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Perdita dati: Google lancia l’allarme

15 Febbraio 2015

Oscurati, cancellati, dimenticati nel grande buco nero dell’informazione mai esistito. Milioni di documenti, blog, tweet, immagini e video, scomparsi.

A lanciare l’allarme è Vinton Cerf, uno dei padri di internet e vice presidente di Google. “Stiamo gettando tutti i nostri dati in quello che potrebbe diventare un buco nero dell’informazione senza nemmeno accorgercene” ha spiegato Cerf nel corso del meeting annuale della American Association for the Advancement of Science. “Digitalizziamo le cose perché pensiamo di preservarle, ma quello che non capiamo è che, a meno che non vengano intraprese altre azioni, queste versioni digitali non sono meglio degli artefatti reali. Forse sono anche peggio. Se avete foto a cui tenete, stampatele”.

La causa di questa possibile perdita di dati è dovuta al fatto che i formati attuali dei documenti diventeranno obsoleti e arriverà il momento in cui saranno illeggibili. Meglio avere tra le mani ciò che solitamente riteniamo al sicuro sul nostro schermo; il rischio è che le generazioni future non riescano ad accedere a parte degli elementi digitali della nostra epoca. “Quando si pensa alla quantità di documenti presenti nelle nostre vite quotidiane e immagazzinati in forma digitale, come le email, i tweet e tutto il web, è chiaro che potremmo perdere una grossa fetta della nostra storia” ha aggiunto Cerf. “Non vogliamo che le nostre vite digitali scompaiano. Se vogliamo preservarle dobbiamo assicurarci che gli oggetti digitali che creiamo oggi siano ancora accessibili nel futuro”.

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La soluzione, secondo l’esperto, è creare una sorta di pergamena digitale, cioè un software in grado di aprire un determinato file anche a distanza di anni e su computer moderni. Di tutt’altra idea è chi la vicenda la guarda da un diverso punto di vista. “I documenti importanti andrebbero conservati in cartaceo, se tutte le fesserie che si dicono su Twitter, su Facebook vanno al macero, quella non sarebbe una grave perdita”. Il filosofo Remo Bodei non ha dubbi su questo. “Ormai queste piattaforme sono una specie di variante dei sensi, ognuno scrive quello che gli pare e si costruisce un piccolo monumento. Il punto importante d’altra parte è la gravità della discontinuità che si sta formando tra un mondo fatto solo di carta e un mondo in cui è tutto virtuale”.

I nostri ricordi insomma meritano più attenzione? “Il problema è che noi conserviamo ogni cosa su un sistema operativo che poi per forza di cose cambia” risponde Fulvio Berghella, esperto informatico. “È sempre stato così, siamo noi che dobbiamo avere l’accortezza di travasare i dati e adattarli ai nuovi format ogni volta, altrimenti non li leggeremo più. Non è un pericolo reale è solo una questione di costi e di tempo”. Eppure anche chi sulla rete ci vive e ci lavora non nasconde un certo senso di insicurezza che deriva proprio da Internet.

“Stiamo scommettendo su una realtà che non esiste davvero, che è virtuale” commenta Gabriele Dotti, in arte Francesco Sole, nome con cui è conosciuto da milioni di fan su YouTube. Il suo rimedio per evitare che il suo lavoro sia cancellato per sempre? “Scrivo i miei pensieri su dei post-it prima di lanciarli in Rete”.

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