Magistrati mobilitati sul territorio per convincere gli astenuti con eventi diffusi

Magistrati mobilitati sul territorio per convincere gli astenuti con eventi diffusi

24 Marzo 2026

Come le toghe hanno vinto il referendum puntando su astensionisti e territori

Chi ha vinto è l’Associazione nazionale magistrati, guidata dal comitato “Giusto dire No”, che ha ribaltato pronostici e sondaggi. Che cosa è accaduto? Una campagna referendaria costruita fuori dai talk show, centrata su porta a porta, social media e linguaggio valoriale. Dove? In tutte le province italiane, con migliaia di incontri diffusi nei territori. Quando? Nei mesi precedenti il voto, con una svolta comunicativa a gennaio dopo lo slogan sui giudici dipendenti dalla politica. Perché è stata decisiva? Perché ha mobilitato l’astensionismo, ha spostato il focus sull’indipendenza della magistratura e ha reso centrale il tema dei Consigli superiori controllati dalla politica.

In sintesi:

  • Campagna del No costruita dall’Anm su porta a porta, province e social media mirati.
  • Spostato il dibattito dalla separazione delle carriere al rischio di controllo politico sulla giustizia.
  • Circa 2.200 eventi organizzati e 3.500 presenze, puntando soprattutto su astensionisti e periferie.
  • Budget di 800mila euro orientato a mobilitazione territoriale e media locali più che ai talk show.

La strategia Proforma: spostare il focus e parlare agli astensionisti

La svolta arriva con la scelta dei creativi di Proforma, agenzia barese nota per il successo di Nichi Vendola e per aver seguito anche Matteo Renzi. Il primo manifesto, apparso a gennaio nelle stazioni, recita: “Vorresti giudici che dipendono dalla politica?”. La reazione del centrodestra, con la premier Giorgia Meloni che definisce lo slogan una “menzogna” e con una denuncia per “turbare l’ordine pubblico”, trasforma l’attacco in moltiplicatore di visibilità.

Secondo un dirigente del comitato, quell’ondata di polemiche ha regalato “due settimane gratis sui social”. Proforma, nel proprio “documento strategico”, indica la linea: spostare l’attenzione dal tema tecnico della separazione delle carriere ai rischi del sorteggio asimmetrico dei due Consigli superiori della magistratura, percepito come leva per “pilotare” la giustizia.

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La parola d’ordine è evitare la “lotta nel fango”: il negative campaigning è ammesso solo con parsimonia, mentre il No deve fondarsi su valori “assoluti” – democrazia, indipendenza della magistratura, “la legge è uguale per tutti” – capaci di superare l’appartenenza politica.

La campagna si struttura su tre pilastri: innalzare il livello del confronto, ridurre gli scontri personali, privilegiare la mobilitazione territoriale rispetto all’“occupazione” mediatica nazionale.

Il documento di Proforma punta esplicitamente fuori dal “mercato elettorale classico”: l’obiettivo sono astensionisti, periferie, province, persone “sfinite dalla politica” e a rischio esclusione sociale. Si parla di “campagna di popolo”, di uscita radicale dalle comfort zone del centrosinistra tradizionale. La base del No, spiegano i consulenti, è più mobilitabile perché il messaggio poggia su un principio, mentre il Sì appare fondato su un “istinto di rivalsa” contro le toghe e su temi tecnici poco adatti al passaparola.

Territori, social e budget: perché il modello del No farà scuola

Nel concreto, il comitato “Giusto dire No” ha organizzato circa 2.200 eventi, partecipando complessivamente a oltre 3.500 incontri, anche in luoghi simbolicamente “neutri” come le sale parrocchiali.

Le indicazioni sull’uso degli 800mila euro stanziati dall’Anm sono chiare: priorità ai comitati locali, agli eventi piccoli ma diffusi, alla pubblicità sui media territoriali, alla costruzione di reti per il porta a porta nelle ultime due settimane. I talk show romani sono marginali, mentre viene potenziata la presenza sui social media, coinvolgendo opinion leader e influencer in grado di veicolare messaggi semplici e ripetibili.

Il risultato è un modello di campagna “orizzontale” che riduce la centralità delle leadership politiche e valorizza la credibilità percepita di magistrati e giuristi sui temi di garanzia costituzionale. Un modello che, alla luce dell’esito referendario, diventerà laboratorio per future mobilitazioni civiche su giustizia, diritti e riforme istituzionali.

FAQ

Chi ha curato la comunicazione del comitato Giusto dire No?

La comunicazione è stata curata dall’agenzia barese Proforma, già protagonista della campagna vincente di Nichi Vendola e coinvolta nella corsa alla segreteria di Matteo Renzi.

Perché lo slogan sui giudici dipendenti dalla politica è stato decisivo?

Lo slogan è stato decisivo perché ha centrato il timore di controllo politico sulla giustizia e, grazie alle polemiche, ha amplificato gratuitamente la visibilità del No sui social.

Quanto ha investito l’Associazione nazionale magistrati nella campagna?

L’Anm ha investito circa 800mila euro, destinando la maggior parte del budget a comitati locali, incontri territoriali, media locali e comunicazione social, limitando i grandi eventi nazionali.

Quanti eventi sono stati organizzati per sostenere il No al referendum?

Sono stati organizzati circa 2.200 eventi direttamente dal comitato, con oltre 3.500 partecipazioni complessive dei suoi membri in incontri e dibattiti in tutta Italia.

Quali sono le fonti dell’analisi sulla campagna referendaria?

L’analisi deriva da una elaborazione congiunta delle informazioni diffuse da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.

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