Davos rilancia il futuro del lavoro nell’era IA tra promesse spettacolari, rischi nascosti e scelte che dividono il mondo

Davos rilancia il futuro del lavoro nell’era IA tra promesse spettacolari, rischi nascosti e scelte che dividono il mondo

24 Gennaio 2026

Davos si chiude col dilemma sul futuro del lavoro nell’era Ia

Lavoro a rischio tra tsunami e nuove opportunità

Nel confronto tra leader a Davos l’intelligenza artificiale è apparsa come una forza duplice: motore di produttività e, insieme, potenziale distruttrice di occupazione. Da un lato c’è l’ottimismo di manager come Jensen Huang, ceo di Nvidia, convinto che la tecnologia cancellerà alcune mansioni ma genererà filiere inedite nei chip, nell’energia e nelle infrastrutture. Dall’altro, il mondo del lavoro teme uno shock senza rete di protezione.

Nel panel dedicato a evitare una “crescita senza posti di lavoro” è circolata la stima di 92 milioni di impieghi a rischio entro il 2030, soprattutto nelle funzioni ripetitive e amministrative. La diffusione dell’Ia generativa e di sistemi “agentici” promette di automatizzare interi segmenti del lavoro cognitivo, mettendo in discussione la tradizionale distinzione tra colletti bianchi e blu.

Per Kristalina Georgieva, direttrice del Fondo monetario internazionale, lo shock sarà asimmetrico: nei Paesi avanzati fino al 60% dei posti sarà toccato dall’automazione, tra ruoli potenziati, trasformati o eliminati. Giovani e lavoratori entry-level rischiano di rimanere bloccati ai margini di un mercato del lavoro che chiede competenze sempre più sofisticate.

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Reskilling Revolution e strategie delle big tech

Il World Economic Forum ha risposto al clima di incertezza con la piattaforma “Reskilling Revolution”, lanciata a Davos come progetto per riqualificare un miliardo di persone con nuove competenze digitali e Ia. Per Saadia Zahidi, managing director del Wef, la traiettoria dei lavoratori non è predestinata: tutto dipenderà dagli investimenti in formazione continua e dal sostegno alla transizione professionale.

Colossi come Adobe, Cisco, SAP e Salesforce si impegnano a finanziare percorsi di upskilling e reskilling, consapevoli che l’adozione dell’Ia senza adeguata preparazione può alimentare disuguaglianze e tensioni sociali. La promessa di “jobs, jobs, jobs” evocata da Huang richiede dunque politiche attive, non solo ottimismo tecnologico.

Le organizzazioni sindacali, rappresentate a Davos da Christy Hoffmann di Uni Global Union, denunciano il rischio che la narrativa sulla produttività nasconda una semplice strategia di riduzione del personale. Senza tutele collettive e regole chiare, l’Ia può diventare l’alibi perfetto per licenziamenti di massa e per una polarizzazione estrema dei redditi.

Classe media schiacciata e nuovi equilibri sociali

Secondo l’analisi del Fmi, l’impatto dell’Ia non si limiterà al numero di posti di lavoro, ma ridisegnerà la gerarchia sociale. I compiti automatizzati coincidono spesso con le mansioni iniziali della carriera, rendendo più difficile l’ingresso dei giovani e comprimendo la mobilità sociale. Al tempo stesso, i ruoli non toccati dalla tecnologia rischiano di restare invariati ma meno pagati, con una progressiva erosione della classe media.

Per l’imprenditore Matthew Prince, ceo di Cloudflare, gli agenti autonomi potrebbero spostare gli acquisti verso piattaforme dominanti, schiacciando le piccole imprese e rafforzando il potere delle big tech. Sul fronte opposto, il ceo di Palantir Alex Karp intravede un rilancio dei mestieri manuali qualificati, dal sarto all’idraulico, mentre molti colletti bianchi vedranno emergere il loro “vero” valore di mercato.

Nel nuovo ecosistema, alcune professioni tecniche e artigianali potrebbero guadagnare status e retribuzioni, mentre ruoli amministrativi e paralegali subiranno una pressione crescente. La sfida politica diventa evitare che la trasformazione si traduca in una società a due velocità, divisa tra élite iper-specializzate e una maggioranza intrappolata in lavori poco pagati.

FAQ

D: Quanti posti di lavoro potrebbero scomparire entro il 2030?
A: Le stime citate a Davos parlano di circa 92 milioni di posti a rischio a livello globale.

D: Qual è l’obiettivo della Reskilling Revolution del Wef?
A: Riqualificare fino a un miliardo di persone con competenze digitali e legate all’intelligenza artificiale.

D: Quale quota di posti di lavoro sarà influenzata dall’Ia nei Paesi avanzati?
A: Secondo il Fmi, circa il 60% dei posti sarà interessato, tra potenziamenti, cambi di mansione o eliminazioni.

D: Chi teme un impatto negativo sui lavoratori?
A: Sindacati come Uni Global Union e parte degli economisti avvertono sul rischio di licenziamenti e polarizzazione dei redditi.

D: Quali settori potrebbero creare nuovi impieghi grazie all’Ia?
A: Energia, industria dei chip, infrastrutture digitali e cybersecurity sono tra i comparti citati come in espansione.

D: Che ruolo avranno le piccole imprese?
A: Potrebbero essere penalizzate se gli agenti Ia spingeranno i consumi verso le grandi piattaforme globali.

D: Quali lavori potrebbero guadagnare valore?
A: Professioni tecniche e artigianali qualificate, come mestieri da diploma professionale, potrebbero vedere un aumento di domanda e retribuzioni.

D: Qual è la fonte giornalistica originale citata?
A: Le analisi e le dichiarazioni riportate provengono da un servizio dell’agenzia di stampa ANSA sulla chiusura del Forum di Davos.


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