Accenture avverte Europa su intelligenza artificiale globale, rischio sorpasso senza alleanze strategiche e politiche industriali condivise

Accenture avverte Europa su intelligenza artificiale globale, rischio sorpasso senza alleanze strategiche e politiche industriali condivise

23 Gennaio 2026

Macchi (Accenture), l’Europa c’è nella sfida globale dell’Ia, ma deve fare squadra

Europa in corsa sull’Ia

Le aziende del continente stanno accelerando gli investimenti in intelligenza artificiale, dimostrando che il vecchio continente non è escluso dalla competizione globale. Secondo Mauro Macchi, Ceo Europa, Middle East e Africa di Accenture, l’adozione cresce in modo deciso soprattutto tra i grandi gruppi. Le applicazioni vanno dall’automazione dei processi alla personalizzazione dei servizi, fino all’analisi predittiva dei dati su larga scala.

Il divario resta tuttavia marcato tra i grandi campioni industriali e l’ampio tessuto di pmi, che fatica a trovare competenze, budget e partner tecnologici adatti. In questa fase, chi riesce a scalare rapidamente l’Ia consolida vantaggi competitivi difficili da colmare. Per questo il tema non è solo tecnologico, ma anche di politica industriale europea.

Il rischio, avverte Macchi, è una “Europa a due velocità”: da un lato i player in grado di guidare l’innovazione, dall’altro una base produttiva che resta ai margini della trasformazione. Colmare questo gap è decisivo per non perdere capacità manifatturiera e autonoma definizione degli standard.

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Campioni europei e modello federato

La ricetta indicata da Accenture passa dalla valorizzazione dei campioni continentali come motore di ecosistemi aperti. Esempi citati sono Airbus e il programma di difesa Gcap, capaci di unire competenze, capitali e filiere di più Paesi in progetti comuni. In questa logica, i grandi gruppi diventano piattaforme su cui far crescere startup, centri di ricerca e medie imprese specializzate.

Il modello è quello federato e multi-country, già sperimentato dal Cern di Ginevra, dove governance condivisa e ricerca di frontiera convivono con regole armonizzate. Applicato all’Ia, significa creare hub sovranazionali per algoritmi, dati, cloud e formazione, evitando duplicazioni e gare al ribasso tra Stati.

Una strategia di questo tipo consente di competere con Stati Uniti e Cina non sul volume di capitale, ma sulla combinazione di talento scientifico, qualità industriale e regolazione affidabile. L’obiettivo è trasformare la scala europea in un vantaggio strutturale, anziché in un mosaico frammentato di iniziative isolate.

Pmi, regole e alleanze strategiche

Per includere le pmi nella trasformazione, serve un’azione coordinata tra governi, istituzioni Ue e grandi aziende tecnologiche. Vengono considerati cruciali strumenti come sandboxes regolatorie, incentivi fiscali mirati, programmi di formazione manageriale e accesso semplificato a piattaforme di Ia “as a service”. Le imprese minori devono poter sperimentare senza oneri burocratici insostenibili.

Sul fronte normativo, il quadro europeo deve conciliare tutela dei diritti, sicurezza e velocità di adozione. Regole chiare, ma non punitive, possono diventare un fattore di attrazione per investimenti in soluzioni affidabili e trasparenti. La certezza giuridica è un asset competitivo, non solo un vincolo.

Le alleanze tra Stati membri rappresentano infine il nodo politico decisivo: superare le barriere nazionali su dati, infrastrutture e procurement pubblico è la condizione per creare veri mercati interni dell’Ia. In quest’ottica, progetti congiunti in sanità, energia, difesa e mobilità diventano il banco di prova della volontà europea di “fare squadra”.

FAQ

D: L’Europa è davvero competitiva nell’intelligenza artificiale?
R: Sì, è presente nella competizione globale grazie a grandi gruppi industriali, forte ricerca e infrastrutture condivise, ma deve accelerare su scala e cooperazione.

D: Qual è il principale ostacolo alla diffusione dell’Ia nelle pmi europee?
R: I limiti riguardano soprattutto competenze, accesso ai capitali, mancanza di partner eccessivamente strutturati e incertezza regolatoria.

D: Perché il modello federato è ritenuto vincente?
R: Perché unisce risorse e talenti di più Paesi, riduce la frammentazione e crea massa critica su dati, ricerca e infrastrutture.

D: Quali esempi concreti dimostrano il successo di questo approccio?
R: I casi di Airbus, del programma di difesa Gcap e del Cern di Ginevra, basati su cooperazione multinazionale strutturata.

D: Che ruolo hanno i grandi player europei dell’industria?
R: Agiscono da traino per l’adozione dell’Ia, fungendo da piattaforme per ecosistemi di startup, fornitori e centri di ricerca.

D: Come possono i governi sostenere la trasformazione digitale?
R: Con incentivi mirati, appalti innovativi, sandboxes regolatorie e programmi di formazione dedicati a manager e lavoratori.

D: In che modo la regolazione europea incide sulla competitività?
R: Se bilanciata, può diventare un vantaggio, garantendo fiducia, qualità e standard elevati senza bloccare la sperimentazione.

D: Qual è la fonte giornalistica delle dichiarazioni di Mauro Macchi?
R: Le affermazioni di Mauro Macchi sul ruolo dell’Europa nell’Ia derivano da un’intervista rilasciata all’agenzia ANSA a margine del Forum di Davos (riproduzione riservata, © Copyright ANSA).


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