La notizia in sintesi
- Google aderisce al Codice UE sulla trasparenza dei contenuti IA.
- Gli obblighi dell’AI Act si applicano dal 2 agosto nell’Unione europea.
- I fornitori devono rendere identificabili gli output sintetici tramite misure tecniche.
- I deepfake richiedono dichiarazioni visibili in specifici casi di interesse pubblico.
(Riassunto generato con AI)
Google firma il Codice UE sui contenuti IA
Google ha annunciato il 24 luglio 2026 l’adesione al nuovo Codice di buone pratiche dell’Unione europea sulla trasparenza dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale. La scelta arriva pochi giorni prima del 2 agosto, data in cui diventano applicabili nell’intera UE, Italia compresa, gli obblighi dell’articolo 50 dell’AI Act. Il Codice riguarda la riconoscibilità di audio, immagini, video e testi sintetici, oltre alle dichiarazioni pubbliche per deepfake e alcuni contenuti informativi modificati dall’IA.
Per Google, l’adesione offre un riferimento condiviso per dimostrare la conformità a regole già vincolanti. Il documento non sostituisce l’AI Act né ne modifica le scadenze: stabilisce invece misure operative che i firmatari possono adottare per documentare il rispetto degli obblighi europei. La decisione evidenzia l’avvicinarsi di una fase applicativa in cui tracciabilità tecnica e chiarezza verso gli utenti diventano requisiti centrali.
Marcature tecniche e avvisi pubblici restano distinti
La versione finale del Codice è stata pubblicata dalla Commissione europea il 10 giugno, dopo un processo multi-stakeholder condotto da esperti indipendenti e facilitato dall’EU AI Office. L’adesione delle aziende è volontaria, ma le prescrizioni previste dall’AI Act mantengono natura giuridicamente vincolante. Chi sottoscrive il testo può usare le misure indicate per dimostrare la conformità, mentre chi non aderisce dovrà provare alle autorità competenti l’adeguatezza di soluzioni alternative.
Il punto centrale è la distinzione tra fornitori di sistemi generativi e deployer, cioè i soggetti che utilizzano questi sistemi nei propri servizi o nei contenuti diffusi. Ai fornitori spettano gli strumenti tecnici per marcare in modo leggibile dalle macchine gli output di IA e per favorire il rilevamento di materiali generati o manipolati artificialmente. Ai deployer è invece richiesto di rendere chiaramente visibili le dichiarazioni quando pubblicano deepfake e determinati testi creati o alterati dall’IA per informare il pubblico su questioni di interesse generale.
Google collega la firma alle tecnologie già sviluppate per identificare i contenuti sintetici. Tra queste c’è SynthID, il watermarking digitale di Google DeepMind progettato per segnalare e rilevare materiali creati o modificati tramite IA. L’azienda richiama inoltre il supporto allo standard C2PA e il lavoro per rendere SynthID interoperabile con Apple, ElevenLabs, Kakao, NVIDIA e OpenAI.
La sfida sarà evitare avvisi confusi per gli utenti
La firma prosegue il percorso europeo avviato da Google nel 2025 con l’adesione al distinto Codice dedicato ai modelli di IA per finalità generali. L’azienda segnala però che la sovrapposizione tra etichette e adempimenti può aumentare la complessità normativa e rendere meno comprensibili gli avvisi destinati agli utenti. Il Codice diventa quindi uno strumento comune per ordinare la conformità, mentre l’efficacia pratica dipenderà dalla capacità di distinguere segnali tecnici e informazioni realmente utili al pubblico.
FAQ
Quando si applicano gli obblighi dell’articolo 50?
Sì, gli obblighi previsti dall’articolo 50 dell’AI Act diventano applicabili dal 2 agosto 2026 in tutta l’Unione europea, inclusa l’Italia.
L’adesione al Codice europeo è obbligatoria?
No, la firma del Codice è volontaria. Restano invece vincolanti le prescrizioni dell’AI Act, che possono essere dimostrate anche attraverso soluzioni alternative.
Quali contenuti devono avere marcature tecniche?
Sì, i fornitori devono predisporre misure per marcare in modo leggibile dalle macchine output audio, immagini, video e testi generati dall’IA.
Quando occorre dichiarare un deepfake al pubblico?
Sì, i deployer devono usare dichiarazioni chiaramente visibili quando diffondono deepfake e specifici testi IA destinati a informare su questioni di interesse generale.
Come è stata verificata questa ricostruzione?
Sì, il contenuto nasce da un’analisi approfondita e da una verifica incrociata della nostra Redazione su numerose fonti, tra cui Tom’s Hardware.



