Confindustria lancia l’allarme energia per l’AI in Italia e chiede incentivi a software e cloud

Confindustria lancia l’allarme energia per l’AI in Italia e chiede incentivi a software e cloud

26 Maggio 2026

La notizia in sintesi:

  • Emanuele Orsini lega sviluppo dell’intelligenza artificiale a sovranità industriale, dati e sicurezza europea.
  • Confindustria chiede incentivi a software e cloud e un grande piano di formazione su AI.
  • Il fabbisogno elettrico italiano potrebbe salire da 300 a 600 TWh in 25 anni.
  • Massimo Dal Checco sostiene incentivi per cloud ed edge come pilastro della politica industriale digitale.

(Riassunto generato con AI).

AI e sovranità industriale: l’allarme di Orsini da Roma

Chi guida l’intelligenza artificiale guiderà anche l’economia globale. È il messaggio lanciato da Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, all’Assemblea 2026 di Roma, dove l’AI è stata presentata come snodo strategico per competitività, lavoro e sicurezza economica.

Che cosa è in gioco? La capacità dell’Italia e dell’Europa di non diventare semplici importatori di tecnologia, ma protagonisti nella costruzione di un ecosistema AI autonomo. Dove? In un contesto europeo segnato da dipendenze esterne su energia, semiconduttori, materie prime e ora anche dati.

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Quando? In una finestra critica: i prossimi 10-15 anni, in cui si decideranno infrastrutture energetiche e digitali. Perché? Per evitare che la dipendenza tecnologica si trasformi in perdita di sovranità industriale, occupazionale e finanziaria.

AI, energia e dati: le nuove dipendenze strategiche europee

Nella sua relazione, Orsini inserisce l’intelligenza artificiale nel quadro delle dipendenze strutturali dell’Europa: energia, materie prime, semiconduttori, industria di base. L’AI diventa una vulnerabilità se resta tecnologia importata, erogata da pochi grandi player extraeuropei.

Il presidente di Confindustria avverte che senza infrastrutture digitali nazionali, capacità computazionale, data center e cybersicurezza, l’AI non potrà trasformarsi in motore di crescita autonoma. I dati vengono definiti “materia prima” strategica da governare con connessioni ad alta capacità, cloud affidabili e norme di protezione efficaci. “Senza infrastrutture digitali, capacità computazionale e sicurezza, l’AI resta una tecnologia importata, non un motore autonomo di crescita”, afferma Orsini.

Il tema si sposta così dall’adozione di singole soluzioni software alla costruzione di un ecosistema industriale europeo dell’AI, capace di integrare manifattura, servizi, pubblica amministrazione e filiere produttive.

Incentivi, formazione e AI nelle filiere produttive italiane

Per Confindustria, la leva centrale è la politica industriale. Orsini chiede di includere esplicitamente software, cloud e servizi digitali evoluti negli incentivi agli investimenti produttivi, superando una visione limitata ai soli macchinari fisici.

Le imprese, secondo Orsini, devono essere accompagnate nell’addestramento dell’AI sui propri dati e, dove possibile, sui dati di intere filiere, così da ottimizzare progettazione, manutenzione, logistica e gestione dei rischi. Questo implica un grande piano di formazione per lavoratori e manager, oltre all’introduzione strutturale dell’educazione all’intelligenza artificiale già nelle scuole superiori di secondo grado.

L’obiettivo è evitare che l’AI resti confinata nelle big tech o nei laboratori di ricerca, portandola invece dentro i processi produttivi delle PMI manifatturiere, nel controllo qualità, nella supply chain e nella gestione dei dati aziendali, vero patrimonio competitivo del Made in Italy.

Transizione digitale e raddoppio del fabbisogno elettrico

Il passaggio più netto riguarda l’energia. Orsini stima che, spinta da AI, cloud, data center, automazione industriale e mobilità elettrica, la domanda di elettricità in Italia possa raddoppiare nei prossimi 25 anni: da circa 300 a 600 terawattora.

Questo scenario ribalta il dibattito energetico: la transizione digitale non è neutra dal punto di vista elettrico, ma richiede una crescita poderosa di produzione e, soprattutto, di rete. Nella relazione si ricorda che negli Stati Uniti i data center hanno consumato negli ultimi due anni più energia che nei quattordici precedenti.

Per Confindustria, l’Italia deve quindi potenziare rapidamente rete di trasmissione e distribuzione e ridurre drasticamente i tempi di allaccio. “Non c’è energia competitiva senza una rete in grado di trasportarla dove serve”, avverte Orsini, sottolineando la centralità della localizzazione industriale.

Prezzo dell’energia, autorizzazioni e rischio deindustrializzazione

Il costo dell’energia viene definito da Orsini una “minaccia esistenziale” per le imprese italiane. L’Italia, denuncia, continua a pagare nei propri stabilimenti prezzi fra i più elevati d’Europa, erodendo margini e capacità d’investimento su innovazione e AI.

Confindustria collega il problema a scelte del passato, tra cui l’uscita dal nucleare, e alle attuali lentezze autorizzative sulle rinnovabili. Orsini cita circa 4.000 permessi per nuovi impianti verdi ancora bloccati, 85 GW installati, 50 da realizzare entro quattro anni e 131 GW in attesa di autorizzazione.

