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Un punto di vista fiabesco del reale

10 Maggio 2017

“This beautiful fantastic” è un lavoro in cui Simon Aboud propone un’analisi dei rapporti umani sognante e a portata di adulti e piccini. Abound, il regista e sceneggiatore inglese, dichiara di avere come obiettivo quello di raccontare la verità emotiva della storia e dei personaggi. Il suo proposito è stato brillantemente realizzato.

L’eccezionalità del banale

Nonostante la parte iniziale forse un po’ statica a livello di intreccio, ciò che rende il film un racconto fiabesco del reale emerge chiaramente man mano che si giunge alla parte finale, momento in cui tirando le fila della storia, si chiarisce bene l’intento del regista. I personaggi, infatti, racchiudono in sè molto della complessità della psicologia umana. Vanno decisamente aldilà di semplici stereotipi. Una situazione banale, come quella di un triangolo amoroso, per esempio, assume in realtà sviluppi interessanti che portano non tanto ad apprezzare l’intreccio in quanto tale, quanto l’universo di sfumature di cui si colorano i rapporti umani.

Personaggi attivi o quasi: “umani”

La nostra protagonista, Bella Brown, ben interpretata da Jessica Brown Findlay, si trova a vivere le normali vicessitudini di una giovane donna. Scopre l’amore e l’amicizia, ma in un modo del tutto nuovo. Se, infatti, si riesce a leggere tra le righe dei dettagli favolistici, si arriva alla conclusione che non si tratta di mera invenzione.

Il favoloso della storia è, in realtà, un modo originale e delicato di rendere e spiegare ciò che altro non è che un insieme di manie e disagi comportamentali di cui è colma la realtà umana. Bella è un personaggio non tanto attivo, quanto reattivo ed è questo che la rende così “umana” e in qualche modo “reale”. L’intraprendenza e il coraggio con cui affronta i banali problemi della quotidianità, infatti, emergono nel momento in cui riceve dall’esterno gli stimoli per cambiare.

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Alphie Stephenson: una figura d’eccezione

Quello che può considerarsi forse il personaggio meglio riuscito, tuttavia, è il coprotagonista: Alfie Stephenson, brillantemente interpretato da Tom Wilkinson, noto attore britannico candidato all’Oscar. Il suo ruolo, infatti, lungi dall’incarnare i tratti di un mero sentimentalismo, è un “orco buono”. Il suo dinamismo, anzi, fa emergere la bontà di un animo che dapprima era stata celata, ma che, anche una volta svelata, conserva un cinismo e un’ironia capaci di rendere il personaggio ben riuscito e piuttosto divertente.

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