licenziamento cassazione

Nuova sentenza permette il licenziamento per fare profitti

31 Dicembre 2016

Da oggi si può essere licenziati se l’azienda vuole fatturare di più. Lo afferma la Corte di Cassazione con sentenza n. 25201 del 7 Dicembre 2016.

Il provvedimento viene preso in risposta all’appello di un manager licenziato per una gestione aziendale più snella. Un motivo ritenuto illegittimo. La Cassazione però non l’ha vista allo stesso modo.

All’azienda, un resort di lusso in Toscana, non è stato richiesto di dimostrare spese di carattere straordinario o altre contingenze. E’ bastato quindi certificare le intenzioni di un nuovo assetto lavorativo per la cessazione della prestazione lavorativa.

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Tutto in base all’articolo 41 della Costituzione. Il licenziamento non deve più essere ancorato a fattori quali una crisi economico-finanziaria e altri dati scoraggianti. La produttività dell’azienda a favore di una rinnovata competitività può quindi essere oggi un motivo per perdere il lavoro.

A rischio quindi la funzione sociale dell’imprenditoria. I diritti del lavoratore davanti alla legge rimangono ancora una volta subordinati davanti al perseguimento di capitale da parte delle aziende.

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L’articolo 41 della Costituzione alla base della sentenza

In base all’articolo 41 della Costituzione, il giudice non può interferire con la gestione aziendale. E’ stato detto che permettere ad un’azienda di recidere un rapporto lavorativo solo se all’occorrenza di crisi economica finanziaria e di necessità di riduzione dei costi è illecito.

Sarebbe un limite vincolante nella gestione d’impresa. In relazione all’articolo 41 Costituzione è stata decretata falsa l’applicazione degli articoli 3 e 5 della legge 15 luglio 1966 numero 604.

Viene reputata legittima una decisione aziendale che prevede il licenziamento a favore di una gestione economica più parsimoniosa.

Altri avvenimenti nel mondo del lavoro

Un periodo fervente per il dibattito sul mondo di lavoro e finanza. A Gennaio verranno discussi in Cassazione alcuni quesiti del Jobs Act.

Superano i 3 milioni le firme dei favorevoli all’abolizione dei voucher per i lavori occasionali, cresciuti fuori misura a discapito della stabilità economica del lavoratore. Temi scottanti per Palazzo Chigi anche le modifiche all’articolo 18 e gli abusi sui lavoratori.

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