Enrica Bonaccorti smaschera la truffa del Cruciverbone e scuote la tv

Enrica Bonaccorti smaschera la truffa del Cruciverbone e scuote la tv

12 Marzo 2026

La “truffa del Cruciverbone” che segnò la carriera di Enrica Bonaccorti

Il 31 dicembre 1991, negli studi di Non è la Rai a Roma, la conduttrice Enrica Bonaccorti si trovò al centro di un episodio destinato a entrare nella storia della tv italiana: la cosiddetta “truffa del Cruciverbone”. Durante un gioco telefonico in diretta, una concorrente, Maria Grazia da Bassano in Teverina, rispose in anticipo con la parola “eternit”, prima che fosse letta la definizione. La reazione ferma e indignata della conduttrice portò a indagini giudiziarie e a un lungo dibattito mediatico. Oggi, alla luce della scomparsa di Bonaccorti a 76 anni per un tumore al pancreas, quell’episodio viene riletto come uno snodo decisivo della sua carriera e un caso emblematico di gestione della trasparenza nei programmi televisivi in diretta.

In sintesi:

  • Episodio avvenuto il 31 dicembre 1991 durante il gioco televisivo “Cruciverbone”.
  • La concorrente rispose “eternit” prima della definizione, scatenando il sospetto di truffa.
  • Enrica Bonaccorti interruppe il gioco in diretta e denunciò l’anomalia.
  • Seguì un procedimento giudiziario, concluso con assoluzione per insufficienza di prove.

Come nacque e si sviluppò il caso del Cruciverbone

Nel corso della prima edizione di Non è la Rai, l’unica condotta da Enrica Bonaccorti, il “Cruciverbone” era uno dei giochi di punta: un grande schema numerato da cui i telespettatori sceglievano una casella, attendendo la definizione in diretta. Il 31 dicembre 1991, la concorrente Maria Grazia da Bassano in Teverina selezionò una riga ancora completamente vuota e, senza attendere la domanda, pronunciò immediatamente *“eternit”*.

La conduttrice colse in tempo reale l’anomalia e reagì con decisione, fermando il gioco, mostrando evidente irritazione e scandendo la frase rimasta celebre: “Io non ti ho fatto nessuna domanda, Maria Grazia”. Il caso si trasferì rapidamente dalle case degli italiani alle pagine dei quotidiani e poi nelle aule giudiziarie.

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Le indagini cercarono di chiarire se vi fosse un sistema di comunicazione esterna o una fuga di informazioni sullo schema del gioco. Il procedimento si concluse però con l’assoluzione della concorrente per insufficienza di prove: non fu mai dimostrato come avesse potuto conoscere in anticipo la parola giusta.

L’eredità di Enrica Bonaccorti e il significato televisivo del caso

Negli anni, Enrica Bonaccorti ha rivendicato quell’episodio come uno spartiacque professionale. In radio, a “I Lunatici” su Rai Radio 2, nel 2019, lo definì esplicitamente uno *“spartiacque”* della sua carriera, ricordando come alcuni ambienti le avessero suggerito di sorvolare sull’accaduto per evitare tensioni con la produzione.

Nel 2025, al settimanale Oggi, ha raccontato l’amarezza per le conseguenze di quella scelta, pur non avendo mai rinnegato la sua reazione. La frase esplosa in diretta – *“Fermate la musica, datemi una mitragliatrice!”* – è rimasta come simbolo di una conduzione che rifiutava di banalizzare un sospetto di irregolarità.

Nel tempo, la “truffa del Cruciverbone” è diventata un caso di studio sulla responsabilità editoriale nei giochi televisivi e sull’importanza della trasparenza nei rapporti tra conduttore, produzione e pubblico, anticipando temi oggi centrali nell’etica dei format in diretta.

FAQ

Chi era Enrica Bonaccorti e perché è ricordata per Non è la Rai?

Enrica Bonaccorti era conduttrice, autrice e attrice. È ricordata per la prima edizione di Non è la Rai e per la gestione ferma della “truffa del Cruciverbone”.

Cosa fu esattamente la cosiddetta truffa del Cruciverbone?

Fu un episodio del 31 dicembre 1991 in cui una concorrente telefonica rispose “eternit” prima che venisse letta la definizione del gioco “Cruciverbone”.

Quali furono le conseguenze giudiziarie per la concorrente Maria Grazia?

Ci fu un procedimento giudiziario, ma si concluse con l’assoluzione di Maria Grazia per insufficienza di prove, non essendo dimostrato alcun meccanismo fraudolento.

Perché Enrica Bonaccorti definì l’episodio uno spartiacque di carriera?

Lo definì uno spartiacque perché la sua scelta di denunciare l’anomalia in diretta fu considerata scomoda, condizionando rapporti professionali e successive opportunità televisive.

Quali sono le fonti utilizzate per la ricostruzione di questo episodio televisivo?

Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta di contenuti Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborati dalla nostra Redazione.


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