Cottarelli: «Per ora l’Italia non ha bisogno di fare nuovo debito»

23 Luglio 2026

La notizia in sintesi

  • Carlo Cottarelli invita a non aumentare ora il debito italiano.
  • La flessibilità UE sull’energia resta un’opzione per investimenti mirati.
  • Salari reali penalizzati da inflazione e produttività debole.
  • Per le banche serve crescita senza abbandonare gli istituti territoriali.

(Riassunto generato con AI)

Cottarelli: prudenza sul nuovo debito italiano

Carlo Cottarelli, economista intervistato da Adnkronos, ritiene che l’Italia non debba utilizzare, almeno per ora, la maggiore flessibilità concessa dall’Unione europea sugli investimenti energetici per aumentare il debito. La valutazione arriva mentre gli indicatori disponibili descrivono un quadro da osservare con cautela, ma non tale da richiedere una manovra espansiva generalizzata.

Secondo Cottarelli, il maggiore deficit è giustificato se serve a evitare una recessione, non come risposta automatica a ogni margine fiscale disponibile. *“Per il momento non vedo la necessità”* di sfruttare questa possibilità, ha spiegato, richiamando l’andamento positivo del primo trimestre e segnali ancora non negativi per il secondo.

Il tema riguarda l’economia italiana e le scelte future di finanza pubblica: la flessibilità europea è un’opportunità, ma non un assegno in bianco. In caso di difficoltà circoscritte, l’economista indica invece interventi selettivi, finanziati anche attraverso tagli ad altre spese o maggiori entrate.

Indicatori, salari e promesse senza coperture

La prudenza sul deficit nasce dall’osservazione dei dati congiunturali citati nell’intervista. L’occupazione è salita ad aprile, per poi calare leggermente a maggio, restando tuttavia su livelli elevati; andamento analogo per la produzione industriale. Per Cottarelli, questi elementi non dimostrano la necessità di una spinta indiscriminata alla domanda tramite nuovo debito.

Il nodo più strutturale resta quello dei salari reali, diminuiti di circa il 6,6% negli ultimi trent’anni. L’economista collega il problema alla bassa crescita della produttività e al forte impatto dell’inflazione, che tra 2021 e 2022 ha fatto salire i prezzi complessivamente di circa il 16-17%, mentre le retribuzioni si sono adeguate lentamente.

In quei due anni, secondo la ricostruzione riportata, i lavoratori dipendenti hanno perso il 13% del potere d’acquisto; all’inizio dell’anno il divario rispetto all’inizio del 2021 era intorno al 7%. Il salario minimo può avere una funzione, ma non risolverebbe il problema macroeconomico di salari deboli se non cresce la produttività.

La risposta indicata passa da condizioni più favorevoli agli investimenti delle imprese in Italia, così da aumentare quanto si produce in un’ora di lavoro. Cottarelli critica inoltre programmi elettorali con coperture finanziarie vaghe: nelle elezioni del 2018 e del 2022, alcune promesse non finanziate erano stimate fra 140 e 150 miliardi annui.

La sfida futura tra banche grandi e territorio

Un altro fronte è il consolidamento bancario, che Cottarelli considera inevitabile in Italia e in Europa. Le grandi banche italiane, nella sua analisi, devono acquisire dimensioni adeguate per competere prima su scala europea e poi mondiale.

La crescita dei grandi gruppi non dovrebbe però tradursi nella scomparsa delle banche locali. *“Serve una specie di doppio binario”*, osserva l’economista: istituti più forti per finanziare innovazione e competitività, affiancati da banche di territorio utili a famiglie e piccole e medie imprese.

FAQ

Perché Cottarelli sconsiglia nuovo debito?

Sì, perché gli indicatori citati non mostrano ancora una crisi tale da richiedere deficit aggiuntivo per evitare una recessione.

Quando sarebbe giustificato aumentare il deficit?

Sì, il maggiore deficit sarebbe giustificato se l’economia si indebolisse sensibilmente e si profilasse il rischio di recessione.

Quali fattori pesano sui salari italiani?

Sì, bassa produttività e inflazione incidono entrambe: i prezzi sono cresciuti rapidamente tra 2021 e 2022, mentre i salari hanno recuperato lentamente.

Il salario minimo risolve i salari bassi?

No, può offrire una tutela ma non risolve da solo la debolezza generale delle retribuzioni, legata alla scarsa crescita della produttività.

Come è stato verificato questo contenuto?

Il contenuto nasce da un’analisi approfondita e da una verifica incrociata della nostra Redazione su più fonti: Adnkronos e Key4biz, nell’intervista firmata da Andrea Persili.

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