La notizia in sintesi
- Elizabeth Warren attacca il CLARITY Act e lo collega al rischio elusione delle sanzioni.
- Il nodo politico nasce da 3,84 miliardi di dollari transitati su CoinEx dal 2019.
- Il disegno di legge divide la vigilanza crypto tra SEC e CFTC.
- Il Senato Usa resta bloccato mentre si avvicina la pausa di agosto.
(Riassunto generato con AI)
Warren riapre lo scontro sulla legge crypto
La senatrice del Massachusetts Elizabeth Warren ha rilanciato nelle ultime ore l’attacco al Digital Asset Market Clarity Act, il provvedimento che negli Stati Uniti punta a definire un quadro federale per il mercato crypto. Il confronto si gioca al Senato, dove il testo è fermo in calendario dall’inizio di giugno, mentre si avvicina la pausa di agosto.
Warren ha definito il disegno di legge “un biglietto per l’elusione delle sanzioni”, legando la sua critica a un dato indicato da TRM Labs: secondo la società di analisi blockchain, entità iraniane sanzionate avrebbero movimentato circa 3,84 miliardi di dollari attraverso l’exchange CoinEx dal 2019. La senatrice sostiene da tempo che il settore crypto possa offrire strumenti utili ad aggirare i controlli finanziari statunitensi da parte di Stati ostili e organizzazioni terroristiche.
Il punto politico è chiaro: bloccare o modificare una riforma considerata centrale dall’industria, in un momento in cui il Congresso discute come regolare in modo più netto asset digitali, exchange e protocolli decentralizzati.
Perché il CLARITY Act divide il Senato
Il CLARITY Act è uno dei testi più rilevanti per la regolazione crypto negli Stati Uniti perché separa con maggiore precisione le competenze di SEC e CFTC. In particolare, fissa criteri per distinguere tra commodity digitali e security, una linea che negli ultimi anni ha alimentato incertezza normativa e contenziosi.
La Camera ha approvato il provvedimento il 17 luglio 2025 con 294 voti favorevoli e 134 contrari. Successivamente, il 14 maggio 2026, il Senate Banking Committee lo ha fatto avanzare con un voto di 15 a 9. Da allora, però, il testo è rimasto bloccato. Tra i punti ancora irrisolti ci sono il trattamento della DeFi e l’eventuale inserimento di ulteriori norme etiche.
La replica più netta a Warren è arrivata dalla senatrice Cynthia Lummis, tra i principali sponsor del disegno di legge. Lummis ha sostenuto che il testo include oltre 16 salvaguardie specifiche contro riciclaggio ed elusione delle sanzioni. La sua tesi è che una cornice normativa chiara rafforzerebbe l’enforcement, superando l’attuale zona grigia giurisdizionale.
Warren, invece, ha tentato di introdurre emendamenti, tra cui una misura contro quella che ha descritto come una “scappatoia della tokenizzazione”, cioè la possibilità che beni sanzionati vengano riconfezionati come token digitali. Gli emendamenti non sono passati.
Il vero nodo è il vuoto regolatorio
Il dato citato da TRM Labs pesa nel dibattito perché offre un caso concreto, ma riguarda flussi avvenuti sotto il regime normativo attuale, non sotto quello che il CLARITY Act introdurrebbe. È qui che si concentra la lettura più rilevante del confronto politico.
Nel sistema tradizionale, l’applicazione delle sanzioni passa da intermediari come banche ed exchange, che possono essere obbligati a bloccare transazioni. Nei protocolli decentralizzati questo meccanismo è più complesso, perché manca una struttura di compliance assimilabile a quella degli operatori finanziari classici. Il dossier DeFi, non a caso, è uno dei principali fattori di stallo al Senato.
La conseguenza è che il voto finale non riguarderà solo una legge tecnica sul riparto dei poteri tra autorità, ma anche l’impostazione futura della vigilanza sugli asset digitali. Se il Senato non scioglierà rapidamente i nodi prima della pausa di agosto, la riforma più importante per il settore crypto americano rischia di restare sospesa proprio mentre il Congresso discute come chiudere le lacune regolatorie oggi esistenti.
FAQ
Che cosa contesta Elizabeth Warren?
Sì, contesta che il CLARITY Act possa favorire l’elusione delle sanzioni, definendolo “un biglietto per l’elusione delle sanzioni”.
Quale dato ha rilanciato lo scontro?
Sì, il dato citato riguarda circa 3,84 miliardi di dollari passati su CoinEx dal 2019, secondo TRM Labs.
Cosa prevede il CLARITY Act?
Sì, il testo stabilisce un quadro federale per le crypto e divide in modo più chiaro le competenze tra SEC e CFTC.
A che punto è l’iter al Senato?
Sì, il provvedimento è fermo nel calendario del Senato dall’inizio di giugno dopo l’ok del comitato bancario con voto 15 a 9.
Da quali fonti deriva questa analisi?
Sì, il contenuto nasce da un’analisi approfondita e da una verifica incrociata della nostra Redazione su numerose fonti, tra cui Crypto Briefing.




