La notizia in sintesi:
- Altroconsumo rileva ombrellone e due lettini a 225 euro nella prima settimana di agosto.
- In cinque anni i prezzi medi degli stabilimenti balneari sono aumentati del 24% in Italia.
- Alassio, Gallipoli, Alghero e Taormina–Giardini Naxos guidano la classifica delle località più care.
- Altroconsumo chiede più spiagge libere, gare trasparenti e riforma delle concessioni balneari.
(Riassunto generato con AI).
Ombrelloni sempre più cari: quanto costa il mare ad agosto
Nella prima settimana di agosto noleggiare un ombrellone e due lettini costerà in media 225 euro in Italia, secondo una nuova indagine di Altroconsumo. L’analisi, condotta su 222 stabilimenti in 10 note località balneari, fotografa un rincaro del 6% rispetto al 2025 e del 24% rispetto a cinque anni fa.
Lo studio riguarda l’intero Paese, dal Nord alle isole, e mette in luce come per molte famiglie la tradizionale vacanza al mare rischi di diventare un lusso. L’aumento continuo dei prezzi e la progressiva riduzione degli spazi di spiaggia libera spiegano perché il tema stia diventando centrale nel dibattito pubblico.
Altroconsumo collega i rincari alla gestione delle concessioni balneari, spesso a canoni contenuti per i gestori ma con tariffe in crescita per i cittadini, e sollecita una riforma strutturale prima della scadenza fissata dalla direttiva Bolkestein.
Prezzi, località più care e il caso virtuoso di Spotorno
Dalla classifica elaborata da Altroconsumo emerge che la località più cara resta Alassio (Liguria), con 340 euro a settimana per le prime quattro file, invariati rispetto all’anno scorso, ma con una prima fila che arriva a 368 euro. Segue Gallipoli (Puglia) con 324 euro (+10%), quindi Alghero (Sardegna) con 274 euro (+14%) e l’area Taormina–Giardini Naxos (Sicilia) con 237 euro (+16%).
Completano la graduatoria Viareggio (232 euro, +7%), Palinuro (188 euro, +0,5%), Anzio (179 euro, +2%), Senigallia (159 euro, +0,6%), Rimini (158 euro, +5%) e Lignano (157 euro, +2%), dove per la sola prima fila bastano 164 euro.
Nonostante i rincari, circa l’80% degli utenti sceglie gli stabilimenti per servizi come ombrelloni, lettini, docce, bagni, bar e salvataggio. Chi opta per la spiaggia libera lo fa soprattutto perché è gratuita (79%) e per la possibilità di cambiare spiaggia giorno per giorno (63%).
Il problema, sottolinea l’indagine, è che le spiagge libere sono sempre meno: in regioni come Liguria, Emilia-Romagna e Campania oltre il 70% della costa risulta occupato da concessioni, riducendo drasticamente gli spazi accessibili senza pagare.
In questo contesto spicca il caso di Spotorno, dove il sindaco Mattia Fiorini ha scelto di aumentare la quota di spiagge libere e di dotarle di servizi essenziali gratuiti. “La spiaggia libera non deve essere una zona marginale, ma deve essere una zona centrale di pari dignità rispetto agli stabilimenti balneari. Per poter essere dignitosa deve offrire servizi minimi gratuiti, che sono in sostanza la pulizia, il servizio di salvataggio, la doccia fredda e i bagni. Noi li offriamo senza costo per la collettività perché nelle spiagge libere abbiamo previsto la presenza di chioschi in concessione che genereranno una loro economia e saranno in grado di coprire i costi di questi servizi.”
Finora, però, questo modello non è stato replicato su larga scala da altri Comuni costieri.
Concessioni, riforma attesa e possibili effetti sui prezzi
Per Altroconsumo, l’impennata dei listini è strettamente legata all’attuale sistema delle concessioni balneari, spesso prorogate automaticamente e con canoni modesti rispetto al valore commerciale delle aree costiere. Il risultato è un’asimmetria: entrate pubbliche limitate, scarsa concorrenza e aumenti costanti per gli utenti.
L’associazione chiede quindi più spiagge libere su tutto il territorio nazionale, un numero più contenuto di concessioni, bandi periodici e trasparenti con reale ricambio dei gestori e, soprattutto, una riduzione dei prezzi. Secondo il 63% degli italiani intervistati, proprio il calo delle tariffe sarebbe il beneficio principale di una riforma ben disegnata.
La petizione di Altroconsumo ha già superato le 91.000 firme, mentre sul piano normativo il calendario è definito: le concessioni attuali dovrebbero scadere a settembre 2027, con l’avvio dei bandi entro giugno 2026. Tuttavia, i decreti attuativi non sono ancora stati approvati, alimentando incertezza su tempi e modalità della transizione. Per i cittadini, la stagione 2026 potrebbe rappresentare uno spartiacque tra il vecchio e il nuovo modello di gestione delle spiagge.
FAQ
Quanto costa in media ombrellone e due lettini ad agosto?
In media, nella prima settimana di agosto servono circa 225 euro per ombrellone e due lettini negli stabilimenti italiani analizzati da Altroconsumo.
Qual è la località di mare più cara secondo Altroconsumo?
Secondo l’indagine, la località più cara è Alassio, con 340 euro a settimana e 368 euro per la prima fila.
Perché i prezzi degli stabilimenti balneari continuano ad aumentare?
I prezzi crescono soprattutto per il sistema delle concessioni poco concorrenziale, canoni bassi ai gestori e scarsa rotazione, che non favoriscono riduzioni tariffarie.
Quanta parte delle coste è occupata da stabilimenti privati?
In regioni come Liguria, Emilia-Romagna e Campania oltre il 70% delle coste risulta occupato da stabilimenti con concessione.
Quali sono le fonti originali dei dati citati nell’articolo?
I contenuti derivano da una elaborazione congiunta di fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla Redazione.



