La notizia in sintesi
- Senato: proposta bipartisan per evitare schermi da zero a tre anni.
- Il testo coinvolge famiglie, pediatri, consultori e servizi educativi.
- Previste linee guida nazionali fino ai 18 anni.
- Obiettivo: proteggere sviluppo neurocognitivo, linguaggio e relazioni.
(Riassunto generato con AI)
Stop agli schermi sotto i tre anni
Simona Malpezzi ha presentato il 23 luglio al Senato una proposta di legge che punta a evitare smartphone, tablet e altri dispositivi digitali per bambini da zero a tre anni. L’iniziativa, promossa con la Società Italiana di Pediatria e Fondazione Terre des Hommes Italia, è sostenuta da parlamentari di tutti i gruppi politici e mira a tutelare lo sviluppo neurocognitivo, fisico e relazionale nei primi anni di vita.
Il provvedimento propone linee guida nazionali del Ministero della Salute, sostegno ai genitori già durante la gravidanza e servizi per l’infanzia senza schermi. La ragione indicata dai promotori è preventiva: nella fase di maggiore crescita cerebrale, l’esposizione precoce ai device può sottrarre tempo a relazione, movimento, gioco e linguaggio.
Malpezzi, prima firmataria, ha spiegato che il disegno di legge vuole rafforzare informazione e formazione delle famiglie sui rischi dell’uso troppo precoce dei dispositivi. La proposta definisce l’esposizione agli schermi nei primi tre anni una pratica da evitare e punta a rendere omogenee le indicazioni fornite ai genitori. Il testo è stato presentato nella sala Caduti di Nassirya del Senato.
Linee guida, formazione e servizi educativi
Il nucleo operativo della proposta riguarda l’intera rete che accompagna i bambini: corsi preparto, punti nascita, consultori, pediatri, ostetriche, educatori e assistenti sociali. Nei percorsi preparto dovrebbero entrare moduli dedicati all’impatto delle tecnologie sui neonati e al rischio di usare gli schermi come strumenti abituali di sedazione o intrattenimento passivo. Nei servizi educativi pubblici e privati da zero a tre anni, il testo prevede il divieto di device durante le attività.
I progetti educativi dovrebbero privilegiare gioco libero, movimento, relazione e sviluppo del linguaggio. Per le età successive fino ai 18 anni, le linee guida dovrebbero indicare tempi massimi giornalieri e modalità di accompagnamento a un utilizzo graduale e consapevole. È prevista inoltre una formazione universitaria sui rischi digitali e sulla neurobiologia dello sviluppo per le professioni che lavorano con i minori.
Secondo Rino Agostiniani, presidente della Società Italiana di Pediatria, “il cervello attraversa una fase di straordinario sviluppo e ha bisogno soprattutto di esperienze reali”. Il pediatra chiarisce che la proposta non intende demonizzare la tecnologia, ma impedirne un’introduzione troppo precoce. Federica Giannotta, di Fondazione Terre des Hommes Italia, richiama la necessità di intervenire sulle scelte educative compiute senza piena conoscenza dei possibili danni.
Il possibile impatto dell’iter parlamentare
Il carattere bipartisan può incidere sui tempi del percorso parlamentare. Malpezzi ritiene possibile una calendarizzazione rapida, anche per collegare eventuali risorse alle campagne informative nella legge di bilancio. Licia Ronzulli, vicepresidente del Senato, ha sottolineato che la convergenza politica sui bambini può ridurre i tempi tecnici dell’iter.
Il testo prevede anche un Tavolo tecnico nazionale permanente presso il Ministero della Salute, incaricato di monitorare l’attuazione e proporre aggiornamenti almeno triennali delle linee guida. La futura efficacia della misura dipenderà quindi non solo dal divieto, ma dalla capacità di trasformarlo in accompagnamento concreto per famiglie e professionisti.
FAQ
Cosa vieta la proposta sotto i tre anni?
Sì, il testo indica di evitare smartphone, tablet e altri dispositivi digitali da zero a 36 mesi, anche nei servizi educativi.
Chi ha promosso il disegno di legge?
Sì, l’iniziativa è della senatrice Simona Malpezzi, con Società Italiana di Pediatria e Fondazione Terre des Hommes Italia.
Quali soggetti dovranno informare i genitori?
Sì, corsi preparto, punti nascita, consultori e pediatri dovranno contribuire all’informazione sui rischi dell’esposizione precoce agli schermi.
Come saranno aggiornate le linee guida?
Sì, un Tavolo tecnico nazionale presso il Ministero della Salute dovrà monitorare l’attuazione e proporre aggiornamenti almeno ogni tre anni.
Su quali fonti si basa questa analisi?
Sì, il contenuto nasce da un’analisi approfondita e verifica incrociata della nostra Redazione su più fonti: Agenzia ANSA e LaPresse.




