Anthropic: il rischio zero negli agenti AI non esiste, va gestito

22 Luglio 2026

La notizia in sintesi

  • Anthropic propone un framework per gestire i rischi degli agenti AI.
  • Claude Cowork offre controlli granulari, ma non audit log formali completi.
  • La guida va verificata con standard indipendenti come OWASP e NIST.
  • La sicurezza agentica diventa un fattore decisivo per l’adozione enterprise.

Riassunto generato con AI

Anthropic e il rischio degli agenti AI

Anthropic, attraverso il Deputy CISO Jason Clinton, ha pubblicato il 17 luglio una guida sulla sicurezza degli agenti AI destinata ai responsabili della cybersecurity aziendale. Il punto centrale è netto: il rischio zero non esiste e il compito di un CISO è circoscriverlo con identità, permessi, controlli e monitoraggio adeguati.

Il documento riguarda gli agenti venduti dall’azienda, inclusi Claude Cowork, Claude Code e Managed Agents, e arriva mentre l’adozione di sistemi capaci di agire su dati e strumenti aziendali accelera. Per questo il valore della guida non dipende soltanto dalla qualità tecnica delle misure indicate, ma anche dalla posizione di chi le propone: il vendor che punta a rendere questi prodotti accettabili nelle imprese.

Clinton invita a valutare ogni caso d’uso partendo da quattro aspetti: contenuti non fidati elaborati dall’agente, azioni consentite, raggio d’impatto di un eventuale comportamento disallineato e osservabilità delle attività nel SIEM.

Il principio del least agency completa il quadro: all’agente va assegnata solo la capacità strettamente necessaria per svolgere il compito.

Controlli dichiarati e limite dell’osservabilità

Il framework di Anthropic distingue fra account di servizio mono-scopo, credenziali umane e identità delegate. È soprattutto nell’identità delegata, quando l’agente opera per una persona assente, che responsabilità e attribuzione possono diventare ambigue.

Nel caso interno citato, un agente di incident response con accesso in sola lettura a log di produzione, Slack e bozze documentali ha individuato una causa radice passando da Claude Opus 4 a Opus 4.5. Senza modificare i permessi, ha contattato un secondo agente con accesso al codice per proporre una correzione, poi sottoposta a revisione umana prima del deploy.

Per Claude Cowork, l’azienda indica identità gestita da provider esterno, allowlist dei connettori, autorizzazioni per singola azione, sandbox, credenziali iniettate da reverse proxy, egress allowlisting, telemetria OpenTelemetry e kill switch centralizzato.

Ma lo stesso post riconosce che Cowork non è ancora acquisito dalla Compliance API né dai log di audit formali: un limite rilevante proprio sul fronte dell’osservabilità considerato essenziale dalla guida.

La contraddizione non annulla l’utilità dei controlli, che restano pratiche note nella sicurezza informatica. Impone però una distinzione: una checklist tecnica può essere valida anche se il suo autore ha un interesse commerciale diretto nella diffusione degli agenti.

Standard indipendenti per verificare le promesse

L’adozione non dovrebbe basarsi su un rapporto fiduciario con il fornitore. Il riferimento indipendente citato è l’OWASP Top 10 for Agentic Applications 2026, elaborato da oltre cento esperti e dedicato a rischi come identità, strumenti, memoria, comunicazioni tra agenti, esecuzione di codice e fallimenti a cascata.

Anche il NIST AI Risk Management Framework propone un profilo agentico, mentre a febbraio 2026 il NIST ha avviato una AI Agent Standards Initiative tramite il Center for AI Standards and Innovation. Questi strumenti consentono a un CISO di confrontare le promesse del vendor con criteri pubblici e non commerciali.

Il tema è urgente: Gartner stima che entro fine 2026 il 40% delle applicazioni enterprise avrà agenti dedicati, contro meno del 5% nel 2025. Il report Cisco/Splunk 2025, basato su 650 CISO, segnala inoltre che il 92% delle grandi imprese non ha piena visibilità sulle identità AI.

Secondo il testo, l’86% non applica policy di accesso alle identità agentiche e solo il 16% governa efficacemente gli agenti con accesso a sistemi core.

La fiducia richiede prove verificabili

La cautela è rafforzata dal caso di spionaggio informatico raccontato da Anthropic nel novembre 2025. Secondo Jacob Klein, gli attaccanti avrebbero manipolato Claude Code contro circa trenta organizzazioni, con successo in quattro casi e un impiego autonomo dell’AI stimato all’80-90% della campagna.

Il caso, come la guida, proviene dall’azienda stessa e richiede quindi verifica indipendente. La conseguenza operativa resta chiara: sandbox, permessi minimi, segregazione delle credenziali e audit devono essere dimostrabili, non soltanto dichiarati.

Come osservato anche dall’analisi di Jeff Pollard per Forrester, i report dei vendor possono avere valore informativo, pur rispondendo a esigenze di posizionamento.

FAQ

Chi ha pubblicato la guida sugli agenti AI?

Sì, il documento è stato pubblicato da Jason Clinton, Deputy CISO di Anthropic, il 17 luglio.

Quali rischi devono valutare i CISO?

Sì, vanno valutati input non fidati, azioni consentite, blast radius e osservabilità delle attività dell’agente nel SIEM.

Claude Cowork dispone di audit log formali?

No, Anthropic dichiara che Claude Cowork non è ancora catturato dalla Compliance API né dai log di audit formali.

Quali standard indipendenti possono essere usati?

Sì, OWASP Top 10 for Agentic Applications 2026 e NIST AI Risk Management Framework coprono rischi e governance degli agenti.

Come è stata verificata questa analisi?

Sì, il contenuto nasce da un’analisi approfondita e verifica incrociata della nostra Redazione su numerose fonti, tra cui Tom’s Hardware.

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