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9 Aprile 2026

Transizione ecologica, realismo e responsabilità: la visione di Vincenzo Pepe

Chi: il giurista ambientale Vincenzo Pepe, professore alla Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, presidente di FareAmbiente e responsabile ambiente della Lega.
Che cosa: propone un ambientalismo realistico, non ideologico, che integri tecnologia, economia, salute e cultura.
Dove: nel podcast “Italia in transizione” di Adnkronos e Shared Ground, in dialogo con Giorgio Rutelli.

Quando: nella nuova puntata dedicata alle sfide della transizione ecologica europea e italiana.
Perché: per superare negazionismo e catastrofismo, governando sviluppo, energia e clima con metodo scientifico e responsabilità collettiva.

In sintesi:

  • Ambiente come sistema complesso: natura, tecnologia, identità, cultura e qualità della vita quotidiana.
  • Rifiuto di negazionismo e catastrofismo: sostenibilità come gestione del rischio e sviluppo governato.
  • Scuola ed educazione ambientale obbligatoria per cambiare davvero comportamenti, consumi, uso delle risorse.
  • Europa tra Usa e Cina: servono realismo industriale, ricerca, mix energetico con anche nucleare.

Ambiente, economia e scuola: perché serve un ambientalismo realistico

Per Vincenzo Pepe l’ambiente è “tutto ciò che ci circonda”: natura, infrastrutture, tradizioni, lingua, tecnologia, qualità della vita. Ridurlo alla sola tutela paesaggistica significa non capire la dimensione reale della transizione ecologica.
Rifiuta la “decrescita felice” di Serge Latouche e, allo stesso tempo, il produttivismo senza limiti: sviluppo e innovazione sono inevitabili, ma vanno governati con un principio chiave: *“rischio zero non esiste, rifiuto zero non esiste”*. La sostenibilità diventa allora mitigazione del rischio e scelta del rischio minore compatibile con una buona vita materiale e sociale.

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Nel dialogo con Giorgio Rutelli emerge il nodo politico: chi guida la transizione tra Green Deal europeo, pressioni industriali di Italia e Germania e vincoli competitivi globali? Pepe propone un equilibrio tra comportamenti individuali e politiche pubbliche fondate su metodo scientifico, non su emotività. Critica sia l’ipertrofia normativa europea sia l’idea che il mercato possa autoregolarsi da solo sull’ambiente.

Durissima la sua valutazione sulla scuola: manca una vera educazione ambientale. *“Sappiamo tutto di Dante, ma non sappiamo come rapportarci quotidianamente con le risorse naturali”*. Chiede una disciplina obbligatoria, nuova educazione civica orientata a rifiuti, energia, consumi.

Energia, clima e geopolitica: quale rischio accettabile per la casa comune

La tecnologia è, per Pepe, necessaria ma da governare. Cita rifiuti ospedalieri e radioattivi: non eliminabili, perché legati a cure che salvano vite. Il problema diventa *dove* e *come* gestirli, superando il riflesso “not in my backyard”. *“Responsabilità significa accettare il problema e gestirlo, non spostarlo altrove”*, afferma, richiamando la dimensione etica dell’ambientalismo.

Sul clima rifiuta negazionismo e allarmismo: sì alla riduzione delle emissioni per motivi di salute immediata, come dimostrano i dati Oms sulle morti da polveri sottili; sì anche all’adattamento, spesso rimosso dal dibattito. Le politiche ambientali, sottolinea, migliorano la salute oggi, non solo il clima di domani.

In chiave geopolitica, descrive un triangolo squilibrato: Stati Uniti spesso più scettici, Cina che unisce carbone e leadership green, Europa schiacciata tra vincoli e dipendenze tecnologiche. Propone “realismo industriale” e forti investimenti in ricerca. Sul piano energetico invoca un mix: rinnovabili (solare, eolico, idroelettrico, geotermico) e anche nucleare, con ricerca su fissione, fusione e piccoli reattori. Sottolinea l’incoerenza di un’Italia che importa energia nucleare senza produrla.

La vera transizione, conclude, è culturale: servono tempo, gradualità e consenso per evitare rigetto sociale. Riconosce il merito dei movimenti legati a Greta Thunberg nell’aver alzato l’attenzione, ma la fase attuale deve essere pragmaticamente guidata da scienza, responsabilità e dalla domanda centrale: qual è il rischio accettabile per vivere meglio, oggi e domani, nella nostra “casa comune”, secondo anche l’insegnamento di Papa Francesco?

FAQ

Cosa intende Vincenzo Pepe per ambiente come sistema complesso

Intende un ambiente che include natura, infrastrutture, tecnologia, cultura, lingua, identità e qualità della vita quotidiana, non solo paesaggio.

Perché il rischio zero è considerato irrealistico nella sostenibilità

Perché ogni attività umana produce impatti e rifiuti; la vera sostenibilità è ridurre e governare il rischio, scegliendo l’opzione meno dannosa.

Quale ruolo attribuisce Pepe all’educazione ambientale nelle scuole

Attribuisce un ruolo centrale: chiede una materia obbligatoria, parte dell’educazione civica, per cambiare concretamente consumi, gestione rifiuti ed energia.

Perché l’Italia dovrebbe riaprire il dibattito sul nucleare secondo Pepe

Perché l’Italia importa già energia nucleare dall’estero; investire in ricerca e piccoli reattori ridurrebbe dipendenze e vulnerabilità industriali.

Quali sono le principali fonti informative utilizzate per questo articolo

Questo articolo è stato elaborato partendo congiuntamente da contenuti ufficiali di Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborati dalla Redazione.

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