ai lavoro

Intelligenza artificiale potrà provocare danni per il lavoro degli umani?

22 Dicembre 2016

Non solo applausi per i recenti sviluppi dell’intelligenza artificiale. Secondo il Word Economic Forum sarebbero 5 milioni i posti di lavoro che entro il 2020 andrebbero a scomparire.

Si è espresso anche Jerry Kaplan, docente presso il Dipartimento di Computer Science. La sua speranza più grande è che le persone imparino le abilità per capire e supportare il settore a dovere.

Come è logico aspettarsi saranno alcune particolari professioni a sparire nel tempo. Secondo lo studioso, i mestieri che verranno rimpiazzati dall’AI saranno quelli che hanno obiettivi ben definiti e modi limitati o specifici per essere raggiunti.

Si parla di quei lavori che richiedono coordinazione tra la mano e l’occhio. Sarebbero a rischio professioni simili ad autisti, giardinieri o imbianchini.

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L’intelligenza artificiale secondo la Casa Bianca

Il dibattito sull’intelligenza artificiale è aperto anche alla Casa Bianca. L’Organization for Economic Cooperation and Development prevede una riduzione del 9% delle professioni nei prossimi vent’anni.

Secondo il governo americano, i lavoratori più a rischio sarebbero quelli con un basso grado di istruzione. Tutto a causa dell’implemento della robotica nelle nostre vite. Nonostante tutto, il male più grande rimarrebbe esserne sprovvisti.

Senza l’adeguato sviluppo tecnologico, la produttività di una nazione non sarebbe sufficiente. Per questo rimane fondamentale continuare ad investire nella ricerca e nella sperimentazione.

Le persone non servono

Nell’opera “Le persone non servono – Lavoro e ricchezza nell’epoca dell’intelligenza artificiale” l’autore Jerry Kaplan si esprime sui rischi che corriamo con l’avvento della nuova tecnologia.

Vengono spiegati i pericoli più probabili nei campi della robotica, del machine learning e nello studio dei sistemi percettivi. Il supporto indispensabile che devono avere queste tecnologie si trova nella politica sociale e della tutela del lavoro.

Senza la giusta regolamentazione la discrepanza tra classi sociali aumenterebbe notevolmente. I tumulti sociali prevarrebbero sui benefici importanti dagli aumenti dei salari e del tempo libero del lavoratore.

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