Giulia De Lellis criticata da Grazia Sambruna sulle reazioni alle polemiche
Indice dei Contenuti:
Giulia De Lellis contro Grazia Sambruna, il caso sui minori online
La polemica tra Giulia De Lellis e la giornalista Grazia Sambruna esplode online il 30 aprile 2026, dopo un articolo pubblicato su MowMag. Al centro del dibattito c’è la scelta dell’influencer romana di non mostrare la figlia sui social, continuando però a esporre le nipotine e a coinvolgere altri bambini nel video‑podcast ThePiccoloGi.
La critica di Sambruna riguarda la coerenza e la tutela dei minori nell’economia dell’influencing contemporaneo.
La replica di De Lellis, via Instagram, chiama in causa il ruolo del giornalismo, il linguaggio usato e la capacità dei bambini più grandi di comprendere rischi e pericoli dell’esposizione mediatica, trasformando il caso in un banco di prova sul rapporto tra notorietà, genitorialità e responsabilità digitale.
In sintesi:
- Scontro tra Giulia De Lellis e la giornalista Grazia Sambruna sulla tutela dei minori online.
- Critiche alla scelta di proteggere la figlia ma mostrare nipoti e bambini del podcast.
- De Lellis rivendica differenza tra neonati e bambini consapevoli dell’esposizione mediatica.
- La polemica riapre il dibattito su etica, influencer marketing e responsabilità genitoriale.
Il nodo: coerenza, consensi e responsabilità sui volti dei minori
La discussione nasce dall’ormai nota decisione di Giulia De Lellis di non mostrare la figlia, motivata dall’aver già esposto in passato le nipotine, oggi di 7 e 9 anni, quando lei stessa si definisce “più ingenua”.
Contestualmente, l’influencer continua però a pubblicare contenuti con le nipoti e a produrre il format ThePiccoloGi, video‑podcast con bambini, richiedendo ai genitori liberatorie per l’uso delle immagini.
Su questo punto interviene Grazia Sambruna, che evidenzia l’apparente contraddizione tra la consapevolezza dei rischi e l’utilizzo di minori altrui davanti a una platea di circa sei milioni di follower. La giornalista si chiede quanto i genitori comprendano effettivamente la portata di un’esposizione digitale ampia, potenzialmente permanente e non del tutto controllabile.
Nel suo pezzo, Sambruna afferma che “Giulia De Lellis vuole i vostri pargoli perché ha da pubblicare la seconda stagione del suo video-podcast coi bambini in faccia a sei milioni circa di follower”, sottolineando come il consenso formale non esaurisca il tema della tutela.
La sua critica punta a un nodo chiave: la differenza tra il diritto di un genitore di scegliere per i propri figli e l’effetto sistemico di un’industria che monetizza l’immagine di minori, spesso senza consapevolezza piena delle conseguenze a lungo termine.
La replica di De Lellis e il segnale per il giornalismo digitale
Sui social, Giulia De Lellis ribalta la prospettiva, sostenendo che la vera discriminante sia l’età e la consapevolezza: “Un neonato non ha alcuna consapevolezza né strumenti per gestire l’esposizione. Un bambino più grande e quindi in grado di riconoscere estranei o pericolo sì. La differenza è tutta qui: tutela, non incoerenza”.
L’influencer contesta anche il metodo di Grazia Sambruna, scrivendo che una “giornalista professionista non parla in questi toni” e non dovrebbe giudicare scelte personali, relazioni e percorsi lavorativi, definendo quanto scritto come “gossip becero, povero e pure antico”.
Al di là della contrapposizione, il caso evidenzia una linea di frattura strutturale: da un lato influencer che rivendicano un controllo “etico” sul proprio brand familiare, dall’altro giornalisti che ne mettono in discussione coerenza e impatto sui minori. Proprio questa tensione tra narrazione privata e interesse pubblico rende probabile che il tema ritorni presto al centro del dibattito regolatorio su privacy, minori e piattaforme.
FAQ
Perché Giulia De Lellis non mostra la figlia ma mostra le nipoti?
Secondo le sue dichiarazioni, Giulia distingue tra neonati senza consapevolezza e bambini più grandi, ritenuti capaci di riconoscere pericoli e gestire meglio l’esposizione.
Cosa contesta esattamente Grazia Sambruna a Giulia De Lellis?
La giornalista contesta l’incoerenza tra la consapevolezza dei rischi per i minori e l’uso di bambini altrui nel podcast ThePiccoloGi, esposti a milioni di follower.
Il consenso dei genitori basta a tutelare i minori sui social?
Formalmente sì, ma molti esperti segnalano che il consenso non elimina i rischi: permanenza online, riuso improprio delle immagini e impatto psicologico futuro restano criticità rilevanti.
Cosa rappresenta il podcast ThePiccoloGi nel dibattito sui minori online?
Rappresenta un caso emblematico: contenuti centrati sui bambini, brand forte e grande visibilità, che riaprono il confronto su limiti etici dell’influencer marketing.
Quali sono le fonti di questo approfondimento sulla polemica?
L’analisi deriva da una elaborazione congiunta di notizie da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.



