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Uscire dalla crisi con Logotel puntando sulla Human (R)evolution, come trasformare un’azienda ai tempi del web

9 Maggio 2013

La pubblicazione del quarto quaderno della piattaforma Weconomy, nata nel 2010 per sostenere nuovi progetti di cultura d’impresa, rimette l’Uomo al centro delle trasformazioni aziendali. Un lavoro collettivo firmato da filosofi, scienziati, storici, manager di grandi imprese, fino ai giovani startupper, per un totale di 29 co-autori

Netflix in America gli offre vacanze illimitate. Synaxon in Germania lo coinvolge in qualunque decisione aziendale sulla piattaforma Liquid Feedback. Loccioni in Italia lo connette con studenti, pensionati ed ex-dipendenti sul territorio. Google in tutto il mondo gli libera il 20% del proprio orario per perseguire progetti personali. È il lavoratore al centro dei progetti  nell’era di Twitter, dei wiki e, più in generale, di quella che la service design company Logotel definisce la “weconomy”: l’economia del Noi. In una congiuntura storica in cui la cappa della crisi grava pesantemente sulle imprese di mezzo mondo, uno spiraglio di possibile ottimismo – come quello dei casi citati – pare aprirlo la pubblicazione del quarto “Quaderno Making Weconomy” a cura di Logotel, intitolato “Human (R)evolution”.

Le iniziali del titolo non sono casuali: “HR” come Human Resources, forse la funzione aziendale più in subbuglio in questi tempi di licenziamenti, coperte corte e cinghie che si tirano. La tesi di fondo del Quaderno è messa nero su bianco da Cristina Favini, Strategist & Manager of Design Logotel, nell’introduzione che apre il report: “L’urgenza è innovare gli strumenti di gestione, governo e formazione delle persone, coinvolgerle in un processo continuo, intriso di senso, fatto da momenti di formazione, auto-formazione, scambio collettivo e learning by doing”. La proposta alla base di questa ri-evoluzione del modello HR passa attraverso tre dimensioni della vita aziendale di un lavoratore, tre “pilastri della saggezza” che Logotel scandisce nei tre capitoli principali del Quaderno.

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C’è l’aspetto individuale (il “ME”), da gestire con cura nell’equilibrio tra identità personale e professionale attraverso percorsi continuativi di formazione al cambiamento e di potenziamento di nuovi skills, competenze e attitudini “sottili”. L’esempio di Netflix, public company californiana di video on demand, per quanto estremo incarna la capacità di sviluppare nel lavoratore la auto-consapevolezza di agire sempre nel miglior interesse dell’azienda, a prescindere dall’essere alla scrivania oppure in spiaggia. C’è la dimensione relazionale dei rapporti all’interno dell’organizzazione (il “ME+ME”), che strumenti tecnologici di networking possono potenziare attraverso la costruzione di un “senso” comune (come fa quasi “piratescamente” la citata Synaxon ma come fanno sempre più aziende anche in Italia dotandosi di business & social communities per la propria rete). E c’è infine la questione dell’apertura al mondo esterno, al cosiddetto “ecosistema” del WE, che esempi locali come Loccioni o globali come Google dimostrano essere sempre più centrale oggi per la soddisfazione e la valorizzazione della persona (a patto che l’azienda ridisegni il proprio modello organizzativo in un’ottica più inclusiva).

La collana dei Quaderni si inserisce in un progetto di cultura d’impresa che Logotel ha lanciato nel 2010 con la pubblicazione del libro “Weconomy – L’economia riparte dal Noi”, una piattaforma fisico-digitale sulle nuove frontiere dell’economia collaborativa. Con il Quaderno HR, la serie giunge alla sua quarta uscita, dopo un primo numero introduttivo dal titolo “Auto, Beta, Co: riscrivere il futuro”, una seconda monografia dedicata agli incroci tra design e impresa e un terzo numero speciale tutto sul mondo del retail. Il progetto prevede di percorrere attraverso uscite trimestrali il nuovo alfabeto dell’impresa dalla A alla Z, e per questo il nuovo numero si concentra sulla lettera H come “Human”, un argomento ampio affrontato da una molteplicità di punti di vista, da quello di filosofi come il professor Salvatore Natoli a esperti di innovazione come David Orban della Singularity University e l’astrofisica Simonetta Di Pippo, dalla storia dell’arte (Philippe Daverio) a quella del cibo (Silvio Barbero, vice presidente di Slow Food), da manager di grandi imprese (Intesa Sanpaolo, Continental, Costa Crociere, Artsana) fino a giovani startupper, per un totale di 29 co-autori, incluse le persone del team Logotel – designer, formatori, community manager – che lavorano ogni giorno su progetti di innovazione collaborativa e trasformazione d’impresa. In linea con lo spirito aperto del progetto, tutti i materiali sono liberamente scaricabili dal sito web weconomy.it grazie alla licenza Creative Commons o dalla nuova applicazione ufficiale Weconomy, disponibile gratuitamente su App Store.

SCARICA QUI IL PDF DEL QUADERNO MAKING WECONOMY #4:

SCARICA QUI LA APP UFFICIALE WECONOMY CON TUTTI I QUADERNI:

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