La notizia in sintesi
- IBM crolla a Wall Street dopo risultati preliminari inferiori alle attese.
- Il gruppo segnala un cambio di spesa verso infrastrutture e cybersecurity.
- Ricavi trimestrali indicati a 17,2 miliardi di dollari, in crescita dell’1%.
- La vendita di titoli coinvolge anche altri grandi nomi del software.
(Riassunto generato con AI)
IBM sotto pressione dopo l’allarme sui conti
IBM ha perso oltre un quarto del proprio valore in Borsa martedì, a Wall Street, dopo avere diffuso risultati preliminari del secondo trimestre giudicati deludenti e un avvertimento sui profitti. Il gruppo guidato da Arvind Krishna ha attribuito la frenata al cambiamento nelle priorità di investimento dei grandi clienti aziendali, sempre più orientati verso server, memoria, storage e cybersicurezza. La reazione del mercato è arrivata mentre l’intelligenza artificiale generativa sta ridefinendo la domanda tecnologica e la distribuzione dei budget informatici.
Per il trimestre chiuso a giugno, IBM ha indicato ricavi per 17,2 miliardi di dollari, in aumento dell’1% su base annua ma sotto le attese degli analisti, fissate a 17,86 miliardi. L’utile rettificato per azione è atteso a 2,93 dollari, rispetto ai 3,02 dollari stimati dal mercato. La flessione del titolo ha trascinato anche il comparto software, con ribassi per Microsoft, ServiceNow, Salesforce e Intuit.
Il cambio di spesa che pesa sul software
Il punto centrale non è soltanto il dato trimestrale, ma il riassetto della spesa tecnologica delle imprese. La corsa globale alla costruzione di infrastrutture per l’IA ha aumentato la domanda di hardware, facendo salire i prezzi e creando scarsità di forniture in diversi segmenti. Secondo IBM, verso la fine di giugno molti clienti hanno anticipato gli acquisti di componenti e sistemi per garantirsi disponibilità prima di ulteriori rincari.
Questo spostamento ha sottratto risorse ai mainframe e al software collegato, attività ad alto margine sulle quali il gruppo contava. I sistemi mainframe elaborano milioni di transazioni quotidiane in comparti come banche e compagnie aeree, ma la priorità immediata dei clienti è stata l’approvvigionamento dell’infrastruttura. In parallelo, le aziende hanno privilegiato anche la cybersicurezza, alla luce dei progressi nelle capacità di hacking basate sull’intelligenza artificiale.
Arvind Krishna ha spiegato agli investitori: “Nelle ultime settimane di giugno abbiamo visto i clienti spostare la spesa trimestrale in conto capitale verso acquisti di server, storage e memoria”, per assicurarsi infrastrutture con disponibilità limitata. Il ceo ha inoltre segnalato che “numerosi grandi accordi” non sono stati conclusi nei tempi previsti. A la Repubblica, Krishna ha riconosciuto: “Non ci siamo adattati e non ci siamo mossi abbastanza rapidamente”.
Le conseguenze per IBM e il settore
Il caso IBM evidenzia il rischio che la spesa per l’IA favorisca prima l’infrastruttura fisica e la protezione dei sistemi, rinviando investimenti nel software tradizionale. Chris Beauchamp, chief market analyst di IG Group, ha definito la fase “un brutto momento per IBM e i titoli software”, indicando come questione decisiva la durata di questo spostamento. Se la pressione dovesse prolungarsi, il mercato potrebbe riesaminare le prospettive del settore software.
FAQ
Perché le azioni IBM sono scese?
Sì, il calo è seguito ai risultati preliminari del secondo trimestre, inferiori alle attese, e all’avvertimento sui profitti diffuso dalla società.
Quanto fatturato ha indicato IBM?
Sì, IBM ha indicato ricavi trimestrali per 17,2 miliardi di dollari, pari a una crescita annua dell’1%.
Quali investimenti stanno cambiando?
Sì, i clienti hanno privilegiato server, storage, memoria e cybersicurezza, riducendo nel trimestre la spesa destinata a mainframe e software correlato.
Quali aziende software hanno perso terreno?
Sì, dopo l’allarme di IBM sono scese anche Microsoft, ServiceNow, Salesforce e Intuit, secondo i dati riportati dalle fonti.
Come è stata verificata questa notizia?
Sì, il contenuto nasce da un’analisi approfondita e da una verifica incrociata della nostra Redazione su più fonti: The Guardian e la Repubblica.




