La notizia in sintesi
- Claude espone chat e contenuti pubblici nei risultati di Google.
- Tra i dati emersi figurano informazioni personali, chiavi e credenziali.
- Una ricerca specifica sulle chat risulta mitigata, quella sugli Artifacts resta attiva.
- Anthropic consente di modificare le impostazioni di condivisione e privacy.
(Riassunto generato con AI)
Claude e chat pubbliche indicizzate
Claude, il chatbot di Anthropic, sta rendendo rintracciabili tramite Google conversazioni e creazioni condivise pubblicamente dagli utenti, secondo quanto riportato da 404 Media nelle ultime ore. Il problema riguarda link generati per inviare chat a colleghi, amici o altri contatti, ma che possono finire nei risultati di ricerca e quindi essere consultati da chiunque. L’esposizione nasce dalla natura pubblica dei collegamenti di condivisione e dalla loro possibile indicizzazione, un passaggio che alcuni utenti potrebbero non avere considerato.
Il report firmato da Joseph Cox segnala che tra i materiali visibili figurerebbero un’app per terapia realizzata con strumenti di intelligenza artificiale, appunti di riunioni e una dashboard apparentemente destinata all’analisi di dati di fatturazione medica. Le chat individuate includerebbero anche chiavi di portafogli di criptovalute e dati personali, fra cui indirizzi. Anthropic non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento.
Come funzionano i link condivisi
Come altri servizi conversazionali basati sull’IA, Claude permette di creare un link accessibile pubblicamente per condividere il testo completo di una conversazione. Questa funzione può essere utile per collaborare su un contenuto, verificare una risposta o mostrare un progetto realizzato con il chatbot. Tuttavia, la pubblicazione del link può trasformare uno scambio pensato per una cerchia ristretta in un contenuto potenzialmente raggiungibile dai motori di ricerca.
Un Google dork, cioè una ricerca molto specifica usata per individuare determinate pagine o file, aveva fatto emergere chat di Claude, secondo un post pubblicato sul subreddit dedicato al servizio. Al momento della verifica di 404 Media, quella ricerca non restituiva risultati né su Google né su DuckDuckGo, segnale che il problema relativo a quel percorso appare mitigato. Il post citato indicava la possibile presenza di chiavi API, credenziali di accesso, nomi, indirizzi e numeri telefonici.
Resta invece funzionante, al momento della pubblicazione del report, una ricerca capace di far emergere gli Artifacts di Claude. Si tratta di spazi di lavoro interattivi usati per sperimentare applicazioni, strumenti e progetti creati con il cosiddetto vibe coding. La distinzione è rilevante: la riduzione della visibilità delle chat attraverso una singola query non equivale alla rimozione automatica di tutti i contenuti che potrebbero essere stati condivisi pubblicamente.
Il precedente ChatGPT e il rischio residuo
Il caso richiama un’esposizione che ha coinvolto ChatGPT di OpenAI l’anno scorso, quando quasi 100.000 conversazioni risultavano ricercabili su Google. In quell’occasione un ricercatore riuscì a raccogliere le chat esposte, mostrando come la rimozione dai risultati possa non cancellare eventuali copie già acquisite da terzi. Anche nel caso di Claude, un link diretto può continuare a consentire la visualizzazione del contenuto pur dopo la sua scomparsa dall’indice di ricerca.
Forbes aveva riferito che una situazione analoga aveva interessato Claude anche l’anno precedente. Gli utenti possono modificare le impostazioni di privacy e condivisione per rendere le chat non più accessibili pubblicamente. Il punto centrale resta la verifica preventiva di ciò che viene inserito in conversazioni destinate alla condivisione.
FAQ
Che cosa è stato esposto da Claude?
Sì, i contenuti segnalati includono chat, Artifacts, dati personali, chiavi di criptovalute, chiavi API e credenziali di accesso riportate nel post citato.
Perché Google mostra alcune chat Claude?
Sì, Google può indicizzare link creati dagli utenti tramite la funzione di condivisione pubblica delle conversazioni di Claude.
Le ricerche sulle chat funzionano ancora?
No, la query specifica sulle chat testata da 404 Media non mostrava risultati su Google e DuckDuckGo al momento della verifica.
Gli Artifacts di Claude restano rintracciabili?
Sì, una ricerca specifica per individuare gli Artifacts risultava ancora funzionante al momento della pubblicazione del report di 404 Media.
Su quali fonti si basa questa analisi?
Sì, il contenuto nasce da un’analisi approfondita e da una verifica incrociata della nostra Redazione su numerose fonti, tra cui 404 Media.



