Amazon nel mirino della Finanza per maxi evasione fiscale presunta

Amazon nel mirino della Finanza per maxi evasione fiscale presunta

13 Febbraio 2026

Perquisizioni della Guardia di Finanza in Amazon Italia: cosa c’è davvero in gioco

Le recenti perquisizioni della Guardia di Finanza di Monza, su delega della Procura di Milano, aprono un nuovo capitolo nel rapporto tra il fisco italiano e i grandi gruppi digitali globali come Amazon. L’ipotesi è quella di una presunta evasione su redditi generati in Italia tra il 2019 e il 2024 per alcune centinaia di milioni di euro non dichiarati.

Al centro vi è il tema cruciale della “stabile organizzazione occulta”, concetto chiave per capire quando un colosso multinazionale deve pagare le imposte nel Paese in cui genera valore reale. Il fascicolo, coordinato dal pm Elio Ramondini, è ancora in fase iniziale e al momento senza indagati formali.

Le contestazioni si incrociano con altri procedimenti recenti che hanno già portato a definizioni fiscali per oltre 600 milioni di euro, confermando l’elevata attenzione dell’amministrazione finanziaria italiana sui modelli operativi dei big tech.

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Perquisizioni in sede Amazon, case dei manager e uffici KPMG

Gli accessi hanno riguardato la sede italiana di Amazon, le abitazioni di sette manager e gli uffici di KPMG. I manager non risultano al momento indagati, mentre KPMG non è coinvolta penalmente ma è chiamata in causa per la documentazione sui pareri professionali resi sulle operazioni contestate.

Per gli inquirenti, questi documenti sono fondamentali per ricostruire la struttura organizzativa effettiva del gruppo in Italia e valutare se vi sia stata una pianificazione fiscale aggressiva mirata a spostare all’estero imponibili generati nel Paese.

Le perquisizioni mirano a chiarire ruolo, decisioni e flussi interni fra società italiane e veicoli esteri, inclusa la catena di responsabilità dei vertici coinvolti nelle scelte fiscali strategiche.

Il nodo della “stabile organizzazione occulta” e Amazon EU Sarl

La Procura ipotizza una “stabile organizzazione occulta” riconducibile ad attività continuative svolte sul territorio italiano ma non dichiarate al fisco. In questa prospettiva viene citata anche Amazon EU Sarl, con sede in Lussemburgo, insieme alla sua direttrice, in relazione a una possibile omessa dichiarazione di redditi imponibili in Italia.

Il punto tecnico è stabilire se la presenza di strutture operative, personale e funzioni decisionali nel Paese superi la soglia della semplice attività preparatoria o ausiliaria, integrando invece una vera base imponibile nazionale.

La ricostruzione dovrà tener conto di contratti, flussi di fatturazione intra-gruppo, gestione delle vendite online e ripartizione dei profitti tra le diverse entità europee del gruppo.

Il passaggio alla co-operative compliance e le ricadute fiscali

Un elemento centrale per inquadrare il caso è l’ingresso di Amazon nel regime di “co-operative compliance” con l’Agenzia delle Entrate nell’agosto 2024. Si tratta di un modello di relazione avanzata che prevede un confronto preventivo e strutturato sulle scelte fiscali più rilevanti.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, da quel momento il gruppo ha iniziato a versare le imposte direttamente in Italia, segnando una discontinuità rispetto al passato.

L’indagine attuale si concentra quindi esclusivamente sul periodo precedente, quando la struttura fiscale del gruppo si basava in misura maggiore sulle entità estere, con particolare riferimento al Lussemburgo.

Dal contenzioso IVA all’accordo da oltre 500 milioni

Lo stesso pm Elio Ramondini coordinava già un’altra indagine su presunta evasione relativa in particolare all’IVA non versata. In quel filone, Amazon ha chiuso in sede tributaria con un accordo quantificato in circa 510-511 milioni di euro.

La definizione non cancella le valutazioni sulla condotta passata, ma evidenzia una scelta pragmatica di riduzione del rischio giudiziario e reputazionale. Per il fisco, rappresenta un introito importante e un precedente nel dialogo con i big del digitale.

Questo contesto rafforza la percezione di un’azione coordinata tra Procure, Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate nel presidiare la fiscalità dell’economia digitale e della logistica.

Contrabbando e rete di prestanome nella catena di import-export

Dallo stesso procedimento IVA è nato un ulteriore filone per presunto contrabbando per omessa dichiarazione, che coinvolge circa settanta presunti prestanome legati alla movimentazione di prodotti di origine cinese.

Secondo l’accusa, su queste merci non sarebbero stati versati IVA e dazi doganali all’importazione, con un danno per l’erario e potenziali distorsioni concorrenziali a scapito degli operatori in regola.

La mappa delle responsabilità dovrà chiarire quanto le condotte contestate siano riconducibili a soggetti terzi della filiera o a eventuali carenze di controllo lungo la catena logistica e commerciale.

Amazon Italia Transport, “serbatoi di manodopera” e reazione del gruppo

Parallelamente, Amazon Italia Transport, società logistica del gruppo, è al centro di un’indagine sui cosiddetti “serbatoi di manodopera”, ossia strutture di fornitura di personale sospettate di pratiche elusive sul piano fiscale e contributivo.

