ANU accusata di risposta “isterica” all’uso dell’IA per barare

20 Luglio 2026

La notizia in sintesi

  • ANU valuta nuove regole contro l’uso improprio dell’intelligenza artificiale.
  • Docenti denunciano consultazioni insufficienti e rischi per inclusione e accessibilità.
  • Will Bateman chiede rigore per tutelare il valore delle lauree australiane.
  • Anche UQ e University of Melbourne rafforzano le verifiche.

(Riassunto generato con AI)

Università australiane e verifiche sull’AI

Australian National University (ANU), a Canberra, è al centro del confronto sull’uso dell’intelligenza artificiale generativa nelle valutazioni universitarie: l’ateneo ha avviato una consultazione interna mentre le università australiane cercano strumenti per ridurre il rischio di elaborati non autentici e garantire che gli studenti apprendano realmente le competenze richieste. Secondo Guardian Australia, il dibattito si è intensificato nelle ultime ore anche per l’ampia diffusione della tecnologia tra gli studenti.

Il Digital Inclusion Index australiano del 2025 rileva che il 78,9% degli studenti delle scuole secondarie e terziarie utilizza l’AI generativa. Per ANU, il nodo non riguarda soltanto il contrasto al cheating, ma la credibilità dei titoli rilasciati e l’equilibrio tra controllo, inclusione e sostenibilità del lavoro didattico.

Un documento sottoposto al personale prospetta valutazioni definite “sicure”, cioè libere dal rischio di uso improprio dell’AI, oppure “non sicure”. Una terza opzione prevede che gli studenti dichiarino in quali fasi dell’elaborato abbiano utilizzato l’intelligenza artificiale.

Consultazione, accessibilità e valore delle lauree

Due accademici di ANU, citati senza nome da Guardian Australia, condividono la necessità di intervenire ma contestano tempi e metodo. Uno definisce finora il processo nel settore “panicked”, osservando che la carenza di risorse per la didattica rende complesso passare rapidamente a verifiche realmente sicure.

L’altro accademico parla di una risposta “reactionary” e potenzialmente “hysterical”: secondo questa valutazione, l’aumento delle prove in presenza potrebbe compromettere i progressi compiuti per studenti con disabilità o responsabilità di cura. Nella sua facoltà sarebbero già circolate linee guida provvisorie per il secondo semestre, con maggiore peso alle attività in sede e formazione insufficiente per il personale.

La portavoce di ANU ha precisato che nessuna modifica è stata finalizzata per il secondo semestre. L’ateneo avvierà ulteriori consultazioni in agosto, coinvolgendo studenti, dipendenti, il team per l’accessibilità ed esperti di progettazione inclusiva; le indicazioni provvisorie non prescrivono specifiche tipologie di esame né impongono il ritorno generalizzato alle prove in presenza.

Will Bateman, professore di diritto presso ANU e responsabile di progetti sulla regolazione dell’AI, lega la questione a una conseguenza più ampia. “If we don’t address the erosion of the norms and rigour in our education created by AI, we are just shipping our national intellectual capability to companies in California and China”, ha dichiarato.

Per Bateman, proteggere una valutazione non equivale a riportare tutti gli studenti nelle aule d’esame: servono investimenti seri in dispositivi pienamente sicuri, capaci di verificare l’apprendimento e di rassicurare chi valuta il significato delle lauree. È una distinzione rilevante, perché separa il controllo tecnologico dalla semplice reintroduzione di modelli tradizionali.

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Un cambiamento che coinvolge tutto il sistema

La risposta non riguarda soltanto ANU. La University of Queensland (UQ) ha iniziato a introdurre nuove politiche per le valutazioni sicure, pur ricevendo critiche per colloqui orali programmati di notte e nei fine settimana.

Kris Ryan, deputy vice-chancellor per l’istruzione di UQ, afferma che l’università lavora alle risposte all’AI dal 2023 e distingue tra prove “secure” e “open”. Anche in una prova sicura può essere consentito l’uso dell’AI, purché lo studente dimostri una valutazione critica della risposta prodotta.

Alla University of Melbourne, il deputy vice-chancellor Gregor Kennedy indica tra le opzioni esami orali interattivi adattabili alle discipline e alle esigenze degli studenti. Barney Glover, alla guida dell’Australian Tertiary Education Commission, rileva il ritorno degli orali e chiede agli atenei un uso responsabile dell’AI.

FAQ

Quanti studenti usano l’AI generativa?

Sì, il Digital Inclusion Index 2025 indica che il 78,9% degli studenti secondari e terziari australiani usa AI generativa.

ANU imporrà esami esclusivamente in presenza?

No, la portavoce di ANU afferma che le linee guida provvisorie non impongono un passaggio alle valutazioni in presenza.

Quando partirà la nuova consultazione ANU?

Sì, ANU ha comunicato che ulteriori consultazioni con studenti, personale ed esperti di accessibilità inizieranno in agosto.

Le prove sicure vietano sempre l’intelligenza artificiale?

No, secondo Kris Ryan, una valutazione sicura può includere AI se lo studente dimostra di valutarne criticamente la risposta.

Su quali fonti si basa questa ricostruzione?

Sì, il contenuto nasce da un’analisi approfondita e da una verifica incrociata della nostra Redazione su numerose fonti, tra cui The Guardian.

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