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Querele su Twitter. Esplode il caso della querela a Riotta e i follower di Berlusconi si decuplicano in pochi giorni, mentre Democrazia 2.0 fa un appello per una campagna elettorale digitale aperta e trasparente.

25 Febbraio 2016

Twitter sembra entrare a gamba tesa nella campagna elettorale per le elezioni politiche 2013 appena iniziata e i toni si presentano fin da subito alti e aspri.

Due sono i fatti accaduti in questi giorni, che hanno alimentato commenti e discussioni su Twitter.

Il primo vede coinvolto il giornalista Gianni Riotta, che  è stato querelato da Mario Giarrusso, capolista al Senato del Movimento Cinque Stelle in Sicilia.

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La querela è stata annunciata dallo stesso Avvocato Mario Giarrusso in un post pubblicato nel blog di Beppe Grillo.

Il motivo su cui si fonderebbe la querela per diffamazione a Riotta, è l’incarico di Giarrusso a consulente dell’Ato idrico di Catania. Giarrusso ha ricevuto l’incarico professionale dal commissario straordinario dell’Ata Antonina Liotta e l’incarico in questione è relativo alla procedura di liquidazione dell’ente.

Su questo incarico ha scritto un articolo Carmelo Caruso, giornalista di La Repubblica,  a sua volta querelato da Giarrusso, evidenziando che il Movimento 5 Stelle era stato uno dei promotori principali del referendum sulla privatizzazione dell’acqua.

Il movimento di Beppe Grillo si era pronunciato contro la privatizzazione dell’acqua, posizione che è risultata vincente nel recente referendum.

Giarrusso ha precisato “Come tutti i cittadini candidati del M5S vivo del mio lavoro. Il mio lavoro è fare l’avvocato.

Lo faccio difendendo i cittadini che non vogliono rigassificatori, che vogliono la raccolta differenziata e non gli inceneritori, difendendo anche le pubbliche amministrazioni che non vogliono che gli appalti siano affidati ad imprese sospettate di collegamenti con la mafia oppure vogliono recuperare i beni a note famiglie mafiose.

Invece per il signor Gianni Riotta io sarei un lottizzato perché qualche giorno fa sono stato contattato da una pubblica amministrazione che deve liquidare l’Ato acque”.

La querela e quanto successo tra Riotta e il M5S ha aperto un caso su  Twitter, dove si sono moltiplicati i commenti, che vedono contrapposti i sostenitori del Movimento di Grillo a chi difende la posizione di Riotta.

Il tema è quello della libertà di parola e della web democracy, più volte rivendicato dagli stessi sostenitori del Movimento 5 Stelle.

Il secondo caso scoppiato su Twitter vede protagonista il vulcanico Presidente del PDL Silvio Berlusconi, tornato saldamente al comando e impegnato in una campagna tesa al recupero d’immagine del partito e a  presidiare sia i media tradizionali, sia quelli online.

Il problema è sorto con l’account su Twitter @Berlusconi2013, aperto lo scorso 6 dicembre.

Si tratta di un account certificato da Twitter, che fino al 31 dicembre scorso aveva raccolto circa 7000 follower.

Nel giro di qualche giorno l’account ha visto lievitare i suoi follower da 7000 a 70000 e un’analisi più approfondita dei nuovi follower ha rivelato una numerosa presenza di account esteri, senza nessuna immagine nel profilo e inattivi da molto tempo.

Anche in questo secondo caso si sono sviluppati su Twitter commenti e discussioni, il tema di cui si parla è quello dei finti follower e dei follower comprati, topic anche da noi largamente discusso.

Twitter dunque  e insieme a Twitter le piattaforme social, entrano prepotentemente nella campagna elettorale che si è appena aperta per le prossime elezioni politiche.

I temi sono quelli della libertà di espressione e della trasparenza  degli strumenti digitali, che le compagini politiche e i loro supporter andranno a utilizzare nelle otto settimane di campagna elettorale che abbiamo davanti.

In questo senso, mi sembra quanto mai opportuno l’appello per una campagna elettorale trasparente e per una legislatura aperta alla Rete, lanciato da  Democrazia 2.0 che invita tutti i partiti a una presenza trasparente  sulla rete, a cui possano accedere tutti i cittadini e a cui deve corrispondere il desiderio di aprirsi con tolleranza  e buona volontà all’esercizio del diritto di critica ed espressione da parte degli stessi cittadini.

L’appello  segnalato e presentato anche nel post  di  Marco  Pierani, che vi invito a leggere,  è già stato firmato da molti operatori nell’ambito del web e della comunicazione digitale e  da numerose personalità del mondo universitario, dell’editoria, della cultura, dello spettacolo e della politica stessa.

 

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