La notizia in sintesi
- Il test p-tau217 può stimare il rischio cognitivo fino a dieci anni.
- Lo studio riguarda 2.684 anziani inizialmente senza deficit cognitivi.
- Livelli molto elevati sono associati a rischio del 78% in dieci anni.
- L’esame non è raccomandato per l’uso routinario negli asintomatici.
Riassunto generato con AI
Test del sangue e rischio Alzheimer
Un test del sangue basato sulla proteina p-tau217, già approvato negli Stati Uniti per confermare la diagnosi di Alzheimer in persone con deficit cognitivi manifesti, potrebbe aiutare a prevedere chi svilupperà sintomi della malattia entro cinque-dieci anni. La ricerca è stata condotta dal Mass General Brigham di Boston, pubblicata su Jama e presentata alla Conferenza Internazionale dell’Associazione Alzheimer in corso a Londra.
Secondo quanto riferito dall’Agenzia ANSA, l’interesse dello studio riguarda persone inizialmente asintomatiche: misurare la p-tau217 nel sangue potrebbe offrire una stima del rischio futuro di deterioramento cognitivo prima della comparsa dei segnali clinici. Il dato non modifica però le attuali indicazioni d’uso dell’esame, che non è raccomandato nella pratica routinaria per gli individui senza sintomi.
La prospettiva analizzata dai ricercatori è prognostica, non una nuova autorizzazione per lo screening della popolazione generale. Negli Usa, infatti, il test è destinato a persone oltre i 55 anni già inviate allo specialista per problemi cognitivi.
I dati dello studio internazionale
I ricercatori hanno esaminato dati di sei studi realizzati in Nord America, Giappone e Australia, coinvolgendo 2.684 anziani cognitivamente sani all’inizio dell’osservazione. Per ogni partecipante sono stati analizzati i campioni di sangue, al fine di rilevare i livelli di p-tau217, e sono state eseguite scansioni PET nella fase iniziale dello studio.
I partecipanti sono stati poi valutati ogni anno per monitorare la funzione cognitiva. Nel corso del follow-up, circa 478 persone hanno sviluppato un deficit cognitivo, mentre livelli iniziali più alti di p-tau217 sono risultati significativamente associati alla comparsa di questo deterioramento.
Tra gli anziani asintomatici con valori molto elevati della proteina, il rischio stimato di sviluppare un deficit cognitivo era del 38% entro cinque anni e arrivava al 78% entro dieci anni. Il test, secondo i risultati illustrati, ha fornito indicazioni sul possibile sviluppo dei sintomi che vanno oltre quelle ottenibili dalle sole scansioni cerebrali e dai test genetici.
Lo studio ha coinvolto ricercatori di tre continenti e punta quindi a definire meglio il valore del biomarcatore nel lungo periodo. La dimensione internazionale del campione consente di osservare l’associazione tra p-tau217 e funzione cognitiva in contesti diversi, senza trasformare l’associazione rilevata in una diagnosi individuale automatica.
Il possibile valore per la prognosi
Il risultato più rilevante è la possibilità di individuare, tra persone senza sintomi, profili associati a un rischio elevato di deterioramento cognitivo negli anni successivi. Si tratta di un’informazione potenzialmente utile per approfondire la valutazione clinica, ma non di un test indicato oggi per un impiego generalizzato negli asintomatici.
Rachel Buckley, autrice principale dello studio, ha dichiarato: “Questo è un passo fondamentale per comprendere meglio cosa la p-tau217 possa rivelarci sul rischio di deterioramento cognitivo di una persona”.
Il prossimo rilievo scientifico riguarda dunque la conferma del valore prognostico del test: l’esame è già utilizzabile negli Usa a fini diagnostici in pazienti selezionati, mentre la sua eventuale estensione richiederà valutazioni ulteriori.
FAQ
Che cos’è la p-tau217?
Sì, è una proteina misurabile nel sangue: nello studio, livelli più elevati erano significativamente associati allo sviluppo di deficit cognitivo.
Quante persone hanno partecipato allo studio?
Sì, i partecipanti erano 2.684 anziani inizialmente cognitivamente sani, inclusi in sei studi svolti in Nord America, Giappone e Australia.
Qual è il rischio entro cinque anni?
Sì, per gli individui asintomatici con livelli molto elevati di p-tau217 il rischio stimato era del 38% entro cinque anni.
Il test è indicato per chi non ha sintomi?
No, il test non è oggi raccomandato per l’uso routinario negli asintomatici e negli Stati Uniti è rivolto a pazienti selezionati con problemi cognitivi.
Come è stata verificata questa notizia?
Sì, il contenuto nasce da un’analisi approfondita e da una verifica incrociata condotta dalla nostra Redazione su numerose fonti, tra cui Agenzia ANSA.




