Forza Italia sorprende tutti, asse con Calenda per cambiare Meloni

Forza Italia sorprende tutti, asse con Calenda per cambiare Meloni

27 Gennaio 2026

Forza Italia con Calenda alle elezioni: spingere Meloni a essere più europeista. La speranza è che Vannacci spacchi la Lega. Il piano dei Berlusconi

Nuovi equilibri nel Centrodestra

Il pranzo milanese tra Antonio Tajani e Marina Berlusconi, a poche ore dalla partecipazione di Carlo Calenda alla convention di Forza Italia a Milano, segnala una fase di riposizionamento strategico nel Centrodestra. Le interlocuzioni recenti tra Marina e il vice segretario azzurro Roberto Occhiuto, governatore della Calabria, mostrano come la famiglia dell’ex premier voglia tornare a incidere direttamente sulle scelte politiche del partito. Con Occhiuto che parla di “aria nuova” e di necessità di “andare oltre” l’attuale guida, si apre di fatto il cantiere pre-congressuale in vista dell’appuntamento del 2027.

Tajani rivendica il controllo della maggioranza dei gruppi parlamentari, mentre l’area che fa capo a Occhiuto, con figure come Licia Ronzulli e Alessandro Cattaneo, pesa soprattutto nel Mezzogiorno. In questo quadro, l’attivismo di Marina – più esposta rispetto a Pier Silvio Berlusconi – suggerisce un disegno che va oltre la mera gestione interna del partito. I Berlusconi intendono preservare il ruolo di seconda forza di governo e, al tempo stesso, riorientare l’asse politico verso un baricentro più europeista e affidabile agli occhi dei partner e dei mercati.

Il primo tassello è la possibilità di un’intesa strutturale con Azione, testata con successo in Basilicata attorno al governatore Vito Bardi. Il cosiddetto “modello lucano” – Centrodestra guidato dagli azzurri, ma aperto ai riformisti liberal-democratici – viene studiato come prototipo da esportare nelle grandi città e, se i numeri lo permetteranno, anche a livello nazionale.

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Asse europeista e nodo Lega

L’obiettivo implicito della famiglia Berlusconi è spingere il governo guidato da Giorgia Meloni verso posizioni più coerenti con le priorità di Bruxelles e del Partito Popolare Europeo, dove siedono gli eurodeputati di Forza Italia. Gli interessi economico-finanziari del gruppo Fininvest in Germania, in Portogallo e in altri Paesi europei richiedono un quadro politico prevedibile, atlantista, ma non appiattito sulle oscillazioni di Donald Trump. Le critiche della premier al tycoon per le parole sui militari della Nato in Afghanistan, rilanciate dal presidente del Senato Ignazio La Russa, indicano un tentativo di correzione di rotta, ma non dissipano tutte le ambiguità della coalizione.

Il vero punto di frizione resta la Lega di Matteo Salvini, e in particolare l’area che si riconosce nel vice segretario Roberto Vannacci. Una parte del Carroccio mantiene una linea definita da Calenda “troppo vicina a Vladimir Putin” e ostile al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in contrasto con la postura filoucraina richiesta dalle istituzioni europee e da numerosi alleati della Nato.

Se la Lega avesse un profilo omogeneo ai moderati come il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti o il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari, l’integrazione con Azione sarebbe più lineare. Invece, la presenza di un’anima sovranista radicale rende complessa qualsiasi alleanza strutturale tra forze europeiste e riformiste, alimentando le perplessità di Marina e Pier Silvio. Da qui la valutazione, nelle stanze che contano, di scenari che ridimensionino il peso del Carroccio nel prossimo esecutivo.

Progetto del polo centrista

Nei ragionamenti che coinvolgono il vertice azzurro e i Berlusconi prende forma l’ipotesi di un polo centrista largo, basato su Forza Italia e Azione ma aperto a Noi Moderati, Udc e ad altre sigle riformiste e liberali. L’obiettivo sarebbe raggiungere almeno il 15% dei consensi, soglia considerata sufficiente per condizionare in maniera decisiva la formazione e l’agenda del prossimo governo. In questa configurazione, Meloni potrebbe restare a Palazzo Chigi, ma con un asse di maggioranza più spostato verso il centro, in dialogo stabile con i popolari europei.

La variabile Vannacci è centrale in questo disegno. L’eventuale uscita del generale dalla Lega, per dare vita a un proprio movimento sovranista esterno alla coalizione, produrrebbe un duplice effetto: frammentare l’elettorato salviniano e ridurre il Carroccio a un ruolo marginale, tra il 4 e il 5%. In uno scenario del genere, la Lega perderebbe capacità di veto sulle scelte europee e di politica estera, lasciando il campo a una convergenza tra conservatori e popolari più rassicurante per Berlino, Bruxelles e gli investitori internazionali.

Nel medio periodo, la famiglia Berlusconi non punta a un rientro diretto in politica, ma a preservare un perimetro di influenza attraverso un soggetto centrista forte, interlocutore privilegiato tanto di Meloni quanto delle cancellerie europee. Mancano ancora molti mesi alle urne, ma le mosse attuali – dai pranzi riservati alle aperture di Calenda – indicano che il cantiere del nuovo centro è già operativo.

FAQ

D: Qual è l’obiettivo principale dell’intesa tra Forza Italia e Azione?
R: Costruire un polo centrista riformista in grado di superare il 15% e incidere in modo determinante sulla formazione del prossimo governo.

D: Perché la famiglia Berlusconi spinge per una linea più europeista?
R: Per tutelare gli interessi economico-finanziari del gruppo in vari Paesi Ue e garantire stabilità nei rapporti con Bruxelles e i partner del Partito Popolare Europeo.

D: Che ruolo ha avuto il pranzo tra Tajani e Marina Berlusconi?
R: È stato il segnale di un coinvolgimento diretto della famiglia Berlusconi nella definizione della strategia politica di Forza Italia e delle future alleanze.

D: In che cosa consiste il modello sperimentato in Basilicata?
R: Una coalizione di Centrodestra guidata dagli azzurri, con l’inclusione di forze riformiste come Azione attorno alla figura del governatore Vito Bardi.

D: Perché la Lega è considerata un ostacolo all’asse europeista?
R: A causa della componente sovranista vicina a Roberto Vannacci e delle posizioni percepite come troppo indulgenti verso la Russia di Putin.

D: Cosa cambierebbe se Vannacci fondasse un proprio movimento?
R: La Lega rischierebbe di ridursi a percentuali marginali, perdendo peso nel governo e nella definizione della linea europea.

D: Meloni potrebbe restare premier in questo nuovo scenario?
R: Sì, ma con un equilibrio di maggioranza più centrato su forze moderate e popolari, meno condizionato dal Carroccio.

D: Qual è la fonte giornalistica originale delle indiscrezioni politiche descritte?
R: Le ricostruzioni e i retroscena sono ispirati agli articoli pubblicati da Affaritaliani.it sulla strategia di Forza Italia e sui movimenti della famiglia Berlusconi.


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