La notizia in sintesi:
- Boston Consulting Group prevede che i digital asset diventino infrastruttura centrale di finanza e pagamenti globali.
- Capitalizzazione crypto intorno a 3 trilioni di dollari, stablecoin a circa 300 miliardi in rapida crescita.
- Tokenizzazione dei real-world assets potenzialmente al 16% degli asset investibili globali entro il 2035.
- Per le banche rischio entro il 2035 di -10% asset, -14% ricavi, -30% profitti senza strategia digitale.
(Riassunto generato con AI).
Digital asset, chi guida il cambiamento e perché conta ora
I digital asset stanno trasformando l’architettura della finanza globale, e non più solo il mercato delle criptovalute. A dirlo è il nuovo report “The Future of Digital Assets” di Boston Consulting Group, che analizza chi sta guidando il cambiamento, cosa sta realmente evolvendo, dove si concentra oggi il valore, quando si materializzeranno gli effetti più profondi e perché le banche devono agire subito.
Secondo BCG, la capitalizzazione complessiva delle criptovalute si aggira intorno ai 3 trilioni di dollari, mentre le stablecoin valgono circa 300 miliardi. La ricerca indica che, entro il 2035, la tokenizzazione degli asset reali potrebbe raggiungere il 16% degli asset investibili globali, riconfigurando mercati dei capitali, pagamenti e infrastrutture di settlement. Il messaggio chiave è che le istituzioni finanziarie devono smettere di trattare i digital asset come semplice innovazione e integrarli nel cuore delle proprie strategie di governance e di rischio.
Come cambiano mercati, pagamenti e ruolo delle banche
Boston Consulting Group distingue tre categorie di digital asset: criptovalute, denaro digitale (incluso stablecoin) e asset reali tokenizzati. Le economie, i rischi e le implicazioni di business sono radicalmente diverse per ciascuna, con effetti diretti su modelli operativi bancari e regolamentazione.
Le criptovalute, guidate da Bitcoin ed Ethereum, restano oggi il segmento più rilevante per valore, sostenendo volumi importanti in trading, custodia e servizi ancillari. Le stablecoin emergono invece come infrastruttura di pagamento alternativa, in particolare nei flussi cross-border, nella tesoreria aziendale e nei sistemi di regolamento continuo. Nonostante ciò, circa il 65% delle stablecoin viene ancora impiegato principalmente in trading crypto e finanza decentralizzata, con solo il 10% connesso ai pagamenti dell’economia reale.
La parte più dirompente, secondo BCG, riguarda gli asset reali tokenizzati: fondi monetari, obbligazioni, repo e strumenti di mercato monetario su registri distribuiti potrebbero ridurre attriti operativi, accorciare i tempi di settlement, ottimizzare il collaterale e ridisegnare la catena del valore post-trade.
Per gli istituti tradizionali, lo scenario è bifronte. Senza una strategia digitale, entro il 2035 le banche potrebbero registrare una riduzione degli attivi del 10%, un calo dei ricavi del 14% e dei profitti fino al 30%, per effetto di disintermediazione nei pagamenti, compressione del net interest income e marginalizzazione delle attività post-trade.
Allo stesso tempo, BCG individua nuove linee di ricavo a elevato potenziale: wallet istituzionali, custodia regolamentata, prestiti garantiti da crypto, piattaforme di pagamento basate su stablecoin e soluzioni di asset management tokenizzato che potrebbero incrementare i ricavi tra il 15% e il 30% grazie a una distribuzione più granulare e accessibile.
Per rimanere rilevanti, le banche devono costruire una vera “strategic optionality”: infrastrutture DLT di livello enterprise, capacità di custodia sicura, controlli di compliance nativamente digitali e modelli operativi agnostici rispetto alla tecnologia che prevarrà.
Prospettive al 2035 e nuove leve competitive per la finanza
Guardando oltre l’orizzonte tattico, il report di Boston Consulting Group indica che il vero vantaggio competitivo non sarà soltanto nellanciare prodotti crypto, ma nel riprogettare processi, governance e gestione del rischio intorno ai registri distribuiti. Entro il 2035, l’integrazione tra mercati tradizionali e digital asset potrebbe ridefinire il concetto stesso di infrastruttura finanziaria, premiando gli operatori in grado di orchestrare ecosistemi interoperabili tra on-chain e off-chain.
FAQ
Cosa sono i digital asset secondo Boston Consulting Group?
Sono tre categorie distinte: criptovalute, denaro digitale (incluso stablecoin) e asset reali tokenizzati, ognuna con economie, rischi e impatti di business specifici.
Quanto potrebbe valere la tokenizzazione degli asset reali entro il 2035?
Potrebbe rappresentare fino al 16% degli asset investibili globali, ridisegnando mercati dei capitali, pagamenti e infrastrutture di settlement tradizionali.
Quali rischi corrono le banche senza strategia sui digital asset?
Corrono il rischio di riduzione del 10% degli attivi, del 14% dei ricavi e fino al 30% dei profitti entro il 2035.
Quali nuove fonti di ricavo abilitano i digital asset per le banche?
Abilitano ricavi da wallet istituzionali, custodia regolamentata, prestiti garantiti da crypto, pagamenti su stablecoin e asset management tokenizzato.
Da quali fonti è stata derivata l’analisi su digital asset e banche?
È stata derivata da una elaborazione congiunta di contenuti Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborati dalla Redazione.



