Commissione europea impone trasparenza sui contenuti generati dall’intelligenza artificiale

13 Luglio 2026

La notizia in sintesi

  • Commissione europea: obblighi di trasparenza AI dal 2 agosto 2026.
  • Il Codice volontario guida fornitori e distributori di sistemi generativi.
  • Deepfake, testi d’interesse generale e chatbot richiedono informazioni chiare agli utenti.
  • Per sistemi già sul mercato è previsto un periodo transitorio fino al 2 dicembre.

(Riassunto generato con AI)

AI Act, trasparenza obbligatoria dal 2 agosto

La Commissione europea ha pubblicato un Codice di buone pratiche volontario per accompagnare l’applicazione degli obblighi di trasparenza previsti dall’AI Act, che entreranno in vigore il 2 agosto 2026. Le indicazioni riguardano nell’Unione europea fornitori, distributori e operatori di sistemi di intelligenza artificiale generativa, chiamati a rendere riconoscibili testi, immagini, audio e video creati o modificati dagli algoritmi.

Il provvedimento punta a evitare che gli utenti confondano contenuti sintetici e interazioni automatiche con materiali o interlocutori umani. La trasparenza assume particolare rilievo quando l’AI può incidere sul dibattito pubblico, sull’informazione di interesse generale e sulla formazione delle opinioni.

Il Codice non introduce nuovi adempimenti rispetto all’AI Act, ma traduce le regole in indicazioni operative. L’adesione resta volontaria, mentre gli obblighi di base discendono dall’articolo 50 del regolamento europeo.

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Contenuti etichettati lungo la distribuzione

La prima parte del Codice è rivolta ai fornitori, cioè alle aziende che sviluppano e mettono a disposizione tecnologie capaci di generare contenuti sintetici. Audio, immagini, video e testi generati o manipolati dall’intelligenza artificiale dovranno essere contrassegnati con modalità leggibili automaticamente dai sistemi informatici, facilmente individuabili e comprensibili per gli utenti.

L’obiettivo è conservare l’informazione sull’origine artificiale del contenuto lungo l’intera catena di distribuzione. La seconda parte riguarda invece distributori e operatori professionali che usano questi strumenti e diffondono il materiale prodotto.

Per questi soggetti, l’etichettatura chiara riguarda i deepfake e i testi creati o alterati dall’AI destinati a informare il pubblico su questioni di interesse generale. L’obbligo sui testi non opera se il contenuto è stato sottoposto a revisione umana e ricade sotto una responsabilità editoriale.

I deepfake comprendono immagini, audio o video che riproducono persone, oggetti, luoghi, entità o eventi esistenti e possono apparire autentici. Il criterio centrale, quindi, non è vietare l’uso dell’AI generativa, ma rendere verificabile la sua presenza quando può risultare ingannevole.

Chatbot e aggiornamenti delle regole europee

L’AI Act impone inoltre che gli utenti siano avvisati in modo esplicito e comprensibile quando dialogano con un chatbot o un sistema conversazionale artificiale. L’informazione serve a impedire che una persona ritenga di interagire con un essere umano.

Per i sistemi già presenti sul mercato prima del 2 agosto 2026, il periodo transitorio si estende fino al 2 dicembre 2026. La Commissione europea prevede una revisione del Codice almeno ogni due anni e pubblicherà linee guida ufficiali prima dell’entrata in vigore degli obblighi.

La conseguenza pratica sarà una maggiore attenzione alla tracciabilità dei contenuti e alle modalità con cui vengono presentati al pubblico. Il quadro operativo potrà evolvere insieme alle tecnologie di identificazione ed etichettatura.

FAQ

Quando entrano in vigore gli obblighi dell’AI Act?

Sì, gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50 dell’AI Act entrano in vigore il 2 agosto 2026.

Quali contenuti devono essere riconoscibili?

Sì, testi, immagini, audio e video generati o manipolati dall’intelligenza artificiale devono poter essere identificati come tali.

Quando un deepfake deve essere etichettato?

Sì, un deepfake deve essere chiaramente etichettato quando riproduce elementi esistenti e può apparire autentico a chi lo osserva.

Il Codice europeo è obbligatorio per le imprese?

No, l’adesione al Codice è volontaria; il documento offre indicazioni pratiche per rispettare obblighi già previsti dall’AI Act.

Come è stato verificato questo contenuto?

Sì, il contenuto nasce da un’analisi approfondita e da una verifica incrociata della nostra Redazione su numerose fonti, tra cui Info Data.

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Direttore Editoriale Assodigitale.it Phd

Storico esperto di Digital Journalism e creatore di Immediapress la prima Digital Forwarding Agency italiana poi ceduta al Gruppo ADNkronos, evangelista di Internet dai tempi di Mozilla e poi antesignano (ora pentito) dei social media in italia, Bitcoiner Evangelist, portatore sano di Ethereum e Miner di crypto da tempi non sospetti. Sono a dir poco un entusiasta della vita, e già questo non è poco. Intimamente illuminato dalla Cultura Life-Hacking, nonchè per sempre ed indissolubilmente Geek, giocosamente Runner e olisticamente golfista. #senzatimore è da decenni il mio hashtag e significa il coraggio di affrontare l'ignoto. Senza Timore. Appunto

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