X chiede all’Australia di fermare il rafforzamento del divieto ai minori

30 Luglio 2026

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La notizia in sintesi

  • X chiede all’Australia di ritirare le modifiche al divieto under 16.
  • La piattaforma contesta poteri informativi ritenuti invasivi e rischi per la privacy.
  • Il regolatore eSafety aveva già sanzionato X per questioni di sicurezza dei minori.
  • Esperti di diritto valutano diversamente le obiezioni presentate dalla società.

(Riassunto generato con AI)

X contesta le nuove regole australiane

X, la piattaforma social che fa capo a SpaceX di Elon Musk, ha chiesto al Parlamento australiano di abbandonare il rafforzamento delle norme sul divieto di accesso ai social per i minori. Nella memoria pubblicata martedì, l’azienda sostiene che le misure destinate a imporre alle piattaforme prove più rigorose contro l’accesso underage siano inutili, inadeguate, ingiuste e potenzialmente lesive della privacy. Il confronto si svolge in Australia, Paese che ha vietato i social agli under 16 e che punta a rendere più stringenti gli obblighi di controllo per le piattaforme.

Per X, il nodo centrale è l’ampliamento dei poteri informativi del commissario competente: la società definisce tali strumenti “altamente invasivi”. L’azienda accusa inoltre l’autorità di non comprendere adeguatamente il funzionamento operativo delle piattaforme e di non prevedere tutele sufficienti per informazioni riservate o commercialmente sensibili. La richiesta di dati, documenti e prove di conformità a soggetti non australiani, secondo X, potrebbe creare problemi anche nei rapporti tra Stati.

Il precedente della multa eSafety

L’Australia è tra i Paesi che guidano il crescente movimento internazionale volto a limitare l’accesso dei minori ai social network. Dopo il bando per gli under 16 approvato a dicembre, a maggio X è stata condannata a pagare una sanzione di 463.000 dollari per non aver rispettato misure sulla sicurezza dei bambini. La multa era stata inizialmente inflitta nel 2023 dal regolatore internet eSafety, che riteneva insufficiente la risposta di X a una richiesta di informazioni sulla lotta ai contenuti di abuso sessuale online sui minori.

Quella richiesta era stata inviata un mese prima che Elon Musk acquisisse Twitter, successivamente rinominato X. La società aveva già criticato il sistema sanzionatorio australiano, giudicato eccessivo, e ora considera “del tutto ingiustificata e sproporzionata” l’ipotesi di aumentare le sanzioni contro le persone fisiche. La posizione della piattaforma non riguarda quindi soltanto la verifica dell’età, ma l’ampiezza dei poteri di vigilanza e le conseguenze economiche previste per eventuali inadempimenti.

Il dibattito tra diritti dei minori e controlli

Elon Musk è stato tra i critici più espliciti della soglia dei 16 anni, descrivendo il provvedimento come un possibile strumento per controllare indirettamente l’accesso a internet di tutti gli australiani. Quando il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha annunciato misure analoghe a febbraio, Musk lo ha definito “tiranno” e “vero fascista totalitario”. Il caso australiano evidenzia così una frizione concreta tra protezione dei minori, libertà di espressione, riservatezza dei dati e capacità dei regolatori di ottenere verifiche efficaci.

Stefania Di Stefano, ricercatrice di diritto internazionale e tecnologie, ritiene problematico il divieto generalizzato per bambini e adolescenti dal punto di vista dei diritti umani. Secondo Di Stefano, la misura è sproporzionata rispetto alla libertà di espressione, al diritto di accedere alle informazioni e alla libertà di associazione dei minori. La studiosa, tuttavia, non indica i poteri di raccolta delle informazioni come l’aspetto più critico della riforma.

La contestazione di X resta sotto esame

Una lettura diversa arriva da Julia Hörnle, docente di diritto di internet alla Queen Mary University of London, che si mostra scettica sulle obiezioni di X. Parlando a WIRED, Hörnle afferma che un regolatore australiano può chiedere a X documenti relativi alle attività svolte in Australia. Per la docente, la piattaforma può distinguere tra minori australiani e non australiani, mantenendo quindi l’applicazione delle regole entro la giurisdizione del Paese.

FAQ

Cosa chiede X al Parlamento australiano?

Sì, X chiede di ritirare le proposte che rafforzano i controlli sull’accesso ai social da parte dei minori.

Quale divieto è già in vigore in Australia?

Sì, l’Australia ha vietato l’accesso ai social media agli utenti di età inferiore a 16 anni.

Perché X critica i nuovi poteri informativi?

Sì, X li ritiene altamente invasivi e privi di adeguate garanzie per dati riservati e informazioni commercialmente sensibili.

Quanto vale la sanzione imposta a X?

Sì, a maggio X è stata condannata a pagare 463.000 dollari per il mancato rispetto di misure sulla sicurezza dei bambini.

Su quali fonti si basa questa ricostruzione?

Sì, il contenuto nasce da un’analisi approfondita e da una verifica incrociata della nostra Redazione su numerose fonti, tra cui WIRED.

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