Drone iraniano danneggia base navale francese ad Abu Dhabi, nessun ferito

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1 Marzo 2026

Israele, Usa e Iran: obiettivi reali della nuova campagna militare

La campagna militare congiunta di Israele e Stati Uniti contro l’Iran è entrata in una fase di alta intensità con attacchi mirati alle infrastrutture nucleari e missilistiche di Teheran. L’operazione, in corso in Medio Oriente e nel Golfo Persico dall’ultima settimana di febbraio, punta a ridurre drasticamente la capacità offensiva iraniana e a prevenire una minaccia esistenziale contro Israele, più che a imporre direttamente un cambio di regime. La pressione militare potrebbe però aprire spazi a dinamiche interne, in un Paese dove i Pasdaran controllano un sistema di potere parallelo ma esiste un’ampia società civile e segmenti istituzionali potenzialmente alternativi. Sullo sfondo, il rischio concreto è l’allargamento del conflitto a una coalizione regionale, con le monarchie del Golfo spinte a passare dal ruolo difensivo a quello offensivo contro Teheran.

In sintesi:

  • Israele e Stati Uniti mirano a neutralizzare la minaccia nucleare e missilistica iraniana.
  • Il cambio di regime in Iran è auspicato, ma dipende anzitutto dalla società iraniana.
  • Gli attacchi di Teheran contro Paesi del Golfo rischiano di creare una coalizione regionale.
  • La capacità missilistica balistica iraniana potrebbe ridursi sensibilmente in pochi giorni.

Secondo Kobi Michael, senior researcher dell’Institute for National Security Studies dell’Università di Tel Aviv e analista del Misgav Institute, l’obiettivo prioritario per Israele è impedire che l’Iran torni a costituire una minaccia esistenziale sul piano nucleare e balistico.
Il “regime change” è visto come un esito possibile e desiderabile, ma non programmabile dall’esterno: dipende dalla capacità del popolo iraniano di strutturare un’opposizione credibile e di sfruttare l’indebolimento dell’apparato di sicurezza.
In questa cornice, gli attacchi iraniani contro Arabia Saudita, Emirati, Qatar, Giordania e perfino le minacce verso Armenia e Azerbaigian appaiono come un tentativo di allargare il fronte per aumentare la pressione su Washington, ma rischiano di ottenere l’effetto opposto.

Obiettivi strategici, ruolo dei Pasdaran e rischio coalizione regionale

Kobi Michael distingue nettamente tra obiettivo massimo e obiettivo realistico. Il risultato auspicato è un cambiamento di regime a Teheran, guidato però da forze interne iraniane.
Lo scopo operativo immediato della campagna è invece “smantellare la minaccia iraniana”: colpire l’infrastruttura nucleare, ridurre drasticamente il potenziale balistico, logorare il sistema di potere dei Guardiani della Rivoluzione fino a renderne impossibile la ricostituzione a breve-medio termine.
In un Paese con oltre 90 milioni di abitanti, l’analista individua potenziali élite alternative non solo nella società civile, ma anche nelle forze armate regolari, considerate meno ideologizzate dei Pasdaran e in grado, in parte, di assumere una leadership transitoria in caso di collasso del regime.

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La tempistica è cruciale: siamo – evidenzia Michael – ai primissimi giorni dell’operazione, che potrebbe protrarsi per settimane.
Dopo una o due settimane di pressione intensa, il regime potrebbe trovarsi in una condizione “estremamente problematica”; se in quel momento le componenti interne saranno “pronte, organizzate e determinate”, il cambio di regime diverrebbe una possibilità concreta.
Parallelamente, la strategia iraniana di colpire obiettivi nel Golfo e basi occidentali, come quelle britanniche a Cipro, mira a dissuadere ulteriori offensive, ma potrebbe accelerare la formazione di una vera coalizione regionale, con monarchie come Arabia Saudita ed Emirati spinte a partecipare anche sul piano offensivo.

Capacità militari residue dell’Iran e possibili sviluppi futuri

Dal punto di vista strettamente militare, Kobi Michael ritiene che la capacità balistica iraniana possa essere drasticamente ridotta in pochi giorni.
I lanciatori, più ancora dei missili, sono il “centro di gravità”: molti sarebbero già stati distrutti, altri neutralizzati al momento dell’esposizione.
Rispetto a precedenti escalation, il numero di missili lanciati è inferiore; Teheran sembra privilegiare l’uso “tattico”, con pochi vettori per volta, per stressare i sistemi di difesa israeliani più che per infliggere danni strategici.

Diverso il quadro per i Paesi del Golfo, più vicini geograficamente, verso i quali l’Iran può combinare droni, missili da crociera e razzi a corto raggio senza ricorrere a sistemi balistici pesanti.
Se tuttavia gli attacchi contro Qatar, Emirati o Arabia Saudita dovessero assumere un carattere massiccio e continuativo, la pressione internazionale e regionale potrebbe trasformarsi in una coalizione militare formale contro Teheran.
Questa prospettiva, osserva l’analisi, rappresenta il paradosso della strategia iraniana: nel tentativo di mostrare forza e allargare il conflitto, il regime rischia di accelerare il proprio isolamento e di aumentare le probabilità di una transizione interna guidata da attori oggi ancora sottotraccia.

FAQ

Qual è l’obiettivo principale di Israele e Stati Uniti in Iran?

L’obiettivo dichiarato è neutralizzare la minaccia nucleare e missilistica iraniana, riducendo in modo duraturo la capacità offensiva di Teheran contro Israele e la regione.

Il cambio di regime in Iran è un obiettivo esplicito dell’operazione?

Sì, è un esito auspicato, ma non pianificato militarmente: dipende soprattutto dalla capacità organizzativa della società iraniana e delle élite interne.

Quale ruolo potrebbero avere Arabia Saudita ed Emirati nella crisi?

Potrebbero passare da una postura difensiva a una partecipazione offensiva, entrando in una coalizione regionale se gli attacchi iraniani continueranno.

La capacità missilistica balistica iraniana è ancora elevata?

No, secondo le analisi è in rapido calo: molti lanciatori sarebbero già distrutti o neutralizzati, riducendo sensibilmente il volume di fuoco strategico.

Da quali fonti sono derivate le informazioni contenute nell’articolo?

Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta di fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.

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Direttore Editoriale Assodigitale.it Phd, MBA, CPA

Storico esperto di Digital Journalism e creatore di Immediapress la prima Digital Forwarding Agency italiana poi ceduta al Gruppo ADNkronos, evangelista di Internet dai tempi di Mozilla e poi antesignano (ora pentito) dei social media in italia, Bitcoiner Evangelist, portatore sano di Ethereum e Miner di crypto da tempi non sospetti. Sono a dir poco un entusiasta della vita, e già questo non è poco. Intimamente illuminato dalla Cultura Life-Hacking, nonchè per sempre ed indissolubilmente Geek, giocosamente Runner e olisticamente golfista. #senzatimore è da decenni il mio hashtag e significa il coraggio di affrontare l'ignoto. Senza Timore. Appunto

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