Milano, corteo No Olimpiadi degenera in scontri violenti al Corvetto

Milano, corteo No Olimpiadi degenera in scontri violenti al Corvetto

8 Febbraio 2026

Milano, il corteo contro le Olimpiadi 2026 e gli scontri al Corvetto

In piazza Medaglie d’Oro oltre diecimila persone hanno marciato contro i «Giochi insostenibili» di Milano-Cortina 2026, in un corteo nazionale che ha attraversato il tessuto popolare della città fino al quartiere Corvetto. La manifestazione, promossa dal «Comitato Insostenibili Olimpiadi», è rimasta in gran parte pacifica, ma nella fase finale l’avanzata di un centinaio di incappucciati ha trasformato il raccordo dell’Autosole in un fronte di scontro con le forze dell’ordine. Obiettivo implicito: l’accesso autostradale e i nuovi insediamenti legati al Villaggio olimpico, simbolo per gli attivisti di speculazione immobiliare e disuguaglianze sociali. In gioco non c’è solo l’evento sportivo, ma il modello di città che le Olimpiadi lasceranno in eredità.

Gli organizzatori denunciano la «sbornia olimpica» come acceleratore di cemento, privatizzazioni e politiche securitarie nei quartieri popolari. Sullo sfondo, le tensioni sociali del Corvetto e il caso di Ramy Elgaml, divenuto bandiera delle rivendicazioni contro l’uso della forza pubblica nelle periferie urbane.

Dal blocco nero ai lacrimogeni: cronaca degli scontri

Arrivati in zona Corvetto, quando ormai è buio e il corteo ha superato i due chilometri, un «blocco nero» di circa cento persone, caschi, passamontagna e maschere antigas, si stacca dalla testa del serpentone. Mentre dagli altoparlanti risuona «Se bruciasse la città» di Massimo Ranieri, partono petardi ad altezza d’uomo, bengala, fuochi d’artificio lanciati a tiro teso.

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Volano sassi, bottiglie, fumogeni, persino un blocco di cemento sottratto a un vicino cantiere stradale. La polizia risponde con idranti ad alta pressione, lacrimogeni e cariche di alleggerimento. L’aria diventa irrespirabile sotto il cavalcavia del raccordo dell’Autosole, il traffico viene deviato, i manifestanti arretrano in ordine sparso. Non si registrano agenti feriti; alcuni attivisti proseguono con vistose contusioni, impacchi di ghiaccio e caschi spaccati.

Fermati, denunce e il nome di Askatasuna

Al termine degli scontri vengono fermate sette persone: una viene identificata e rilasciata, sei – tre uomini e tre donne, tutti italiani – vengono portati in questura. Le ipotesi di reato: travisamento, lancio di oggetti pericolosi, resistenza a pubblico ufficiale. Tra loro figura un giovane torinese legato al centro sociale Askatasuna, per il quale si profila anche un foglio di via da Milano.

Le autorità sottolineano come il cuore del corteo sia rimasto estraneo agli incidenti, rivendicando una gestione «proporzionata» dell’ordine pubblico. Gli organizzatori, invece, parlano di «criminalizzazione del dissenso» e di utilizzo selettivo delle immagini per associare l’intera mobilitazione alle frange più radicali. La distanza con le scene di Torino – dove Askatasuna è da anni al centro del conflitto con lo Stato – viene rimarcata anche dagli osservatori indipendenti, che descrivono una giornata nel complesso ordinata fino alla deviazione verso il raccordo.

Una protesta nazionale contro il modello dei “Grandi eventi”

Il corteo milanese contro le Olimpiadi 2026 si inserisce in una lunga tradizione di contestazione dei «Grandi eventi» come motore di trasformazioni urbane rapide e poco trasparenti. In strada, accanto ai collettivi studenteschi, hanno sfilato comitati di quartiere, sindacati di base, associazioni ambientaliste e delegazioni arrivate da altre città. Sui cartelli, accuse a «cemento» e «speculazioni», alle «corsie preferenziali» per i grandi gruppi immobiliari e alla «guerra ai poveri» che, secondo gli attivisti, si traduce in sgomberi e innalzamento dei costi abitativi nelle aree interessate dai cantieri olimpici.

La cornice sonora – da «Tutta mia la città» alle playlist militanti – racconta una mobilitazione intergenerazionale, più socio-politica che strettamente sportiva, che mette in discussione la narrazione ufficiale di Milano come capitale globale dell’innovazione.

Comitato Insostenibili Olimpiadi: richieste e parola d’ordine

Lo striscione di apertura porta la sigla «Cio», declinata ironicamente in «Comitato Insostenibili Olimpiadi». La piattaforma rivendicativa è chiara: moratoria sui nuovi volumi edilizi collegati ai Giochi, stop alla vendita di patrimonio pubblico, garanzie di alloggi accessibili per residenti e lavoratori precari, trasparenza su appalti e partenariati pubblico-privato.

La parola d’ordine «Riprendiamoci le città, liberiamo le montagne» interseca due assi: quello urbano, centrato su affitti, servizi e welfare territoriale, e quello alpino, in cui l’ulteriore infrastrutturazione sciistica viene considerata incompatibile con la crisi climatica. In questo quadro, i Giochi invernali 2026 sono letti come acceleratore di processi già in atto, non come evento neutrale.

Dalle accuse di speculazione al caso Ice

Accanto alle denunce sul «cemento», nel corteo emerge con forza il tema della sicurezza e delle collaborazioni internazionali. I manifestanti attaccano la presenza e il ruolo dell’agenzia statunitense Ice, equiparata su alcuni cartelli alle «SS» e respinta con lo slogan «from Minneapolis to Milan».

