Valentino, folla commossa alla camera ardente a Roma tra grandi firme, politica e volti dello spettacolo

Valentino, folla commossa alla camera ardente a Roma tra grandi firme, politica e volti dello spettacolo

21 Gennaio 2026

Valentino, in 5mila alla camera ardente: da Gualtieri ad Alessandro Michele ed Eleonora Abbagnato. Valeria Marini: era magico

L’addio di Roma

La camera ardente di Valentino Garavani, nella sede della Fondazione PM23 in piazza Mignanelli a Roma, ha accolto in una giornata circa cinquemila persone, in fila già dalle 9 del mattino. L’allestimento è dominato dal bianco: rose, pareti, installazioni floreali sospese sul feretro chiaro, in un silenzio rigoroso senza telecamere né interviste. Davanti alla bara siedono lo storico compagno di vita e di lavoro Giancarlo Giammetti e il partner Bruce Hoeksema, circondati dall’abbraccio discreto di amici, collaboratori e cittadini comuni.

Il sindaco Roberto Gualtieri ricorda lo stilista come l’uomo che «ha incarnato Roma e l’ha portata nel mondo», promettendo che la Capitale lo celebrerà «come merita». L’assessore Alessandro Onorato parla di «talento che nasce una volta ogni 500 anni» e di una fondazione destinata a formare le nuove generazioni. Alle corone di Roma Capitale e del Teatro dell’Opera si uniscono cuscini di fiori bianchi e la folla emozionata che avanza in lacrime, tra turisti, dipendenti in camice e habitué della piazza.

Nella sala appare anche il carlino di Valentino, icona affettiva evocata nei messaggi di Gwyneth Paltrow e Luca Tommassini: simbolo di una vita in cui la disciplina del bello conviveva con un bisogno quotidiano di tenerezza.

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Volti, memorie, eredità

L’omaggio delle star inizia presto: la stilista Maria Grazia Chiuri, già direttrice creativa di Dior ed ex collaboratrice della maison, è tra le prime ad arrivare. Poco dopo entra il nuovo direttore creativo di Valentino, Alessandro Michele, che definisce Garavani «un grande padre fondatore, ormai mitologia pura» e parla di un’eredità immensa da portare avanti senza rivendicare il suo posto: «tocco le sue cose, attraverso le stanze dove ha lavorato, ed è bellissimo».

La giornalista Maria Corbi ricorda «l’imperatore» partito da Voghera, cresciuto a Parigi e compiuto a Roma, capace di creare uno stile rimasto contemporaneo. Sottolinea la sua «romanità interiore», un senso del bello assorbito camminando per la città e trasferito negli abiti esposti oggi accanto a opere d’arte. Di lui rimarca ironia, gentilezza assoluta e intolleranza alla sciatteria, che imponeva a chiunque volesse entrare nel suo cerchio.

Nel suo necrologio su Il Messaggero, Giancarlo Giammetti parla di «legami che il tempo non scioglie», ringrazia i medici del Gemelli e i terapisti che lo hanno seguito fino alla fine. I nipoti ricordano «zio Valentino» come una fonte inesauribile di entusiasmo e passione, destinata a ispirare ancora la loro vita.

Valeria Marini, Eleonora Abbagnato e la magia

Tra i primi ingressi spicca quello di Valeria Marini, che deposita una sola rosa rossa. La showgirl racconta di aver indossato le sue creazioni in momenti cruciali, dal Festival di Cannes alle grandi serate televisive: «amava le donne, sapeva esaltarne l’eleganza. Era magico», sussurra all’uscita, visibilmente commossa. Per lei, lo stilista resterà un punto fermo di stile e femminilità, un autore capace di rendere iconico ogni ingresso sul red carpet.

Poco dopo arriva Eleonora Abbagnato, direttrice del corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma. Ricorda l’ultima volta a Voghera, due anni fa, quando ha danzato davanti a lui: «si ricordava tutto, dai miei 19 anni a oggi». Parla di un affetto raro, di abiti di scena «meravigliosi, unici», pensati per esaltare il sacrificio e la grazia dei danzatori. La loro amicizia, nata anche dal legame comune con Parigi, racconta l’intreccio profondo tra moda e danza.

Nel palazzo di Piazza Mignanelli, tra le vetrine coperte di nero della boutique e la frase «I love beauty, it’s not my fault» in bianco, Roma saluta l’«ultimo imperatore» con un rito laico costruito su silenzio, luce e fiori bianchi: l’esatta scenografia del suo ideale di bellezza.

FAQ

D: Dove è stata allestita la camera ardente di Valentino Garavani?
R: Nella sede della Fondazione PM23 in piazza Mignanelli 23, a Roma.

D: Quante persone hanno reso omaggio allo stilista nel primo giorno?
R: Secondo le stime organizzative, circa cinquemila visitatori tra cittadini, turisti e addetti ai lavori.

D: Quale scelta cromatica ha caratterizzato l’allestimento funebre?
R: Il bianco: rose, pareti e installazioni floreali sospese, in contrasto con il celebre “rosso Valentino”.

D: Chi erano le personalità istituzionali presenti alla camera ardente?
R: Tra gli altri, il sindaco Roberto Gualtieri e l’assessore Alessandro Onorato per Roma Capitale.

D: Che cosa ha detto Alessandro Michele sull’eredità di Valentino?
R: Ha definito Garavani «mitologia pura», parlando di un’eredità grande da custodire senza pretendere di prenderne il posto.

D: In che modo Eleonora Abbagnato ha ricordato Valentino?
R: Ha evocato gli abiti creati per la danza e il sostegno allo sforzo dei danzatori, definendosi privilegiata per il suo affetto.

D: Perché i carlini di Valentino sono considerati simbolici?
R: Perché hanno accompagnato la sua vita pubblica e privata, diventando icone di un’estetica che includeva affetto quotidiano e cura del dettaglio.

D: Qual è la fonte giornalistica principale di queste notizie?
R: Le informazioni provengono dalle agenzie e lanci d’agenzia riportati da ANSA sulla camera ardente di Valentino Garavani a Roma.


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