Crans-Montana: apertura chiave per la Svizzera contro il rischio reputazionale, opportunità per il futuro del turismo

Crans-Montana: apertura chiave per la Svizzera contro il rischio reputazionale, opportunità per il futuro del turismo

21 Gennaio 2026

Drame de Crans-Montana: «le plus grand risque pour la réputation de la Suisse serait de se refermer»

Shock internazionale e ferita d’immagine

La notte di Capodanno a Crans-Montana ha spezzato la vita di 40 giovani, tra cui 20 minorenni, e provocato 116 feriti gravi in un locale, il Le Constellation. Sei vittime erano adolescenti italiani, elemento che ha acceso l’indignazione dei media della Penisola, dove la tutela dei minori è considerata un dovere quasi sacro.

Per il cronista del Corriere della Sera Giuseppe Guastella, la tragedia ha prodotto uno choc tanto più violento perché avvenuta in Svizzera, Paese percepito come iper-sicuro e iper-organizzato. In Italia, sottolinea l’editorialista di Mediaset Carmelo Abbate, si ritiene che spettasse agli adulti garantire la sicurezza: qui, per avidità e irresponsabilità, sarebbero stati proprio gli adulti a intrappolare i ragazzi.

Abbate prevede un solco tra le aspettative emotive dell’opinione pubblica italiana e l’esito dei tribunali svizzeri, parlando di «morte degna del Medioevo». Anche il corrispondente de Le Monde Serge Enderlin rileva tre traumi cumulati: l’orrore dell’incendio, il contrasto con il mito della Svizzera perfetta e la gestione confusa delle autorità vallesane, considerate sopraffatte dagli eventi.

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Indagini contestate e rischio di chiusura

Il Comune di Crans-Montana è finito nel mirino per i controlli antincendio mancati sul bar e per essersi presentato come vittima invece che come responsabile politico. Il Ministero pubblico vallesano è stato criticato per la lentezza nel disporre la detenzione preventiva dei gestori, Jacques e Jessica Moretti, e per la scelta di arrestare solo lui, mentre lei avrebbe pianificato le candele alla base del rogo.

Esperti di diritto penale giudicano inspiegabile l’assenza di autopsie sistematiche, i sequestri tardivi dei telefoni, le perquisizioni incomplete e la mancata estensione del cerchio degli indagati. Visto dall’estero, l’impianto investigativo appare lacunoso, ritardatario e poco coordinato.

Per Serge Enderlin, l’opacità della comunicazione ufficiale alimenta sospetti: le informazioni decisive sono arrivate più dalla stampa che dalle istituzioni, facendo pensare a coperture. Il corrispondente del Blick a Parigi, Richard Werly, parla di una Svizzera-«ostrica» che tende a richiudersi sotto attacco: il pericolo maggiore per la sua reputazione, avverte, sarebbe proprio quello di serrarsi a riccio invece di mostrare una volontà limpida di verità.

Cliché, federalismo e occasione di svolta

L’incendio ha riattivato vecchi risentimenti in Italia e Francia contro una Svizzera giudicata a tratti arrogante: per Giuseppe Guastella e Carmelo Abbate, pesano stereotipi reciproci e un complesso d’inferiorità italiano; per Henry Samuel del Daily Telegraph, riaffiora l’idea di paradiso fiscale opaco dove denaro e relazioni comprano silenzi.

Il giornalista della Süddeutsche Zeitung Nicolas Freund ricorda che anche l’immagine di un Paese svizzero impeccabile è un cliché smentito dai fatti. Ai lettori tedeschi e francesi stupisce il ruolo limitato di Berna e il peso determinante del Canton Vallese, indice di un federalismo poco compreso all’estero: da qui la richiesta di una commissione d’inchiesta indipendente.

Nel dibattito interno, la stampa elvetica, soprattutto tedescofona, è stata insolitamente dura verso le autorità vallesane. La promessa di 10’000 franchi immediati alle vittime è stata bollata dalla SonntagsZeitung come «soluzione discount». Per Richard Werly e Serge Enderlin, la crisi può trasformarsi in una «rettifica d’immagine»: mostrarsi normale, trasparente, solidale e severa con i responsabili varrebbe più di qualsiasi campagna di reputazione.

FAQ

D: Cosa è accaduto a Crans-Montana la notte di Capodanno?
R: Un incendio nel bar Le Constellation ha causato 40 morti e 116 feriti gravi, molti dei quali giovani e minorenni.

D: Perché i media italiani sono stati così duri con la Svizzera?
R: La presenza di sei vittime italiane minorenni e la forte sensibilità verso i giovani hanno amplificato l’indignazione per presunte gravi negligenze degli adulti responsabili.

D: Quali critiche sono rivolte alle autorità vallesane?
R: Sono contestati controlli antincendio carenti, indagini lente, misure probatorie incomplete e una comunicazione giudicata difensiva e poco trasparente.

D: Chi sono Jacques e Jessica Moretti?
R: Sono i proprietari del bar teatro dell’incendio; su di loro si concentrano indagini e polemiche per la gestione del locale e l’uso di candele incandescenti.

D: Perché il federalismo svizzero genera incomprensioni all’estero?
R: Molti non comprendono che la giustizia cantonale è autonoma e che il livello federale non può intervenire direttamente nelle indagini del Canton Vallese.

D: Qual è il rischio principale per la reputazione della Svizzera?
R: Secondo vari corrispondenti, il danno maggiore deriverebbe da una chiusura difensiva delle istituzioni invece che da un’indagine completa e pubblica.

D: Quali cliché sulla Svizzera sono riemersi dopo il rogo?
R: Da un lato il mito del Paese perfetto e iper-regolato, dall’altro l’immagine di paradiso fiscale opaco dove i potenti possono eludere controlli e responsabilità.

D: Qual è la fonte giornalistica originale di questo reportage?
R: L’analisi si basa su un articolo pubblicato da SWI swissinfo.ch, con contributi di corrispondenti di testate quali Corriere della Sera, Mediaset, Le Monde, Blick, Daily Telegraph e Süddeutsche Zeitung.


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