle chat private fino al 2028

9 Luglio 2026

La notizia in sintesi

  • Il Parlamento europeo ha riattivato Chat Control 1.0 con una nuova deroga ePrivacy.
  • Le piattaforme potranno continuare la scansione volontaria di messaggi privati fino al 2028.
  • Sono escluse le comunicazioni protette da crittografia end-to-end, come WhatsApp e Signal.
  • Resta aperto il confronto politico sulla futura versione permanente, chiamata Chat Control 2.0.

(Riassunto generato con AI)

Il voto europeo su Chat Control

Il Parlamento europeo ha riattivato nelle ultime ore la deroga nota come Chat Control 1.0, la misura che consente alle piattaforme digitali di analizzare volontariamente alcune comunicazioni private per individuare e segnalare materiale di abuso sessuale su minori. Il voto riguarda l’Unione europea e arriva dopo la scadenza della precedente base giuridica ad aprile.

Secondo quanto riportato dalle fonti, il testo è passato perché non si è raggiunta la maggioranza assoluta necessaria a respingerlo. La misura, sostenuta da chi la considera uno strumento di tutela dei minori, è invece contestata da associazioni e attivisti per i diritti digitali, che la leggono come un arretramento della riservatezza nelle comunicazioni online. Restano escluse le chat protette da crittografia end-to-end.

Che cosa cambia e perché divide

La nuova deroga ePrivacy riapre la possibilità per aziende come Meta, Google e Microsoft di continuare la scansione volontaria di testi, email e messaggi sui social per cercare contenuti pedopornografici e segnalarli alle autorità. La proroga indicata dalle fonti arriva fino al 3 aprile 2028, salvo l’eventuale entrata in vigore di una disciplina permanente prima di quella data.

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Due emendamenti approvati escludono le comunicazioni interpersonali protette da crittografia end-to-end e limitano la ricerca ai contenuti già noti, mentre è stato respinto l’emendamento che avrebbe ristretto la scansione ai soli sospettati. Per questo il compromesso continua a dividere: per i favorevoli, tra cui esponenti del Partito Popolare Europeo come Tomas Tobé, fermare i controlli lascerebbe i minori meno protetti; per i critici, tra cui Patrick Breyer e l’advisor di European Digital Rights Simeon de Brouwer, resta il rischio di una sorveglianza ampia affidata a soggetti privati.

Il nodo politico è anche procedurale. Secondo le fonti, il via libera è arrivato attraverso un meccanismo d’urgenza che ha permesso di riportare il testo al voto dopo il fallimento dei negoziati precedenti. Ora il dossier torna al Consiglio dell’Unione europea, che avrà tre mesi per accettare o respingere gli emendamenti; in caso contrario, si aprirà una procedura di conciliazione con il Parlamento.

Il vero dossier resta Chat Control 2.0

Il voto non chiude il confronto europeo sul controllo delle comunicazioni, ma lo rinvia sul terreno più sensibile di Chat Control 2.0, la proposta considerata da più fonti la soluzione strutturale. È qui che si concentra lo scontro tra esigenze investigative, tutela dei minori, crittografia e diritti fondamentali.

L’esclusione delle comunicazioni cifrate nella versione appena approvata riduce l’impatto immediato su servizi come WhatsApp e Signal, ma non elimina il conflitto di fondo: fino a che punto l’Unione europea può chiedere alle piattaforme di monitorare scambi privati senza trasformare un’eccezione in un precedente stabile.

FAQ

Cos’è Chat Control 1.0?

Sì, è una deroga alla normativa ePrivacy che consente controlli volontari su messaggi, email e contenuti social per individuare abusi sessuali su minori.

Le chat WhatsApp saranno lette?

No, le comunicazioni protette da crittografia end-to-end restano escluse dalla scansione, come indicato dagli emendamenti approvati dal Parlamento europeo.

Fino a quando vale la proroga?

Sì, secondo le fonti la nuova deroga resta in vigore fino al 3 aprile 2028, salvo sostituzione anticipata con una normativa permanente.

Cosa succede adesso nel processo Ue?

Sì, il testo passa al Consiglio dell’Unione europea, che ha tre mesi per approvare o respingere gli emendamenti votati dal Parlamento.

Su quali fonti si basa questa analisi?

Sì, il contenuto nasce da verifica incrociata della nostra Redazione su più fonti: Key4biz, QuiFinanza, WIRED e punto-informatico.it.

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