Forfettari esonero certificazioni unica spiegate le eccezioni e i rischi

Forfettari esonero certificazioni unica spiegate le eccezioni e i rischi

16 Marzo 2026

Esonero Certificazione Unica per forfettari: cosa cambia davvero nel 2026

L’esonero dall’invio della Certificazione unica per contribuenti in regime forfettario e dei minimi, introdotto dal Dlgs 1/2024, è ormai operativo e strutturale nel calendario fiscale italiano. Riguarda i compensi fatturati elettronicamente tramite Sistema di Interscambio (SdI), permettendo all’Agenzia delle Entrate di acquisire automaticamente i dati reddituali e alimentare le dichiarazioni precompilate. Avviene in tutta Italia, a partire dalle certificazioni relative ai redditi 2023 e successivi, e mira a ridurre adempimenti ridondanti per sostituti d’imposta e professionisti.

La riforma, però, non elimina ogni obbligo: restano casi specifici in cui la Certificazione unica (Cu) è ancora necessaria, in particolare quando i compensi non transitano in modo completo via SdI o quando il forfettario opera come datore di lavoro. Comprendere correttamente l’ambito dell’esonero è oggi cruciale per evitare errori e controlli automatizzati.

In sintesi:

  • Esonero Cu per compensi a forfettari e minimi se correttamente fatturati via SdI.
  • La Cu resta obbligatoria per somme non tracciate da fattura elettronica, es. medici convenzionati.
  • I committenti devono indicare i compensi ai forfettari nel Quadro RS della propria dichiarazione.
  • Il regime resta basato sul principio di cassa: centrale la data di incasso dei compensi.

Come funziona l’esonero dalla Certificazione unica per i forfettari

Con l’obbligo generalizzato di fatturazione elettronica anche per contribuenti minimi e forfettari, la Cu non è più il canale principale di comunicazione dei compensi verso il Fisco. I dati transitano ormai in modo strutturato attraverso il Sistema di Interscambio, rendendo la certificazione un duplicato informativo.

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Il sostituto d’imposta è quindi esonerato dall’inviare la Cu per i compensi professionali corrisposti a forfettari, ma resta responsabile della correttezza dei flussi digitali: ogni fattura dev’essere emessa, trasmessa e accettata senza errori tecnici.

Il sistema si fonda sul principio di cassa: l’Agenzia delle Entrate incrocia data di emissione delle fatture e dati dei pagamenti per predisporre le dichiarazioni precompilate. L’automazione consente ai professionisti di trovare già valorizzati molti quadri reddituali, riducendo la dipendenza dalla certificazione cartacea inviata dai clienti, ma aumenta l’esigenza di riconciliare puntualmente fatture elettroniche ed effettivi incassi.

Eccezioni, nuovi obblighi digitali e prospettive per i controlli futuri

L’esonero non è assoluto. Per i medici convenzionati con il Ssn, ad esempio, la Cu resta dovuta per indennità e somme non fatturate via SdI, così come per qualsiasi compenso che, per caratteristiche tecniche o giuridiche, non transiti integralmente nella fatturazione elettronica.

Il quadro cambia se il forfettario è datore di lavoro: in qualità di sostituto d’imposta deve continuare a emettere e trasmettere Cu per redditi di lavoro dipendente o assimilati corrisposti a dipendenti e collaboratori.

Sul fronte dichiarativo, i committenti devono indicare nel Quadro RS (righi RS140 e seguenti dei modelli Redditi SP, SC, PF) codice fiscale del percipiente e ammontare lordo pagato ai forfettari senza ritenuta. L’Agenzia delle Entrate confronta tali dati con quelli SdI per verificare la coerenza fra quanto dichiarato dai professionisti e quanto comunicato dai clienti, aprendo la strada a controlli incrociati sempre più automatizzati.

Parallelamente, per i forfettari si consolidano altri esoneri: niente elenchi Intrastat per cessioni di beni UE e nessuna ritenuta d’acconto, se in fattura è presente la corretta dichiarazione d’esonero. Il regime si conferma così altamente semplificato, ma fortemente dipendente dalla qualità dei dati digitali.

FAQ

L’esonero dalla Certificazione unica vale per tutti i forfettari?

Sì, riguarda in generale i compensi ai forfettari correttamente fatturati via SdI, senza ritenuta d’acconto, ma con l’obbligo informativo nel Quadro RS del committente.

Quando la Certificazione unica è ancora obbligatoria per i forfettari?

Lo è per somme non tracciate in fattura elettronica, indennità particolari (es. medici convenzionati) e per redditi di lavoro dipendente erogati dal forfettario datore di lavoro.

Cosa devono fare i committenti che pagano un professionista forfettario?

Devono verificare la fattura elettronica via SdI, non emettere Cu sul compenso professionale e indicare importi e codice fiscale del percipiente nel Quadro RS della propria dichiarazione.

Come deve comportarsi il forfettario con incassi a cavallo d’anno?

Deve registrare con precisione la data d’incasso, perché il reddito imponibile segue rigorosamente il principio di cassa, indipendentemente dalla data di emissione della fattura.

Quali sono le fonti ufficiali delle informazioni sulla Certificazione unica?

Le informazioni derivano da un’elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.


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