Donald Trump scuote Davos: retroscena e mosse segrete per ricucire gli equilibri del potere globale

Donald Trump scuote Davos: retroscena e mosse segrete per ricucire gli equilibri del potere globale

19 Gennaio 2026

Impatto su europa e alleanze

Il ritorno del tycoon a Davos sta già ridisegnando gli equilibri euro-atlantici, tra scosse politiche e timori di ritorsioni commerciali. La presenza americana in versione MAGA, rafforzata e assertiva, mette in tensione Unione europea e Nato, mentre i leader continentali preparano un confronto teso ma necessario. Obiettivo: riaprire il dialogo senza cedere su regole e interessi strategici.

La finestra temporale del 21-22 gennaio concentra i dossier più sensibili, dall’ordine multilaterale agli asset di sicurezza. L’Europa, con Ursula von der Leyen, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron, punta a fissare paletti su commercio, difesa e sanzioni, evitando fratture irreparabili nel fronte occidentale.

Il caso Groenlandia apre uno scenario di crisi immediata: l’ipotesi di annessione ventilata da Donald Trump, le minacce di dazi e l’avvertimento del Tesoro Usa contro contromisure europee alimentano un braccio di ferro ad alta intensità. La reazione di Danimarca — ritiro dalla kermesse e rafforzamento delle truppe — segnala l’escalation, mentre la Nato, con il segretario generale Mark Rutte, tenta una de-escalation coordinata.

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Sotto traccia, l’asse Parigi-Berlino-Bruxelles cerca una linea comune per contenere l’impatto dei dazi e preservare l’unità europea. In gioco non c’è solo la tenuta dell’alleanza, ma la capacità dell’Occidente di negoziare crisi simultanee senza cedere a forzature unilaterali.

Ucraina tra garanzie e diplomazia parallela

Volodymyr Zelensky arriva a Davos con l’obiettivo di blindare un pacchetto di garanzie di sicurezza dai “volenterosi”, coinvolgendo Nato e la delegazione Usa in versione MAGA. Punta a uno special address e a un impegno concreto su aiuti militari, difesa aerea e fondi per la resilienza, ma l’intervento non risulta nel programma ufficiale del WEF, segnale di una trattativa ancora fluida.

Sullo sfondo, si muove una diplomazia parallela: le indiscrezioni sull’arrivo a Davos di Kirill Dmitriev, consigliere del Cremlino per gli investimenti esteri e interlocutore con Washington, aprono la porta a contatti informali con la delegazione Usa. Per Kiev è un passaggio spinoso: una legittimazione simbolica di Mosca nel perimetro del Forum, dove i diplomatici russi mancano da anni.

In un hotel fuori dal perimetro del WEF, con sicurezza gestita dalla Svizzera, i consiglieri per la sicurezza nazionale — inclusa la componente UE — hanno discusso il dossier ucraino insieme al caso Groenlandia, ora intrecciato alla postura americana. L’ipotesi di un’intesa “a cerchi concentrici” su forniture e garanzie, coordinata con la Nato, resta sul tavolo, ma l’ombra di canali alternativi tra Usa e Russia riduce i margini di manovra europei e impone a Zelensky un pressing bilanciato tra platea pubblica e bilaterali riservati.

Gaza e nuove fratture al forum

Donald Trump utilizza il palcoscenico di Davos per avviare il Board of Peace dedicato a Gaza, affidandone la regia ai fedelissimi Jared Kushner e Steven Witkoff. La mossa, concepita per capitalizzare la presenza simultanea di capi di Stato e governo, apre però un fronte di tensione immediato nella diplomazia occidentale.

Sul tavolo c’è la composizione del consesso e il suo perimetro politico: tra i nomi ipotizzati compaiono Vladimir Putin, Alexander Lukashenko e Benjamin Netanyahu, combinazione che irrigidisce gli alleati europei.

Francia e Parigi, per bocca dell’Eliseo, lasciano filtrare la possibilità di non aderire, mentre crescono le frizioni con Washington per metodo e contenuti. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz viene indicato come possibile mediatore, ma le posizioni restano distanti su mandato, garanzie e formato negoziale.

Le indiscrezioni su un coinvolgimento diretto di Mosca acuiscono il rischio di spaccatura intra-Ue e nel fronte atlantico. L’ipotesi che a Davos si cerchi una legittimazione informale di attori esclusi dai canali WEF tradizionali viene letta come strappo procedurale e politico.

Nel perimetro dei bilaterali, si valuta un corridoio tecnico per la ricostruzione nella Striscia, ma senza cornice condivisa il progetto resta sospeso. Possibile ingresso della premier italiana Giorgia Meloni nei colloqui, variabile che potrebbe riequilibrare il formato e attenuare la contrapposizione con Macron.

FAQ

  • Qual è l’obiettivo del Board of Peace su Gaza?
    Creare un tavolo operativo per avviare negoziati e definire linee per cessate il fuoco e ricostruzione.
  • Chi sono i registi dell’iniziativa a Davos?
    Jared Kushner e Steven Witkoff, indicati da Donald Trump.
  • Perché la Francia valuta di non partecipare?
    Per perplessità sul formato, sui partecipanti proposti e sul mandato politico del consesso.
  • Perché i nomi di Putin, Lukashenko e Netanyahu creano frizioni?
    Per l’impatto sulla neutralità del tavolo e sul bilanciamento tra le parti in conflitto.
  • Quale ruolo potrebbe avere la Germania?
    Friedrich Merz viene indicato come possibile mediatore per allentare le tensioni tra alleati.
  • È previsto un focus sulla ricostruzione della Striscia?
    Sì, ma il corridoio tecnico dipende da una cornice condivisa non ancora definita.
  • Qual è la fonte giornalistica di riferimento citata?
    L’informazione riprende elementi riportati da ANSA.

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