Pensioni, nuove sentenze aprono la strada all’uscita anticipata

Pensioni, nuove sentenze aprono la strada all’uscita anticipata

1 Marzo 2026

Pensione anticipata, Ape sociale e Naspi: cosa cambia davvero con le sentenze

Chi intende andare in pensione anticipata o accedere all’Ape Sociale oggi deve confrontarsi non solo con le regole fissate dal legislatore, ma anche con l’interpretazione dell’INPS e con le più recenti sentenze della Corte di Cassazione.
In Italia, infatti, molti lavoratori scoprono il diniego dell’INPS alla pensione o un importo inferiore alle aspettative solo al momento della domanda.
Quando ciò accade, entrano spesso in gioco giudici e tribunali, che negli ultimi anni hanno ridefinito alcuni paletti sull’uso della Naspi come requisito per l’Ape Sociale e sui contributi figurativi nella pensione anticipata ordinaria.

Queste pronunce, pur non cambiando automaticamente la legge, possono essere richiamate nei ricorsi individuali, offrendo nuove opportunità a chi si è visto respingere il diritto alla pensione o alla prestazione anticipata.

In sintesi:

  • Le sentenze non modificano la legge ma possono orientare i ricorsi contro i dinieghi INPS.
  • Ape Sociale: per la Cassazione conta il diritto alla Naspi, non la percezione effettiva.
  • Pensione anticipata ordinaria: ammessi i contributi figurativi, contrariamente alla prassi INPS.
  • I lavoratori interessati devono agire formalmente con domanda e, se serve, ricorso legale.

Come le sentenze incidono su Ape Sociale e pensione anticipata

Il caso tipico riguarda il lavoratore disoccupato involontario al quale l’INPS nega l’Ape Sociale perché non ha mai richiesto la Naspi, pur avendone diritto.
Secondo l’interpretazione dell’Istituto, senza aver prima percepito e concluso l’indennità di disoccupazione, la prestazione di accompagnamento alla pensione non sarebbe accessibile.
La Corte di Cassazione, con le sentenze n. 24950/2024 e n. 7846/2025, ha chiarito che per essere considerato disoccupato involontario, ai fini dell’Ape Sociale, non è necessario aver materialmente incassato la Naspi: è sufficiente averne maturato il diritto in seguito a perdita involontaria del lavoro.

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La ratio individuata dai giudici è evitare la sovrapposizione tra Naspi e Ape Sociale, non imporre un passaggio obbligato tra le due prestazioni. In pratica, Naspi e Ape Sociale non possono essere percepite insieme, ma non è scritto che la prima debba sempre precedere la seconda. Rimane però decisivo il requisito contributivo: nei 36 mesi precedenti la cessazione del rapporto di lavoro devono risultare almeno 18 mesi di contribuzione effettiva, pena l’esclusione dal beneficio.

Un secondo fronte riguarda la pensione anticipata ordinaria. La normativa consente l’uscita con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, senza limiti di età anagrafica.
L’INPS ha però applicato in modo rigido il vincolo secondo cui almeno 35 anni debbano essere di contributi effettivi, escludendo quelli figurativi da disoccupazione o malattia.
La Corte di Cassazione ha ricondotto tale vincolo alla sola pensione anticipata contributiva (per chi ha iniziato dopo il 1995, con almeno 20 anni di contributi, 64 anni di età e importo minimo pari ad almeno tre volte l’Assegno Sociale), non alla pensione anticipata ordinaria.

Le sentenze n. 24916/2024 e n. 24952/2024 hanno quindi ridimensionato l’interpretazione restrittiva dell’INPS, aprendo spiragli a chi, pur avendo maturato l’anzianità contributiva complessiva, si è visto rifiutare l’accesso alla pensione anticipata per l’esclusione dei contributi figurativi.

Ricorsi, tutele future e perché serve agire per tempo

Le pronunce della Corte di Cassazione non producono effetti automatici sui singoli fascicoli previdenziali: ogni lavoratore deve presentare domanda, valutare l’eventuale diniego e, se necessario, promuovere un ricorso amministrativo o giudiziario.
Chi è disoccupato involontario senza Naspi, ma con i requisiti per ottenerla, può far valere il principio secondo cui conta il diritto all’indennità e non la sua effettiva fruizione, per accedere all’Ape Sociale.

Analogamente, chi ha raggiunto i requisiti per la pensione anticipata ordinaria grazie anche a periodi di contribuzione figurativa può contestare il diniego fondato sul limite dei 35 anni di soli contributi effettivi, richiamando le recenti sentenze.
In prospettiva, l’accumularsi di decisioni favorevoli potrebbe indurre il legislatore o la stessa INPS a rivedere circolari e prassi interne, riducendo il contenzioso e rendendo più omogeneo l’accesso alla pensione anticipata.

FAQ

Le sentenze sulla Naspi rendono automatica l’Ape Sociale per tutti?

No, le sentenze non garantiscono automaticamente l’Ape Sociale. Occorre comunque presentare domanda all’INPS e, in caso di diniego, valutare un ricorso con assistenza legale o sindacale.

Senza aver chiesto la Naspi posso chiedere l’Ape Sociale?

Sì, se avevi diritto alla Naspi e sei disoccupato involontario, le recenti sentenze consentono di rivendicare l’Ape Sociale, evitando la sovrapposizione tra le due prestazioni.

I contributi figurativi contano per la pensione anticipata ordinaria?

Sì, la Cassazione ha chiarito che il vincolo sui contributi effettivi riguarda soprattutto la pensione anticipata contributiva, consentendo di utilizzare i figurativi nella pensione anticipata ordinaria.

Come posso usare una sentenza della Cassazione nel mio ricorso INPS?

È possibile citare le sentenze pertinenti nel ricorso amministrativo o giudiziario, preferibilmente con il supporto di un patronato, di un avvocato specializzato in previdenza o di un sindacato.

Da quali fonti è stato elaborato questo approfondimento sulle pensioni?

Il contenuto è stato elaborato partendo da una sintesi congiunta delle informazioni diffuse da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.

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