La notizia in sintesi
- Commissione Europea pronta a presentare tre proposte sulla revisione dell’Ets.
- Italia e altri nove Paesi chiedono tutele per l’industria europea.
- I parametri delle quote gratuite diventano il nodo politico più urgente.
- La riforma generale dell’Ets produrrà effetti soprattutto dopo il 2030.
Riassunto generato con AI
Commissione Ue prepara la revisione dell’Ets
La Commissione Europea presenterà venerdì a Bruxelles tre proposte legislative sulla revisione dell’Ets, il sistema europeo di scambio delle quote che assegna un prezzo alle emissioni climalteranti. Il pacchetto arriva mentre Italia, Polonia e altri otto Stati membri chiedono una riforma capace di tenere insieme decarbonizzazione, competitività e sicurezza economica. Il confronto riguarda soprattutto l’impatto delle nuove regole sulle imprese energivore e industriali, chiamate a sostenere costi immediati in una fase di forte pressione competitiva.
Secondo Peter Liese, responsabile Ambiente del gruppo Ppe al Parlamento europeo, l’Ets è un dossier tecnico ma con effetti sulle emissioni molto più rilevanti dei limiti Ue imposti alle automobili. La revisione è prevista dalla normativa vigente e doveva essere presentata entro la fine del mese. Nel dibattito politico, l’attenzione si concentra sulle quote gratuite e sulla prevedibilità del prezzo della CO2.
Tre interventi e il nodo delle quote gratuite
La prima proposta riguarda la revisione obbligatoria dell’Ets. La seconda interviene sul sistema Mrv, cioè monitoraggio, rendicontazione e verifica, applicato al trasporto marittimo: è un adeguamento tecnico necessario perché l’Mrv è regolato da un regolamento, mentre l’Ets è disciplinato da una direttiva. La terza misura riguarda i parametri di riferimento usati per determinare le quote gratuite assegnate ai diversi comparti produttivi soggetti al sistema.
I benchmark hanno suscitato proteste da parte dell’industria, preoccupata di ricevere quote insufficienti. Per Peter Liese, “non potevano fare diversamente” sulla base della direttiva vigente, ma una proposta separata dovrebbe modificare rapidamente la base giuridica dei parametri. I coordinatori della commissione Envi del Parlamento europeo hanno inoltre valutato in linea di principio la possibilità di una procedura d’urgenza.
La posizione dei dieci Paesi, guidati da Italia e Polonia, chiede invece una revisione radicale dei benchmark per proteggere la competitività europea. Nel documento congiunto figurano anche Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Ungheria, Romania e Slovacchia. Il gruppo ritiene che l’attuale traiettoria, con emissioni industriali vicine allo zero entro il 2039, rischi di spingere attività produttive fuori dall’Europa.
La richiesta sul tetto Ets fino al 2050
Il punto più rilevante per le imprese è la richiesta di estendere il tetto massimo dell’Ets fino al 2050. I firmatari sostengono che il prezzo della CO2 debba essere prevedibile, non esposto alla speculazione e compatibile con la concorrenza globale. La revisione generale, tuttavia, secondo Peter Liese, produrrà cambiamenti soprattutto dopo il 2030: fino al 2031 resterebbero in vigore le regole attuali, salvo un intervento mirato sui benchmark.
Questa distinzione rende la questione delle quote gratuite il primo banco di prova politico della riforma. Il blocco dei dieci Paesi rappresenterebbe sulla carta una minoranza di blocco in seno al Consiglio Ue, aumentando il peso negoziale della richiesta industriale.
FAQ
Che cos’è il sistema Ets europeo?
Sì. L’Ets è il sistema Ue di scambio delle quote che attribuisce un prezzo alle emissioni climalteranti dei settori coinvolti.
Quali proposte presenterà la Commissione Europea?
Sì. Il pacchetto comprende la revisione dell’Ets, l’adeguamento Mrv per il trasporto marittimo e nuove regole sui parametri delle quote gratuite.
Quali Paesi sostengono la richiesta italiana?
Sì. Con l’Italia firmano Polonia, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Ungheria, Romania e Slovacchia.
Quando cambieranno le regole generali dell’Ets?
Sì. Secondo Peter Liese, la revisione complessiva sarà valida dopo il 2030 e prima del 2031 resteranno le regole attuali.
Quali fonti ha verificato la Redazione?
Sì. Il contenuto nasce da un’analisi approfondita e da una verifica incrociata della nostra Redazione su più fonti: Adnkronos, Agenzia ANSA, Key4biz e la Repubblica.




