Mediaset sfida Corona e scoppia il caso sulla vera libertà di parola

Mediaset sfida Corona e scoppia il caso sulla vera libertà di parola

28 Gennaio 2026

Mediaset contro Corona: “Ma quale libertà di parola È gogna mediatica”; lui: “Svelo le vostre menzogne”

Attacco frontale sul diritto di parola

Mediaset prende posizione con una nota durissima contro le accuse lanciate da Fabrizio Corona nell’ultima puntata di “Falsissimo” su YouTube, contestando l’uso distorto del concetto di libertà di espressione. L’azienda di Cologno Monzese parla apertamente di diffamazione, campagne d’odio e sistematica delegittimazione di persone e strutture interne, comprese le famiglie dei dirigenti.

La puntata, in parte limitata nei contenuti dopo il ricorso accolto in favore di Alfonso Signorini, ha spostato il mirino sul principale gruppo tv privato italiano e sulla famiglia Berlusconi. Secondo l’ex agente fotografico, il racconto investigativo sul cosiddetto “sistema” rientrerebbe pienamente nel legittimo esercizio del diritto di cronaca e di opinione, specialmente in presenza di indagini giudiziarie in corso a carico di volti noti.

Nel suo racconto, l’autore si autorappresenta come figura di rottura, accumunando la propria vicenda a storiche esclusioni televisive del passato, che coinvolsero personalità come Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi. Una narrazione che, secondo l’azienda televisiva, travalica i confini dell’inchiesta giornalistica per sconfinare nell’attacco personale mirato, con un forte impatto reputazionale su una società quotata e sui suoi amministratori.

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Accuse di odio e gogna digitale

Nel comunicato ufficiale, il gruppo guidato da Pier Silvio Berlusconi parla di “reiterazione di falsità gravissime”, definendo i contenuti diffusi online come privi di fondamento, costruiti su insinuazioni e accuse non documentate. L’azienda sottolinea come la narrazione alimenti un clima ostile, normalizzi l’odio e contribuisca alla violenza verbale, colpendo anche i familiari di dirigenti, artisti e professionisti collegati all’emittente.

La nota rimarca che quanto diffuso non rientra nel perimetro del giornalismo, della verifica dei fatti o del genuino diritto di critica, ma in un modello comunicativo pensato per monetizzare l’insulto e capitalizzare il traffico generato dallo scontro pubblico. Il richiamo alle campagne d’odio sui social evidenzia il rischio di una gogna alimentata da algoritmi e polarizzazione emotiva.

Sul piano legale, Mediaset annuncia la volontà di agire a tutela dell’azienda, dei suoi lavoratori e delle figure esposte mediaticamente, in ogni sede competente. L’obiettivo dichiarato è contrastare l’uso dei mezzi di comunicazione come veicolo di delegittimazione sistematica sotto la copertura della libera manifestazione del pensiero, tracciando una netta linea tra critica e aggressione reputazionale.

La controffensiva di Corona

Sui social, Fabrizio Corona rivendica il proprio operato come forma di inchiesta su un sistema che sostiene di conoscere dall’interno, affermando di limitarsi a raccontare fatti e dinamiche che riguardano un potere mediatico consolidato. Nella sua versione, il lavoro svolto sarebbe un’operazione di svelamento di presunte manipolazioni e narrazioni interessate, finalizzate al controllo dell’opinione pubblica e alla gestione del consenso.

L’autore insiste sul principio secondo cui, in presenza di indagati e procedimenti aperti, la ricostruzione giornalistica – seppur condotta da un outsider – debba poter operare senza censure preventive, invocando il diritto di cronaca e di critica. La sua difesa punta sul parallelismo con pratiche informative che, a suo dire, le grandi aziende media adottano da anni, ribaltando il frame accusatorio.

Resta aperta la questione del confine tra inchiesta e spettacolarizzazione del conflitto: da un lato un gruppo editoriale che denuncia un metodo basato sul discredito personale e il profitto legato al clamore; dall’altro una figura mediatica che si propone come voce scomoda, pronta a pubblicare nuovi contenuti e documenti per supportare la propria versione dei fatti.

FAQ

D: Chi sono i protagonisti principali della vicenda?
R: I protagonisti sono Mediaset, la famiglia Berlusconi, il conduttore Alfonso Signorini e l’autore di “Falsissimo” Fabrizio Corona.

D: Cosa contesta Mediaset ai contenuti diffusi online?
R: L’azienda parla di falsità gravi, insinuazioni infondate, campagne d’odio e gogna mediatica travestite da libertà di espressione.

D: Qual è la posizione di Fabrizio Corona sulla propria attività?
R: Sostiene di svolgere un lavoro di inchiesta, raccontando dall’interno un sistema di potere e rivendicando il diritto di cronaca e di opinione.

D: Quale ruolo ha avuto Alfonso Signorini nella vicenda?
R: I suoi legali hanno presentato un ricorso che ha limitato parte dei contenuti dell’ultima puntata di “Falsissimo”, inducendo uno spostamento del focus sull’azienda televisiva.

D: Perché si parla di normalizzazione dell’odio?
R: Perché, secondo Mediaset, il format favorirebbe la violenza verbale e il disprezzo verso persone e famiglie, generando profitto dal conflitto mediatico.

D: Che cosa intende Mediaset con “tutela in ogni sede competente”?
R: La volontà di ricorrere a strumenti legali e regolatori per difendere reputazione, dipendenti e management da contenuti ritenuti diffamatori o denigratori.

D: Qual è il contesto storico richiamato nel dibattito?
R: Vengono evocati precedenti televisivi riguardanti figure come Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi, usati per costruire parallelismi sul tema della libertà di parola.

D: Qual è la fonte giornalistica originale citata nella ricostruzione?
R: La ricostruzione si basa su quanto riportato dall’agenzia di stampa Dire, che ha documentato la nota di Mediaset e le repliche di Fabrizio Corona.


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