Goldman Sachs sostiene il Clarity Act, nonostante i dubbi delle altre banche

24 Luglio 2026

La notizia in sintesi

  • David Solomon sostiene l’avanzamento del CLARITY Act negli Stati Uniti.
  • Goldman Sachs si distingue dalle banche contrarie alle stablecoin remunerate.
  • Il testo punta a definire competenze di SEC e CFTC.
  • Il Senato valuta una possibile votazione nelle prossime settimane.

(Riassunto generato con AI)

Goldman Sachs sostiene il CLARITY Act

David Solomon, amministratore delegato di Goldman Sachs, ha espresso sostegno al CLARITY Act, il disegno di legge statunitense destinato a creare regole di mercato più chiare per gli asset digitali. Le dichiarazioni sono arrivate il 23 luglio, mentre i senatori repubblicani facevano circolare una versione aggiornata del testo in vista di una possibile discussione al Senato.

Per Solomon, la legge può offrire un quadro regolatorio utile allo sviluppo ordinato del settore crypto negli Stati Uniti, pur non essendo priva di criticità. Il CEO ha affermato: “Il CLARITY Act, come ogni legge, non è perfetto”, ma ritiene che possa creare condizioni più equilibrate e migliorare la stabilità del mercato.

La presa di posizione di Goldman Sachs assume rilievo perché rompe il fronte apparentemente compatto delle grandi banche tradizionali. Il nodo centrale resta la disciplina delle stablecoin e, in particolare, la possibilità per piattaforme crypto di proporre prodotti remunerati collegati ai depositi digitali.

Stablecoin, banche e controllo regolatorio

Il CLARITY Act punta a chiarire la ripartizione delle competenze tra la Securities and Exchange Commission, SEC, e la Commodity Futures Trading Commission, CFTC. Restano però aperti i negoziati su emittenti di stablecoin, protezione dei consumatori e prodotti che riconoscono rendimenti agli utenti.

Su questo punto si concentra l’opposizione di una parte del sistema bancario. Jamie Dimon, CEO di JPMorgan Chase, ha criticato le norme che potrebbero consentire alle imprese crypto di offrire rendimenti assimilabili agli interessi sui depositi, senza sottostare allo stesso impianto di vigilanza previsto per le banche.

La posizione opposta è stata sostenuta da Brian Armstrong, CEO di Coinbase, secondo cui le banche starebbero facendo pressione per limitare i reward sulle stablecoin, percepiti come una minaccia al tradizionale modello fondato sulla raccolta dei depositi.

L’intervento di Solomon rafforza quindi l’idea che la discussione non separi semplicemente finanza tradizionale e industria crypto. Il confronto attraversa gli stessi istituti finanziari e riguarda soprattutto il principio della parità regolatoria: prodotti simili devono oppure no rispettare obblighi simili?

Nel testo in circolazione figurano anche misure riguardanti le attività crypto del presidente e di altri membri del governo federale. Il dibattito coinvolge inoltre le modalità delle indagini, con posizioni diverse tra chi vorrebbe affidarle al Dipartimento di Giustizia e chi alle procure dei singoli Stati.

Un voto che può ridisegnare il mercato

Il sostegno di Goldman Sachs può incidere sul percorso politico del CLARITY Act, perché segnala che una parte rilevante della finanza istituzionale considera preferibile una regolamentazione definita all’attuale incertezza. Anthony Scaramucci ha sostenuto che, se il provvedimento arriverà al Senato, potrebbero emergere i voti necessari alla sua approvazione.

L’esito dipenderà tuttavia dalla soluzione del tema stablecoin. Senza un compromesso su rendimenti, tutele e supervisione, il disegno di legge rischia di restare bloccato proprio sul punto che separa banche, exchange e legislatori.

FAQ

Che cos’è il CLARITY Act?

Sì, è un disegno di legge USA che mira a definire la struttura regolatoria del mercato degli asset digitali e i ruoli di SEC e CFTC.

Perché David Solomon sostiene la legge?

Sì, Solomon ritiene che il provvedimento possa creare condizioni più equilibrate, aumentare la stabilità del mercato e favorire lo sviluppo dell’innovazione digitale.

Qual è il nodo delle stablecoin?

Sì, il punto controverso riguarda i prodotti crypto che riconoscono rendimenti sulle stablecoin e che, secondo le banche, possono assomigliare ai depositi.

Chi si oppone alle norme attuali?

Sì, Jamie Dimon e altri esponenti bancari contestano il rischio che imprese crypto offrano servizi simili a quelli bancari con obblighi diversi.

Quali fonti hanno verificato questa notizia?

Sì, il contenuto nasce da analisi approfondita e verifica incrociata della nostra Redazione su più fonti: CoinDesk e Criptovaluta.it®.

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