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Fratello di Sofia ricoverata a Milano racconta il trauma di Crans Montana e la nuova vita in ospedale

Fratello di Sofia ricoverata a Milano racconta il trauma di Crans Montana e la nuova vita in ospedale

22 Gennaio 2026

22 Gennaio 2026/Home/NEWS/Fratello di Sofia ricoverata a Milano racconta il trauma di Crans Montana e la nuova vita in ospedale

Crans-Montana, il fratello di Sofia ricoverata a Milano: «A Niguarda sentiamo tutti come una famiglia. Abbiamo paura dei luoghi chiusi dopo quello che è successo»

La nuova vita al Centro ustioni di Niguarda

Nel Centro Grandi Ustionati dell’ospedale **Niguarda** si è formata una comunità compatta di genitori, fratelli e medici attorno ai ragazzi feriti nella tragedia di **Crans-Montana**. I familiari parlano di un clima in cui dottori, infermieri e oss sono diventati parte di una grande famiglia, presente giorno e notte tra rianimazione, corridoi e sale d’attesa.

Mattia Donadio, 26 anni, fratello di **Sofia**, 16, studentessa del **Liceo Virgilio** di **Roma**, descrive un reparto che non cura solo ustioni e infezioni, ma anche shock, paure profonde e sensi di colpa. Ogni risveglio controllato in terapia intensiva è calibrato dai medici per evitare stress e dolore inutile.

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I parenti restano accanto ai letti parlando, raccontando ricordi di scuola, amici, musica, vacanze, per ancorare i ragazzi a una normalità che oggi sembra lontanissima. Intorno a loro, l’équipe di Niguarda monitora costantemente il rischio di complicanze respiratorie dovute alla fuliggine e alle sostanze tossiche inalate durante l’incendio.

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Ferite profonde e paura degli spazi chiusi

Le ferite non sono solo sulla pelle: dopo il rogo di **Crans-Montana**, molti familiari hanno sviluppato una forte paura dei luoghi chiusi, in particolare locali sotterranei, parcheggi, corridoi senza finestre e alcune palestre. L’istinto immediato è individuare la via di fuga, memorizzare uscite di sicurezza, verificare dove si trovano le scale.

All’**ospedale Niguarda** è stato attivato un supporto psicologico dedicato, con colloqui individuali e familiari per affrontare ansia, flashback, disturbi del sonno e senso di vulnerabilità. I professionisti spiegano che la guarigione psichica sarà lunga quanto quella fisica, con fasi di regressione, rabbia e paura del futuro.

I medici, secondo il racconto dei familiari, parlano di un percorso che non si misura in mesi ma in anni: serviranno interventi, fisioterapia intensiva, medicazioni dolorose e supporto costante per ridurre al minimo le cicatrici, migliorare la funzionalità motoria e ricostruire un rapporto sereno con il proprio corpo.

Solidarietà, giustizia e speranza

La notte dell’incendio, **Sofia** si trovava a Crans come ospite dell’amica **Francesca**, compagna di classe al **Liceo Virgilio**. I fratelli, **Mattia** e **Alice**, avevano deciso di raggiungerle all’ultimo, dopo aver lavorato fino a Capodanno: una scelta che ha permesso loro di essere subito sul posto e seguire da vicino i soccorsi e il trasferimento in **Svizzera** e poi a **Milano**.

Le famiglie chiedono giustizia per la strage, accertamento della catena di responsabilità, verifiche rigorose sulle condizioni dell’alloggio e sulle misure antincendio. Parallelamente, ringraziano per un’ondata di solidarietà che va dalla raccolta fondi alle veglie di preghiera, fino ai ristoratori che portano pasti caldi e a chi si offre di fare la spesa.

A **Losanna**, dove alcuni ragazzi sono stati ricoverati, circa 200 famiglie svizzere hanno messo gratuitamente a disposizione un alloggio ai genitori. Quando **Sofia** starà meglio, i fratelli vogliono presentarLe chi li ha ospitati, per trasformare un tempo di paura in una memoria intrecciata a gesti di generosità inattesa.

FAQ

D: Dove sono attualmente ricoverati i ragazzi feriti a Crans-Montana?
R: I casi più gravi sono seguiti al Centro Grandi Ustionati dell’ospedale Niguarda di Milano e in strutture specializzate in Svizzera come Losanna.

D: Chi è Sofia e perché è diventata simbolo di questa vicenda?
R: Sofia è una studentessa di 16 anni del Liceo Virgilio di Roma, una dei quattro ragazzi rimasti feriti gravemente nella strage di Crans-Montana durante una vacanza-studio in montagna.

D: Chi è Mattia Donadio e quale ruolo ha nella storia?
R: Mattia Donadio, 26 anni, è il fratello di Sofia; racconta il vissuto delle famiglie tra terapia intensiva, paura dei luoghi chiusi e nascita di una grande comunità di sostegno al Niguarda.

D: Perché si parla di paura dei luoghi chiusi dopo l’incendio?
R: Molti familiari e ragazzi hanno sviluppato ansia in spazi chiusi o sotterranei, dove cercano subito uscite di sicurezza, una reazione tipica del trauma post-incendio.

D: Quanto durerà il percorso di guarigione dei feriti?
R: I medici spiegano che non si tratta di pochi mesi ma di anni, tra interventi, riabilitazione, prevenzione delle infezioni e sostegno psicologico continuativo.

D: Quale sostegno psicologico viene offerto al Niguarda?
R: Al Niguarda sono previsti colloqui con psicologi e psichiatri per pazienti e familiari, gestione dell’ansia, elaborazione del trauma e supporto nelle fasi di rientro alla vita quotidiana.

D: Che tipo di solidarietà hanno ricevuto le famiglie?
R: Hanno ricevuto aiuti materiali, raccolte fondi, veglie di preghiera, offerte di alloggio a Losanna e disponibilità concreta da parte di ristoratori, associazioni e cittadini comuni.

D: Qual è la fonte giornalistica originale della testimonianza di Mattia?
R: Le dichiarazioni di Mattia Donadio sulla sorella Sofia, sull’ospedale Niguarda e sulla strage di Crans-Montana sono state riportate in un’intervista al quotidiano italiano Corriere della Sera.

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