Nel luglio 2024 era stato disposto un sequestro preventivo di oltre 121 milioni di euro per frode fiscale; a dicembre la società ha versato oltre 180 milioni in definizione fiscale, segno della volontà di chiudere rapidamente fronti di contenzioso ad alto impatto.

Questi casi si inseriscono nel più ampio dibattito europeo sul modello di impiego, subappalto e responsabilità sociale delle grandi piattaforme di e-commerce.

La nota di Amazon: azioni “aggressive e sproporzionate”

In merito alla nuova indagine, Amazon ha diffuso una nota molto critica verso l’iniziativa giudiziaria, definendo le azioni della Procura “aggressive e sproporzionate” rispetto a quello che il gruppo considera un quadro di dialogo trasparente e in corso con le autorità fiscali italiane su questioni tecniche complesse.

L’azienda sottolinea di pagare tutte le imposte dovute in Italia, di rientrare tra i primi 50 contribuenti del Paese e di aver investito oltre 25 miliardi di euro negli ultimi 15 anni, con più di 19.000 dipendenti a tempo indeterminato.

Per il gruppo, tali numeri sarebbero indicativi di una presenza economica rilevante e strutturata, in contrapposizione all’idea di una gestione opaca delle basi imponibili.

Fase preliminare e possibili scenari per fisco e imprese

L’inchiesta è nella fase preliminare e dovrà verificare se sussistono i presupposti giuridici ed economici per configurare una stabile organizzazione non dichiarata e, di riflesso, eventuali obblighi fiscali non assolti tra il 2019 e il 2024.

Per le autorità italiane il caso è un banco di prova sulla capacità di intercettare quote di gettito legate all’economia digitale e alla logistica globalizzata, evitando arbitraggi tra ordinamenti.

Per le multinazionali, la vicenda conferma la necessità di strutture di governance fiscale robuste, trasparenza documentale e modelli di compliance anticipata, per ridurre contenziosi e rischi reputazionali nei principali mercati europei.

FAQ

Qual è l’oggetto principale della nuova indagine su Amazon in Italia?

L’indagine riguarda una presunta evasione su redditi prodotti in Italia tra il 2019 e il 2024, ipotizzati per alcune centinaia di milioni di euro non dichiarati, legata al concetto di “stabile organizzazione occulta”.

Chi coordina il procedimento e quali uffici sono stati perquisiti?

Il fascicolo è coordinato dal pm Elio Ramondini presso la Procura di Milano; sono stati perquisiti la sede italiana di Amazon, le abitazioni di sette manager e gli uffici di KPMG.

Cosa significa stabile organizzazione occulta per il fisco italiano?

Indica una presenza economica e operativa continuativa nel Paese, non formalmente dichiarata, che generi redditi imponibili da assoggettare a tassazione secondo la normativa interna e le convenzioni contro le doppie imposizioni.

Qual è il ruolo di Amazon EU Sarl con sede in Lussemburgo?

Amazon EU Sarl è citata nel provvedimento in relazione all’ipotesi di omessa dichiarazione di redditi imponibili in Italia; l’indagine mira a chiarire come siano stati allocati ricavi e profitti a livello europeo.

Cosa prevede il regime di co-operative compliance per le grandi imprese?

Prevede un dialogo strutturato e preventivo tra contribuente e Agenzia delle Entrate sulle operazioni fiscalmente sensibili, con l’obiettivo di ridurre incertezza e contenziosi, in cambio di elevati standard di trasparenza.

Quali altri accordi fiscali ha raggiunto recentemente Amazon in Italia?

In un diverso procedimento su presunte irregolarità IVA, Amazon ha definito la posizione in sede tributaria con un accordo da circa 510-511 milioni di euro, oltre ai 180 milioni versati da Amazon Italia Transport.

Come ha reagito Amazon alle perquisizioni e alle ipotesi investigative?

Amazon ha definito le azioni della Procura “aggressive e sproporzionate”, ribadendo di pagare tutte le imposte dovute, di essere tra i primi 50 contribuenti italiani e di aver effettuato ingenti investimenti e assunzioni.

Da quale fonte è tratto il contenuto originario analizzato in questo articolo?

Il contenuto originario oggetto di rielaborazione giornalistica e analitica proviene da un articolo pubblicato su HWUpgrade.it, dedicato alle indagini fiscali su Amazon in Italia.


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Direttore Editoriale Assodigitale.it Phd, MBA, CPA

Storico esperto di Digital Journalism e creatore di Immediapress la prima Digital Forwarding Agency italiana poi ceduta al Gruppo ADNkronos, evangelista di Internet dai tempi di Mozilla e poi antesignano (ora pentito) dei social media in italia, Bitcoiner Evangelist, portatore sano di Ethereum e Miner di crypto da tempi non sospetti. Sono a dir poco un entusiasta della vita, e già questo non è poco. Intimamente illuminato dalla Cultura Life-Hacking, nonchè per sempre ed indissolubilmente Geek, giocosamente Runner e olisticamente golfista. #senzatimore è da decenni il mio hashtag e significa il coraggio di affrontare l'ignoto. Senza Timore. Appunto

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