Crans-Montana umiliata: svizzeri si schierano con l’Italia, svolta clamorosa che ribalta il verdetto

Crans-Montana umiliata: svizzeri si schierano con l’Italia, svolta clamorosa che ribalta il verdetto

17 Gennaio 2026

Reazioni svizzere e critica al dilettantismo

Crans-Montana diventa un caso nazionale: il Comune licenzia l’addetto alla comunicazione Thierry Meyer, mentre il sindaco Nicolàs Féraud resta al suo posto dopo la disastrosa conferenza in cui non ha chiesto scusa alle vittime de Le Constellation. L’epicentro della polemica si sposta su responsabilità politiche e comunicative, con Meyer trasformato nel capro espiatorio dell’errore più visibile dell’amministrazione. La mossa non spegne la contestazione: da tutta Europa si moltiplicano le richieste di dimissioni del primo cittadino.

La stampa elvetica rompe gli indugi: la NZZ riconosce che “lo scetticismo dell’Italia è giustificato”, esortando a non “passare sopra” alle critiche. L’operato della Procura di Sion nei giorni immediatamente successivi alla strage viene bollato come “dilettantesco”, con l’avvertimento che potrebbero emergere elementi ancora più gravi. Il ritardo nell’arresto di Jacques Moretti, l’assenza di chiarimenti su eventuali indagati per i controlli comunali e pratiche processuali opache alimentano il sospetto pubblico.

Gli interrogativi non arrivano solo dall’Italia: a Zurigo, Berna e Losanna cresce l’inquietudine per una gestione che appare lenta e disordinata. L’avvocata di Losanna Miriam Mazou chiede la ricusazione dell’intero ufficio inquirente, denunciando un’inchiesta avviata in ritardo, con perquisizioni tardive e senza adeguata partecipazione delle parti civili. Il segnale politico-giudiziario è netto: la fiducia è incrinata.

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Pressioni italiane e strategia legale internazionale

Italia in trincea giudiziaria: lo Stato si costituirà parte civile e ha sollecitato il coinvolgimento dell’Unione Europea per affiancare le famiglie delle vittime della strage di Crans-Montana. La mossa punta ad accedere subito agli atti e a incidere sull’indirizzo dell’inchiesta nel Vallese, aggirando l’opacità iniziale della Procura di Sion. Le domande italiane includono l’ingresso formale nel procedimento e la consultazione immediata del fascicolo investigativo.

Il quadro operativo è vincolato dalla cornice svizzera: gli avvocati italiani dovranno coordinarsi con legali elvetici, poiché la Svizzera non aderisce all’UE e non consente il patrocinio diretto nel cantone. La strategia sarà quindi mista, con un team transnazionale incaricato di monitorare tempi, perquisizioni e audizioni, elevando gli standard probatori e riducendo il rischio di inquinamento delle prove.

Se la Procura di Sion rigettasse la costituzione di parte civile o l’accesso agli atti, l’escalation diplomatica sarebbe immediata. La pressione politica aumenterebbe su Berna e sulle autorità cantonali, con il rischio di danni reputazionali per l’intero sistema giudiziario vallesano. La lettura prevalente, anche sulla stampa svizzera, è chiara: ignorare Roma sarebbe un errore strategico.

Prospettive istituzionali e possibili interventi nel Vallese

Nel perimetro federale svizzero, ogni cantone tutela l’autonomia della propria magistratura: la Procura di Sion non può essere commissariata dalla Procura federale. Un intervento correttivo può arrivare solo dall’autorità del Vallese, che ha la facoltà di rimuovere l’attuale team guidato da Beatrice Pilloud e nominare un commissario speciale sul caso Crans-Montana. Tale scelta, pur popolare, indebolirebbe la legittimazione dell’ufficio inquirente e l’operato compiuto sinora.

La revoca del fascicolo alla pm Marie Gretillat segnala una prima correzione di rotta, ma non sana i ritardi nelle perquisizioni e l’esclusione delle parti civili dalle audizioni. La richiesta di ricusazione avanzata da Miriam Mazou tiene aperta la possibilità di un reset istituzionale interno al cantone, ancorato a criteri di imparzialità e trasparenza.

Il livello federale osserva e prepara contromisure di tutela sociale: il governo ha incaricato il Parlamento di varare una legge per il risarcimento integrale delle vittime, segnale di consapevolezza politica sulla gravità del dossier. Un eventuale intervento vallesano maturerebbe sotto una pressione internazionale crescente, con Berna in ruolo di facilitatore discreto e con l’attenzione di Zurigo, Losanna e della stampa nazionale sulle scelte di responsabilità.

FAQ

  • Qual è il margine d’intervento sul caso nel sistema svizzero?
    Solo l’autorità cantonale del Vallese può riorganizzare o sostituire la Procura di Sion.
  • La Procura federale può commissariare Sion?
    No, l’autonomia cantonale lo esclude nel quadro costituzionale elvetico.
  • Che ruolo ha avuto Beatrice Pilloud?
    Ha ritirato il dossier alla pm Marie Gretillat, primo segnale di aggiustamento interno.
  • La ricusazione dell’ufficio inquirente è possibile?
    Sì, è stata richiesta dall’avvocata Miriam Mazou; la decisione spetta alle istanze cantonali.
  • Quali misure federali sono in discussione?
    Il governo ha chiesto al Parlamento una legge per il risarcimento totale delle vittime.
  • Quali effetti avrebbe un commissario speciale?
    Potrebbe ristabilire fiducia e coordinamento, ma delegittimerebbe il lavoro svolto finora.
  • Qual è la posizione della stampa svizzera?
    La NZZ riconosce fondato lo scetticismo italiano e invita a non ignorare le criticità dell’inchiesta.

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