Soter Mulè condannato per la morte di Paola Caputo, parla il deputato

Soter Mulè condannato per la morte di Paola Caputo, parla il deputato

26 Maggio 2026

La notizia in sintesi:

  • Il caso di Soter Mulè e la morte di Paola Caputo torna a Belve Crime.
  • L’ingegnere romano, condannato per omicidio colposo, racconta la notte del 9 settembre 2011.
  • Focus sulle pratiche BDSM estreme, sul bondage e sui limiti di sicurezza e responsabilità.
  • Mulè ammette sensi di colpa profondi, isolamento affettivo e ripetuti pensieri di suicidio.
    (Riassunto generato con AI).

La notte in cui morì Paola Caputo: cosa accadde davvero

Chi parla è Soter Mulè, ingegnere romano, oggi condannato in via definitiva per omicidio colposo. Cosa racconta? La morte di Paola Caputo, 24 anni, avvenuta durante una sessione di bondage. Dove? In un garage dell’Agenzia delle Entrate di Roma, la notte del 9 settembre 2011. Quando torna pubblico il caso? Nella puntata di Belve Crime in onda martedì 26 maggio su Rai 2, condotta da Francesca Fagnani. Perché è rilevante oggi? Perché riapre il dibattito sul confine tra sessualità estrema, consenso, sicurezza e responsabilità penale in ambito BDSM, ponendo domande cruciali su prevenzione, cultura del rischio e tutela delle persone coinvolte in pratiche erotiche estreme.

Nell’intervista a Belve Crime, Francesca Fagnani ricostruisce passo dopo passo la serata in cui Mulè, Paola e un’altra ragazza decidono di sperimentare una pratica “più complessa del bondage”. I corpi delle due giovani vengono sospesi da terra, con corde fissate anche vicino al collo, in violazione delle regole base di sicurezza. In un primo momento l’ingegnere prova a minimizzare, poi ammette: *“Sì, è vero, lo abbiamo fatto”*.

La conduttrice introduce il tema del cosiddetto *breath play*, pratica erotica che prevede asfissia parziale o soffocamento controllato. *“Volevate fare breath play quella sera?”* chiede. Mulè nega quell’intento, ma riconosce che *“attorno al collo di Paola c’erano delle corde, ma non tese, stringenti”*. Alla domanda sul perché si sentisse così sicuro, replica: *“Perché non era la prima volta che facevamo giochi estremi. E perché fino a quel momento non era mai successo niente”*.

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Responsabilità, errori di sicurezza e il peso del senso di colpa

Il racconto entra poi nel dettaglio logistico. Il luogo scelto è il garage dell’Agenzia delle Entrate dove lavorava una delle ragazze, selezionato, spiega Mulè, per l’architettura, i colori, le luci, ritenuti adatti alla sessione. Vengono predisposte corde, punti di ancoraggio, oggetti erotici; alcol e hashish accompagnano la serata. Quando Paola Caputo perde conoscenza, la situazione precipita. *“Non ho potuto fare nulla”* sostiene l’ingegnere.

Fagnani lo incalza sulla mancanza di strumenti di emergenza essenziali nel bondage: *“Lei poi non ha potuto fare abbastanza perché non aveva neanche gli strumenti, le forbici…”*. Mulè ammette: *“Sì, è vero. Non le avevo. E non avevo il coltello in mano. E quello bisogna avercelo a portata di mano”*. È il punto in cui emerge con chiarezza l’elemento di negligenza: l’assenza di dispositivi di taglio immediato delle corde, considerati standard minimi di sicurezza in ogni pratica di sospensione.

Nel colloquio, l’ingegnere descrive anche l’universo BDSM romano che frequentava: feste private, corsi di bondage, esibizioni pubbliche. Il ruolo del *rigger* – chi lega – richiede, ricorda, studio, abilità tecnica e soprattutto fiducia assoluta da parte di chi si fa legare. *“Il bondage richiede studio, abilità, pazienza”*, afferma. *“L’universo sadomaso è stato il mio modo di amare. L’amore non può essere ristretto a una serie di canoni considerati normali”*.

Il ricordo di Paola Caputo, studentessa pugliese, resta centrale. Mulè la descrive come una giovane che *“stava ricominciando a fiorire”*. Oggi dichiara di vivere con un senso di colpa costante: *“Vivo nel senso di colpa di non averla salvata. Da allora non ho avuto più rapporti. Troppe paure, voglio evitare che possano più succedere certe cose”*.

Il peso psicologico della vicenda emerge con forza quando confida di aver pensato più volte al suicidio: *“Ho pensato più volte al suicidio in questi anni, l’ultima due mesi fa”*. Il caso, già definito in sede giudiziaria con condanna per omicidio colposo, assume così anche una dimensione di monito: senza conoscenza approfondita, protocolli di sicurezza rigorosi e strumenti di emergenza, le pratiche BDSM – soprattutto quelle che coinvolgono sospensione e respiro – possono trasformarsi in eventi irreversibili. La trasmissione di Rai 2 riporta il tema al centro del dibattito pubblico, tra libertà sessuale, responsabilità individuale e prevenzione.

Un caso simbolo per il dibattito su BDSM e sicurezza

La storia di Soter Mulè e di Paola Caputo è ormai un caso simbolo per chi studia rischi e regole delle pratiche BDSM. La riproposizione televisiva non punta solo al racconto morboso, ma solleva questioni di salute pubblica: formazione, consapevolezza dei limiti fisici, gestione delle emergenze, sobrietà durante le sessioni.

Per le community che praticano bondage e sadomasochismo consensuale, il caso richiama alla necessità di ribadire principi cardine come consenso informato, *safe words*, presenza di strumenti di taglio pronti all’uso e rifiuto di improvvisazioni pericolose, soprattutto intorno al collo e al respiro. In prospettiva, la vicenda potrebbe alimentare un confronto più maturo tra esperti legali, medici e associazioni BDSM, per evitare che l’ignoranza tecnica o la sottovalutazione del rischio trasformino il gioco erotico in tragedia irreparabile.

FAQ

Chi è Soter Mulè e perché è stato condannato?

Soter Mulè è un ingegnere romano, condannato in via definitiva per omicidio colposo per la morte di Paola Caputo durante una sessione di bondage.

Cosa è successo a Paola Caputo nel garage di Roma?

Paola Caputo è morta durante una pratica di bondage con sospensione, svolta in un garage dell’Agenzia delle Entrate, senza adeguati strumenti di sicurezza.

Cosa si intende per breath play nelle pratiche BDSM?

Il breath play è una pratica BDSM che coinvolge limitazione del respiro. È potenzialmente letale e richiede competenze specifiche e misure di sicurezza estreme.

Quali strumenti di sicurezza sono considerati essenziali nel bondage?

Nel bondage sono indispensabili forbici di sicurezza o coltelli a sgancio rapido, sempre a portata di mano, oltre a formazione, sobrietà e procedure di emergenza condivise.

Da quali fonti è stata elaborata questa ricostruzione giornalistica?

Questa ricostruzione deriva da elaborazione redazionale di notizie provenienti congiuntamente da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it.


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