Travaglio a La7 analizza Trump, svela le contraddizioni degli Stati Uniti e affonda il colpo su Macron

Travaglio a La7 analizza Trump, svela le contraddizioni degli Stati Uniti e affonda il colpo su Macron

22 Gennaio 2026

Travaglio a La7: “Trump ci sta sbattendo in faccia quello che gli Usa fanno da 20 anni”. Frecciata a Macron

Trump e la fine dell’era euro-atlantica

Per il direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio la stagione del blocco euro-atlantico è archiviata da tempo, e il discorso di Donald Trump a Davos non fa che renderlo palese. Il presidente americano, intervenendo al World Economic Forum, ha attaccato frontalmente l’Europa rilanciando la tesi che Washington sostenga quasi da sola la Nato mentre gli alleati sarebbero inadempienti e ingrati, arrivando alla provocazione storica sul “parlereste tutti tedesco, forse un po’ giapponese”.

In collegamento da Davos dopo l’evacuazione dello studio di La7 per un incendio in uno chalet vicino, Lilli Gruber chiede se l’Europa stia finalmente riconoscendo in Trump una minaccia più che un’opportunità. Travaglio sposta subito il fuoco: non è una parentesi personale, ma la rivelazione brutale di una linea strategica americana ventennale. Secondo lui, l’epoca in cui si poteva raccontare una visione armonica e condivisa tra Stati Uniti e Unione Europea è finita da anni.

La differenza, sostiene, è nel linguaggio: Trump dice apertamente “prendo ciò che mi serve, perfino la Groenlandia”, dove i predecessori coprivano gli stessi interessi con la retorica dell’“esportazione della democrazia”. Finché interessi economici e geopolitici erano convergenti l’Europa ha fatto finta di non vedere, ora la divergenza viene “sbattuta in faccia” con volgarità, bullismo e zero ipocrisia.

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Pressioni USA, Ucraina e gas russo

Travaglio contesta l’idea che il dopo-Trump possa riportare l’ordine precedente, perché “quel prima” sarebbe già stato un mito retrospettivo. Ricorda come da anni Washington chieda all’Europa di comprare il gas liquefatto americano a prezzi molto più alti, di aumentare gli acquisti di armi statunitensi e di ridurre drasticamente la dipendenza energetica dalla Russia. Queste richieste, osserva, precedono di molto l’ascesa di Trump.

Nella sua lettura, il conflitto in Ucraina è anche la risposta al rischio di un’alleanza strutturale tra gas russo a basso costo e industria dell’Europa continentale. Un’accoppiata che stava rendendo l’Unione un competitor temibile per gli Stati Uniti sul terreno commerciale e industriale, e che a Washington si sarebbe deciso di interrompere con largo anticipo. La guerra diventa così il punto di rottura visibile di una partita iniziata molti anni fa.

Neppure sulla Nato la frattura nasce con Trump: già Barack Obama, ricorda Travaglio, accusava gli europei di essere dei “portoghesi” dell’Alleanza perché non spendevano abbastanza in difesa. L’illusione di un ritorno all’“età dell’oro” dei rapporti transatlantici viene liquidata come nostalgia senza basi reali negli ultimi vent’anni.

Macron, simboli e impotenza europea

Nella trasmissione Otto e mezzo su La7, la discussione si sposta sulla reazione europea alla nuova assertività americana. Travaglio sostiene che limitarsi a una risposta fatta di gesti simbolici e parole dure sia politicamente irrilevante. L’Europa, dice, continua a non dotarsi di una strategia autonoma su energia, difesa, commercio e relazioni internazionali, restando schiacciata tra dipendenza atlantica e impotenza decisionale.

In questo quadro, arriva la frecciata al presidente francese Emmanuel Macron, evocato con ironia attraverso l’immagine degli occhiali da sole “alla Top Gun” e del leader che si atteggia a Tom Cruise. Il riferimento è alla retorica muscolare mostrata da Parigi sul dossier ucraino e sui rapporti con gli Stati Uniti, giudicata scenografica ma priva di sostanza. Alla puntualizzazione di Gruber, che ricorda come Macron abbia un reale problema agli occhi, Travaglio replica che il presidente ha comunque “giocato” sull’elemento di immagine.

Il punto politico, per il direttore del Fatto, è che non bastano conferenze stampa, toni eroici o posture militari per colmare il vuoto di autonomia strategica. Finché l’Europa non scioglierà i nodi su energia, industria e difesa comune, la brutalità di Trump – o dei suoi successori – continuerà a funzionare come uno specchio impietoso della subalternità europea.

FAQ

D: Cosa sostiene Marco Travaglio sui rapporti tra Europa e Stati Uniti?
R: Sostiene che l’era euro-atlantica sia finita e che gli interessi americani siano oggi opposti a quelli europei.

D: Qual è il ruolo del discorso di Donald Trump a Davos in questa analisi?
R: È visto come la conferma brutale di una linea USA ventennale, non come una parentesi personale.

D: Perché viene citata la guerra in Ucraina?
R: Perché viene interpretata come il punto di rottura di un processo di contenimento dell’ascesa economica europea.

D: In che modo entra in gioco la questione del gas russo?
R: L’unione tra gas russo a basso costo e industria europea avrebbe reso l’UE troppo competitiva rispetto agli USA.

D: Cosa viene detto sulla Nato e sui contributi europei alla difesa?
R: Si ricorda che già Obama accusava gli europei di non spendere abbastanza, ben prima delle uscite di Trump.

D: Come viene descritto l’atteggiamento di Emmanuel Macron?
R: Come una reazione soprattutto simbolica e di immagine, giudicata insufficiente sul piano politico.

D: Qual è la critica principale alla risposta europea verso Washington?
R: Mancano una strategia autonoma e decisioni concrete su energia, difesa e industria, sostituite da retorica.

D: Qual è la fonte giornalistica originale di queste dichiarazioni?
R: Le affermazioni di Travaglio provengono da un suo intervento a “Otto e mezzo” su La7, riportato da Il Fatto Quotidiano.


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