Un terzo della potenza già installata, sottolinea, non risulta ancora allacciato alla rete. Le resistenze regionali e locali rallentano la creazione di una base energetica coerente con l’esplosione della domanda digitale e rischiano di spingere all’estero produzioni ad alta intensità energetica.

Mix energetico: rinnovabili, gas e ritorno al nucleare

La linea proposta da Confindustria è di mix energetico bilanciato. Orsini chiede di sbloccare strutturalmente le rinnovabili, considerate chiave per contratti di lungo termine competitivi e per disaccoppiare il prezzo dell’elettricità da quello del gas.

Al tempo stesso, il gas viene indicato come necessario per i settori manifatturieri non elettrificabili nel medio periodo e come “cuscinetto” per garantire stabilità di sistema rispetto all’intermittenza di eolico e fotovoltaico.

Il nucleare viene presentato come fonte in grado di assicurare “corrente di continuità a zero emissioni”, complementare alle rinnovabili. Orsini respinge l’obiezione sui tempi lunghi: giudica “inutile” ogni anno perso prima di decidere, perché la pianificazione energetica vale almeno su orizzonti ventennali.

Europa, investimenti comuni e rischio marginalizzazione tecnologica

Nella visione del presidente di Confindustria, la partita è inevitabilmente europea. Orsini sollecita un vero mercato unico dell’energia e dei capitali, insieme a strumenti di debito comune per finanziare una nuova politica industriale dell’Unione.

Tra le priorità d’investimento elenca infrastrutture energetiche, nucleare, mobilità, reti digitali, intelligenza artificiale, ricerca, minerali critici, scienze della vita e difesa. La competitività dell’AI in Europa, sostiene, dipenderà da capacità computazionale, costo dell’energia e scala degli investimenti.

Senza massa critica, l’Unione rischia di restare un grande mercato di consumo per tecnologie sviluppate altrove, con perdita di controllo su dati, standard industriali e catene di valore strategiche.

Incentivi a software e cloud: l’apertura del governo e il ruolo di Anitec-Assinform

Nel dibattito sugli incentivi, un passaggio chiave arriva dalle parole della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che all’Assemblea di Confindustria ha definito “corretto e intelligente” ragionare sull’inclusione di investimenti in software e cloud nelle misure agevolative.

Massimo Dal Checco, presidente di Anitec-Assinform, ha espresso “grande soddisfazione” per questa apertura, ricordando il lavoro congiunto svolto con Confindustria per raggiungere questo obiettivo e dichiarandosi disponibile a collaborare con il Governo per soluzioni operative.

Dal Checco ringrazia anche Orsini per aver posto con forza il tema nella sua relazione, sottolineando che non si tratta di una questione settoriale, ma di una priorità per l’intera industria italiana, chiamata a colmare rapidamente il divario digitale rispetto ai principali concorrenti internazionali.

Cloud, edge e credito d’imposta per la trasformazione digitale delle PMI

Per Anitec-Assinform, l’inclusione di soluzioni in cloud ed edge negli incentivi rappresenta un tassello centrale di una politica industriale moderna per il digitale.

Dal Checco evidenzia la necessità di strumenti semplici e prevedibili, come un credito d’imposta realmente accessibile alle piccole e medie imprese, per programmare investimenti pluriennali in innovazione, cybersecurity e AI applicata ai processi.

“Solo così possiamo sostenere concretamente la trasformazione digitale del sistema produttivo italiano e mantenere la competitività delle nostre aziende”, afferma, aggiungendo che le imprese hanno bisogno di regole coerenti con l’evoluzione del mercato e di tempi certi per attivare nuovi progetti.

Prospettive future tra AI, energia e politica industriale europea

La convergenza tra intelligenza artificiale, transizione energetica e integrazione finanziaria europea apre uno scenario inedito per l’industria italiana. Nei prossimi anni, la capacità di allineare incentivi a software e cloud, riforme autorizzative, piano energetico e formazione digitale determinerà la posizione del Paese nelle nuove catene del valore dell’AI.

Se Italia ed Europa sapranno agire in modo coordinato su rete elettrica, data center, capitale umano e mercati dei capitali, l’AI potrà diventare un acceleratore di produttività. In caso contrario, il rischio è cristallizzare una dipendenza strutturale da tecnologie e infrastrutture extraeuropee.

FAQ

Perché l’intelligenza artificiale è considerata una questione di sovranità?

È considerata tale perché chi controlla piattaforme, dati e infrastrutture AI influenza innovazione, produttività, occupazione e sicurezza economica di interi Paesi.

Quali incentivi chiede Confindustria per favorire l’adozione dell’AI?

Chiede di includere in modo esplicito software, servizi cloud ed edge computing negli incentivi agli investimenti industriali, affiancandoli a macchinari e impianti.

In che modo l’AI impatta sulla domanda di energia elettrica?

L’AI, insieme a data center e automazione, aumenta enormemente l’uso di elettricità, con stime di raddoppio del fabbisogno italiano in 25 anni.

Perché rinnovabili, gas e nucleare vengono considerati complementari?

Sono considerati complementari perché rinnovabili riducono i costi variabili, il gas garantisce flessibilità e il nucleare fornisce produzione continua a basse emissioni.

Qual è la fonte originaria delle informazioni riportate nell’articolo?

Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta di contenuti Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborati dalla Redazione.


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