La notizia in sintesi
- Binance e Changpeng Zhao citati in giudizio da 1.692 investitori nel Regno Unito.
- L’azione collettiva contesta la vendita di derivati crypto senza autorizzazione dal 2019.
- La causa è stata depositata presso l’Alta Corte di Londra.
- Il caso può incidere sulla responsabilità societaria e regolatoria della piattaforma.
(Riassunto generato con AI)
Causa collettiva contro Binance nel Regno Unito
Binance e il suo fondatore ed ex CEO Changpeng Zhao sono al centro di una class action promossa da 1.692 investitori britannici, che accusano la piattaforma di avere venduto e promosso derivati su criptovalute a consumatori del Regno Unito senza autorizzazione a partire dal 2019. Secondo quanto riportato da Coinpost il 2 luglio, la causa è stata depositata il 29 giugno presso l’Alta Corte di Londra. I ricorrenti chiedono danni e risarcimenti per le perdite subite, sostenendo che i prodotti offerti violassero la normativa finanziaria britannica.
L’azione legale è stata presentata dallo studio KP Law Firm in nome di Thomas Stas e punta a chiarire chi, all’interno della struttura di governance di Binance, debba essere ritenuto effettivamente responsabile. Il nodo centrale riguarda il perché di questa contestazione: secondo gli investitori, la piattaforma avrebbe consentito l’accesso a strumenti ad alto rischio senza la necessaria autorizzazione regolatoria, esponendo utenti retail britannici a perdite rilevanti.
Il contenzioso coinvolge un operatore globale già osservato da vicino da diverse autorità. Per questo il procedimento londinese viene seguito come un test importante sul rapporto tra piattaforme crypto internazionali e regole nazionali applicate ai servizi finanziari rivolti ai consumatori.
Derivati, responsabilità e perimetro normativo
Nel ricorso vengono indicati come convenuti Binance Holdings, registrata nelle Isole Cayman, Nest Exchange, registrata ad Abu Dhabi, e Changpeng Zhao. È stato inoltre citato un quarto convenuto, descritto come insieme di soggetti non specificati che hanno gestito o gestiscono la piattaforma Binance. I ricorrenti sostengono che Zhao e Binance Holdings abbiano agito secondo un “common design” con l’operatore effettivo, cercando così di estendere la responsabilità anche sul piano dei joint torts.
Il cuore della causa riguarda la commercializzazione nel Regno Unito di leveraged tokens, futures crypto, opzioni e prodotti di margin trading. Secondo l’atto, questi strumenti sarebbero stati offerti agli utenti britannici almeno dal 13 settembre 2019 senza autorizzazione. La base giuridica richiamata è il Financial Services and Markets Act del Regno Unito, oltre alla richiesta di interessi ai sensi dell’High Court Act 1981.
L’importo indicato nel fascicolo supera 200.000 sterline, ma si tratta, secondo la ricostruzione riportata, di una soglia minima usata per il calcolo delle spese giudiziarie. KP Law Firm ha chiarito separatamente che il valore complessivo effettivamente richiesto supera i 150 milioni di sterline. Alcuni ricorrenti dichiarano perdite per decine di migliaia di sterline, elemento che dà la misura dell’impatto economico contestato.
Un aspetto chiave sarà la ricostruzione temporale. La Financial Conduct Authority del Regno Unito ha vietato nel 2021 l’offerta di derivati crypto agli investitori retail. In seguito, Binance ha introdotto alcune restrizioni di accesso, tra cui la richiesta di informazioni aggiuntive agli utenti britannici. I ricorrenti, però, sostengono che le vendite oggetto della causa siano proseguite a partire dal 2019, portando il tribunale a valutare sia il periodo precedente al divieto esplicito sia l’effettiva applicazione delle regole esistenti.
La vicenda britannica si inserisce inoltre in un quadro regolatorio più ampio. Di recente Binance ha ritirato in Grecia una domanda di licenza collegata al quadro europeo MiCA. Changpeng Zhao ha affermato che la richiesta *soddisfaceva pienamente i requisiti* ed era vicina all’approvazione, aggiungendo però che sarebbe stata ostacolata da *pressioni politiche*. Anche questo passaggio conferma come la questione regolatoria resti centrale per il gruppo.
Perché il processo può avere effetti più ampi
Il procedimento davanti all’Alta Corte di Londra non riguarda soltanto il risarcimento richiesto dai 1.692 investitori. Il processo dovrà infatti stabilire se le vendite passate di derivati crypto a utenti britannici abbiano violato il diritto finanziario locale e quali entità o persone della galassia Binance debbano essere considerate responsabili in concreto.
Se il tribunale definirà con precisione il perimetro della responsabilità operativa e societaria, il caso potrà diventare un riferimento per future controversie su piattaforme crypto transnazionali. È questo l’aspetto più rilevante: la causa mette alla prova non solo la condotta contestata a Binance, ma anche la capacità delle norme nazionali di raggiungere strutture globali complesse.
FAQ
Chi ha avviato la causa contro Binance?
Sì, l’azione è stata avviata da 1.692 investitori del Regno Unito tramite KP Law Firm.
Cosa contestano gli investitori britannici?
Sì, contestano la vendita e promozione di derivati crypto senza autorizzazione dal 2019.
Dove è stata depositata la class action?
Sì, la causa è stata depositata presso l’Alta Corte di Londra il 29 giugno.
Quanto vale la richiesta di risarcimento?
Sì, secondo KP Law Firm il valore complessivo richiesto supera i 150 milioni di sterline.
Qual è la fonte originale della notizia?
Sì, la fonte originale è derivata da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it ed Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.