Per i promotori, l’intreccio tra dispositivi di controllo, sorveglianza tecnologica e Grandi eventi rischia di trasformare i Giochi in un laboratorio di nuove pratiche securitarie, con particolare impatto sulle fasce più vulnerabili: migranti, senza dimora, lavoratori informali. La contestazione all’«Ice» diventa così simbolo di una critica più ampia alle politiche di frontiera e ai partenariati transnazionali nel campo della sicurezza urbana.

Corvetto, periferia in tensione tra Olimpiadi e conflitti sociali

Entrando nel quartiere Corvetto, una delle zone più popolari e complesse di Milano, la protesta assume connotati esplicitamente sociali: case, redditi, presenze delle forze dell’ordine. Gli slogan «Case alle famiglie» e «Fuori le divise dal quartiere» raccontano un territorio che vive l’arrivo delle Olimpiadi più come minaccia che come opportunità, sullo sfondo di una cronica emergenza abitativa. Qui il corteo si ferma davanti alla casa di Ramy Elgaml, il 19enne morto il 24 novembre 2024 durante un inseguimento, divenuto simbolo delle tensioni tra giovani del quartiere e forze di polizia.

Il tema musicale di Star Wars accompagna l’accensione di fumogeni e il cambio d’abito dei manifestanti più radicali, preludio all’avanzata del blocco che si scontrerà con i reparti schierati al raccordo.

La memoria di Ramy Elgaml e il rapporto con la polizia

La sosta in via Mompiani, sotto l’abitazione di Ramy Elgaml, non è un semplice momento simbolico ma un atto politico. I cori ricordano il ragazzo morto a 19 anni e collegano l’episodio a un clima percepito come crescente militarizzazione dei quartieri popolari. I manifestanti chiedono inchieste trasparenti, pubblicazione completa degli atti e un diverso modello di presenza delle forze dell’ordine sul territorio.

Il nome di Ramy Elgaml ricorre negli interventi al megafono come emblema di una frattura profonda tra giovani periferici e istituzioni, frattura che le Olimpiadi rischiano di ampliare se accompagnate da nuove misure repressive e dispositivi di controllo spaziale.

Periferie, alloggi e la città post-olimpica

Nel Corvetto si concentra il nodo più delicato del dibattito pubblico: cosa resterà alle periferie dopo il 2026. I comitati denunciano l’assenza di un piano organico per l’housing sociale e temono l’effetto di rimbalzo sui canoni di affitto, già cresciuti in prossimità delle aree a più alta densità di cantieri.

La prospettiva degli attivisti è che la narrazione della «città vetrina» stia comprimendo i bisogni quotidiani di residenti storici e nuovi arrivati. I richiami alle esperienze di altri Grandi eventi, da Expo a Olimpiadi e Mondiali in altre metropoli, vengono usati per argomentare che l’«eredità» rischia di essere più sociale che infrastrutturale: precarizzazione, turistificazione spinta, spostamento forzato delle fasce più fragili verso margini urbani sempre meno serviti.

FAQ

Quanti manifestanti hanno partecipato al corteo di Milano

Secondo le stime degli organizzatori e delle forze dell’ordine, in piazza sono scese circa diecimila persone, provenienti non solo da Milano ma anche da altre città italiane, in una mobilitazione definita di carattere nazionale.

Perché il corteo contestava le Olimpiadi invernali 2026

I manifestanti accusano i Giochi Milano-Cortina 2026 di alimentare speculazione immobiliare, nuovo cemento, aumento degli affitti, privatizzazione di spazi pubblici e politiche di sicurezza più dure nei quartieri popolari.

Dove e come sono scoppiati gli scontri con la polizia

Gli scontri sono avvenuti nella zona del raccordo dell’Autosole, all’altezza del Corvetto, quando un centinaio di incappucciati ha lanciato pietre, bottiglie, fumogeni e petardi contro le linee della polizia, che ha risposto con idranti, lacrimogeni e cariche.

Quante persone sono state fermate e con quali accuse

Sette persone sono state fermate: una identificata e rilasciata, sei – tre uomini e tre donne, tutti italiani – trattenute in questura con ipotesi di denuncia per travisamento, lancio di oggetti e resistenza a pubblico ufficiale.

Chi è il giovane legato al centro sociale Askatasuna

Tra i fermati figura un giovane torinese che gravita attorno al centro sociale Askatasuna. Per lui, oltre alle contestazioni di reato, le autorità hanno disposto un foglio di via da Milano, provvedimento spesso utilizzato verso attivisti ritenuti «a rischio».

Che ruolo ha avuto la figura di Ramy Elgaml nel corteo

La manifestazione si è fermata davanti alla casa di Ramy Elgaml, 19enne morto durante un inseguimento nel 2024. La sua vicenda è stata richiamata come simbolo di tensione tra periferie e forze dell’ordine, con richieste di verità e cambiamento delle politiche di sicurezza.

Perché è stata contestata l’agenzia statunitense Ice

Nel corteo comparivano striscioni che paragonavano l’agenzia Ice alle «SS» e chiedevano la sua estromissione dalle collaborazioni sulla sicurezza. Gli attivisti criticano l’uso di agenzie di controllo migratorio nei dispositivi legati ai Grandi eventi.

Qual è la fonte principale delle informazioni su corteo e scontri

Le informazioni ricostruite in questo articolo derivano dall’analisi del servizio pubblicato dal Corriere della Sera, a firma di Pierpaolo Lio, aggiornato l’8 febbraio 2026 e dedicato alle proteste contro le Olimpiadi a Milano.

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