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Ode a Twitter (quello di 140 caratteri)

10 Febbraio 2016

Non molto tempo fa, un articolo del New Yorker parlava di Twitter e della sua particolare struttura come di un social media che si può considerare non solo uno strumento ma anche, e soprattutto, una necessità.

“Che esagerazione!” verrà da pensare ai più, ma Twitter ha davvero in sé un insieme complesso di potenzialità che potrebbero portarlo a essere motore irrinunciabile di innovazione.

Twitter è uno strumento del web sociale che presenta caratteristiche peculiari rispetto agli altri ed è proprio su queste che avrebbe dovuto costruire la sua forza. Advertising meno invasivo, prontezza di riflessi, brevità. Proprio per questi motivi il social media cinguettante è quello preferito da politici e giornalisti di tutto il mondo.

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Ma non solo. Twitter racchiude in sé la capacità di costruire storie fatte di più voci, dove il libro, che lo strumento rappresenta, continua a crescere grazie ai racconti di tutti i suoi autori. Le storie di Twitter sono interessanti per diversi motivi che si possono riassumere in qualche punto:

  1. seguono un ordine temporale, e questo le rende irrimediabilmente legate al loro presente;
  2. sono brevi (per lo più costruite da 140 caratteri) e quindi facili da reperire, da leggere, da seguire nel flusso delle loro trasformazioni;
  3. hanno un’audience potenzialemente globale e composta delle più disparate tipologie di persone.

Queste tre caratteristiche racchiudono in sé la forza del social media e sono quelle che potrebbero tracciarne la direzione di sviluppo. Iniziamo dalla prima caratteristica: i tweet seguono un ordine temporale. Questo significa due cose. La prima può essere vista come negativa.

I flussi di  Twitter si aggiornano continuamente e non è facile essere sempre sul pezzo anche se un argomento ci interessa. La seconda nettamente positiva: se noi non siamo sempre sul pezzo Twitter lo è. E’ su Twitter che i grandi eventi che hanno segnato la nostra contemporaneità hanno trovato voce nel momento esatto in cui accadevano.

E’ su Twitter che si può fare il vero real time marketing (perché su Facebook, sì, lo si fa, ma non è la stessa cosa), è su Twitter che si trova l’ultima news, l’ultima opinione, l’ultimo pensiero del giornalista, della pop-star, del politico, del giornale che seguiamo.

Il secondo punto si lega indissolubilmente al primo. Vi immaginate una breaking news di 10.000 caretteri? Negli ultimi giorni si sono rincorse voci sui nuovi sviluppi di Twitter e sulle sue probabili e possibili trasformazioni. Uno dei cambiamenti che ha creato certamente più curiosità è la possibilità di passare dai 140 caratteri tradizionali ai 10.000. Come spesso accade sui social c’è chi grida allo scandalo e chi cerca di vedere i lati positivi. Dal punto di vista delle caratteristiche del social in questione, questa evoluzione potrebbe significare un decisivo cambio di rotta, nonché una vera e propria trasformazione nelle abitudini d’uso dei suoi utenti.

Topolski, giornalista del New Yorker autore dell’articolo sopra citato, vede in questo cambiamento la probabile fine del social media. Tuttavia, quello che sta accadendo potrebbe essere visto solo come una naturale evoluzione, un cambiamento decisivo ma non per forza negativo delle dinamiche del social. Perché tanta preoccupazione allora? Forse perché, a differenza dei cambiamenti che Facebook apporta periodicamente al suo canale, questo si rivela un cambiamento della natura stessa di Twitter. La brevità dei suoi cinguettii permette  di seguirli in modo rapido, di raccoglierli (nel caso di giornalisti e ricercatori) con facilità e di informarsi su cose differenti in breve tempo. Il numero limitato di caratteri contiene il rumore e costringe ad andare subito al sodo.

Allo stesso tempo, però, crea un limite per gli user e per il social stesso. Da una parte spinge alla sovra-produzione (vi è mai capitato di seguire un hashtag e vederlo rovinato da orde di tweet prodotti da adolescenti “urlanti”? Se non avete mai provato l’ebrezza probabile che accada durante le ospitate di San Remo) e dall’altra spinge gli utenti ad uscire in continuazione dal social media per poter leggere la notizia per intero seguendo il link, che spesso si trova all’interno del tweet. Questo implica importanti perdite di traffico per il social e crea non poche difficoltà allo sviluppo dell’advertising al suo interno.

Tralasciando l’ultima caratteristica fondante e continuando a concentrarsi su questa trasformazione, cosa potrebbe portare in senso positivo? Sicuramente una fruizione semplificata delle notizie e una maggior completezza. Nonché una maggior facilità per il social nell’attirare investimenti pubblicitari e nuovi user. Nel 2011, Jack Dorsey ha affermato alla conferenza Wall Street Journal’s AllThingsD che quando le persone chiedono cosa sia Twitter non c’è una risposta precisa. Twitter è quello che le persone decidano che sia. Si dovrà attendere il cambiamento e poi si dovrà aspettare ancora un po’ per comprendere quali saranno gli sviluppi futuri delle pratiche d’uso di Twitter.

Tuttavia  di una cosa si può essere certi. Se cambierà, Twitter cambierà completamente, agendo sulla sua stessa natura. E i primi user, quelli che su Twitter si sentono a casa, dovranno decidere se stare alle nuove regole o se rimanere affezionati a qualcosa che, prima o poi, potrebbe dissolversi nell’evoluzione di se stesso.

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